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La replica

Inchiesta corruzione, Romano si difende: «Nessuna blindatura, la decisione della Giunta per le autorizzazioni non dipende da me»

Per il deputato e coordinatore politico di Noi moderati, la sua attività personale è stata «improntata alla massima trasparenza e collaborazione istituzionale»

31 Gennaio 2026, 12:57

Saverio Romano

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«È necessario ristabilire con chiarezza alcuni fatti, che non sono opinioni ma atti documentati». Comincia così la replica di Saverio Romano, coordinatore politico di Noi moderati, a proposito dell'acquisizione delle chat, chiesta dai magistrati palermitani, al vaglio della Giunta per le autorizzazioni della Camera. «Primo - elenca Romano - ho espressamente chiesto di autorizzare l’acquisizione delle chat che mi riguardano. L’ho fatto senza esitazioni, proprio perché convinto che la piena disponibilità del materiale fosse il modo più corretto per consentire ogni valutazione nel merito. Parlare, in questo contesto, di “blindature” o di condotte difensive elusive è semplicemente falso».

Il secondo punto riguarda, invece, la decisione di non essere audito dai colleghi della Camera. «Ho chiesto che la Giunta per le autorizzazioni potesse deliberare liberamente, avendo tutti gli elementi a disposizione, senza ulteriori mie osservazioni, memorie o interventi. Non ho esercitato alcuna pressione, né tentato di orientare il dibattito. Al contrario, ho ritenuto doveroso sottrarmi a ogni iniziativa che potesse essere anche solo strumentalmente letta come interferenza».

A proposito, poi, dell'esposto presentato in procura contro la pubblicazione delle notizie sull'indagine che lo coinvolge con l'ex presidente della Regione Totò Cuffaro, Romano aggiunge: «Ho denunciato la fuga di notizie coperte da segreto istruttorio, perché era un atto dovuto. Non contro qualcuno, ma a tutela di un principio elementare di legalità. La divulgazione anticipata di atti di indagine e intercettazioni non danneggia soltanto chi ne è destinatario: compromette il corretto svolgimento delle indagini, altera il processo e mina la credibilità dell’azione giudiziaria. È per questo che il codice penale la considera un reato».

«Da qui in avanti occorre essere altrettanto chiari: le decisioni della Giunta e del Parlamento non dipendono da me e non possono essere attribuite alla mia attività personale, che è stata, dall’inizio alla fine, improntata alla massima trasparenza e collaborazione istituzionale - sostiene ancora il deputato -  Chi continua a sovrapporre piani diversi, trasformando scelte autonome di organi costituzionali in presunte strategie individuali, non sta facendo informazione, ma sta costruendo una rappresentazione artificiosa dei fatti».

E conclude: «Io continuerò a fare una sola cosa: rispettare le istituzioni, le loro competenze e le regole costituzionali. Pretendo, però, che lo stesso rispetto venga riservato alla verità dei fatti».