il focus
L'osservatorio sui cambiamenti climatici, istituito dalla Regione nel 2023 ma strumento rimasto sulla carta
L'organo dovrebbe avere un ruolo chiave per raccogliere dati, sviluppare strategie di interventi, invece si è riunito solo una volta
La notizia, prima di tutto: la Sicilia si è dotata di un Osservatorio regionale sui cambiamenti climatici. I componenti sono stati nominati dal presidente della Regione a luglio del 2023, l’organismo è stato formalmente costituito circa un anno dopo, all’interno dell’Assessorato al Territorio, e si è riunito una sola volta, per il primo insediamento, poco prima delle ultime festività natalizie. Da allora, però, il silenzio.
Negli ultimi dieci anni la Sicilia ha registrato un aumento netto di fenomeni estremi. Ondate di calore sempre più lunghe, siccità prolungate, piogge improvvise e violente. Proprio per rispondere a questo scenario la Regione ha avviato il percorso di “Sicilia Climate Change”, che include la Strategia regionale di adattamento ai cambiamenti climatici (Sracc). Il primo atto formale risale al 27 luglio 2023, quando la Giunta regionale ha però solo “apprezzato” il Programma di lavoro 2023-2026, riconoscendolo come documento di indirizzo. Non è stata un’approvazione definitiva della Strategia, ma un passaggio preliminare. L’amministrazione regionale ha affidato al Dipartimento regionale dell’Ambiente il coordinamento e previsto un gruppo di lavoro.
In questo quadro, l’Osservatorio potrebbe avere – nel frattempo - un ruolo chiave, come raccogliere dati, analizzare gli impatti del cambiamento climatico sul territorio, supportare le scelte di programmazione. Per ora, però, resta un organismo “sulla carta”. I componenti erano stati designati con largo anticipo rispetto alla costituzione e, dopo l’insediamento, non si è andati oltre. Tra i membri c’è anche il presidente di Anci Sicilia, Paolo Amenta, che dopo i danni provocati dal ciclone mediterraneo Harry ha richiamato l’urgenza di passare dalle intenzioni ai fatti. “Era previsto un secondo incontro già durante la prima riunione – ha spiegato – spero che questi eventi spingano a una convocazione rapida. Considerati gli effetti del cambiamento climatico, servono programmazioni economiche e politiche di adattamento”.
Ed è qui che il tema ambientale torna ad incrocia direttamente quello economico. Il clima non incide solo sul paesaggio o sull’agricoltura, ma anche sui prezzi, sui costi dell’energia e sulla stabilità dei sistemi produttivi. Lo dimostra il lavoro della Banca d’Italia, che in un recente report ha analizzato gli effetti degli shock climatici sull’inflazione. L’analisi evidenzia come l’impatto passi soprattutto dal canale energetico, perché temperature estremamente elevate tendono a esercitare una pressione disinflazionistica, mentre gli episodi di freddo intenso spingono l’inflazione verso l’alto, in particolare nei mesi invernali. Anche eventi come precipitazioni estreme e siccità incidono sui prezzi dell’energia e, in parte, su quelli alimentari, aumentando la volatilità inflazionistica, sebbene temporaneamente.
Il quadro nazionale che, per caratteristiche climatiche e fragilità strutturali, si riflette in modo evidente in Sicilia. Se il rischio climatico non viene governato, può tradursi in instabilità dei prezzi, aumento dei costi energetici e difficoltà per imprese e famiglie. Al contrario, politiche di adattamento efficaci contribuiscono a difendere - e in prospettiva rafforzare - le performance economiche regionali, riducendo l’esposizione agli shock e aumentando la resilienza del territorio.