le reazioni
Zichichi, Schifani: «Ha reso la Sicilia riferimento internazionale della fisica». Bernini: «Mente gigantesca»
La politica celebra lo scienziato siciliano morto oggi all'età di 96 anni. Il ministro Giuli: «Ostracizzato per non avere sposato teorie strampalate»
«Con la scomparsa di Antonino Zichichi l’Italia perde uno scienziato di statura mondiale e un grande divulgatore - è il commento del governatore della Sicilia Renato Schifani - Zichichi ha saputo abbinare il suo nome alla Sicilia e al Centro Majorana di Erice, rendendoli un punto di riferimento internazionale per la fisica e per il dialogo tra scienza e cultura. A nome del governo regionale, esprimo il più sentito cordoglio ai familiari e alla comunità scientifica».
Interviene anche la ministra dell'Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini. «Una mente gigantesca, una curiosità senza fine, una voce che ha saputo accendere la scienza nel cuore delle persone. Con profonda emozione saluto Antonino Zichichi, uno dei più grandi scienziati italiani del nostro tempo, protagonista assoluto della fisica mondiale e maestro di generazioni. Scienziato rigoroso, pioniere della fisica delle particelle, ha vissuto la ricerca come una sfida continua all'ignoto. Ricordo con grande fascinazione il racconto del suo metodo di studio: osservare, verificare e sempre dubitare. Ma la sua grandezza non si fermava ai risultati scientifici. Zichichi sapeva raccontare la scienza, renderla comprensibile, necessaria. La ricerca era per lui messaggera di pace, un viaggio eterno che unisce tutti. Un viaggio che continuerà nelle idee che ha lasciato, nelle menti che ha formato, in ogni giovane che oggi sceglie di studiare, capire, cercare anche nel ricordo e sulle tracce di Antonino Zichichi».
Per il ministro della Cultura Alessandro Giuli, se ne va «un faro di conoscenza sempre spiegata con semplicità, pacatezza e chiarezza. Abbiamo amato quel suo essere non conformista, non incline alle mode, ma sempre ancorato alla realtà effettuale anche quando è stato ostracizzato per le sue convinzioni basate su dati di realtà e non su teorie strampalate. L’Italia perde uno dei suoi figli migliori. Ha combattuto con forza l''inquinamento culturale' e l’arbitrarietà di molti modelli matematici catastrofisti. Un abbraccio affettuoso al figlio Lorenzo e alla sua famiglia».
Antonino Zichichi è stato «uno dei protagonisti italiani della fisica delle alte energie», dichiara l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare a proposito della morte del celebre fisico. Per il presidente dell'Infn, Antonio Zoccoli, con Zichichi la comunità scientifica perde una «figura di straordinaria energia e visione». Zichichi - rileva inoltre l'Infn - ha rappresentato una delle voci più appassionate della cultura scientifica del secondo Novecento. Dopo gli anni di formazione a Palermo, e i primi anni tra il Fermilab di Chicago e il Cern, dove nel 1965 dirige il gruppo di ricerca che osserva per la prima volta l'antideutone, una particella di antimateria formata da un antiprotone e un antineutrone, Zichichi si impone come una figura di riferimento nei grandi laboratori internazionali" con ricerche sull'antimateria nucleare, la produzione di coppie di mesoni pesanti con stranezza positiva e negativa e con invenzioni come quella del circuito elettronico per misurare i tempi di volo delle particelle subnucleari.
«Zichichi è stato un uomo di scienza straordinariamente curioso ed entusiasta - continua Zoccoli - capace di muoversi con autorevolezza nei grandi scenari della ricerca internazionale e, al tempo stesso, di guardare con lungimiranza allo sviluppo delle infrastrutture scientifiche del nostro Paese. Da Presidente dell'Infn - prosegue Zoccoli - ha contribuito in modo decisivo al rafforzamento dell'ente, e a lui si devono l'idea e la realizzazione dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso, oggi riconosciuti tra i centri di ricerca più importanti al mondo e parte integrante della nostra storia». Zoccoli ricorda poi il ruolo di Zichichi come fondatore e del centro '"Ettore Majorana', del quale ha fatto «un laboratorio di dialogo tra scienziati di Paesi diversi, convinto che la cooperazione scientifica potesse essere uno strumento concreto di diplomazia e di costruzione della pace. Sempre costante- rileva il presidente dell'Infn - è stato il suo impegno nel costruire ponti tra scienza, cultura e società, nella convinzione che la ricerca fondamentale non sia solo un'impresa tecnica, ma un pilastro del progresso umano».

