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Decentramento

«Il presidente di quartiere, come il sindaco, può essere sfiduciato»: il caso del IV Municipio di Catania fa scuola

Sette consiglieri di circoscrizione su nove avevano proposto una mozione di sfiducia per Rosario Cavallaro. Ora la Regione dice che sì, potevano farlo

21 Febbraio 2026, 16:40

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È rimasta chiusa negli uffici comunali per un po'. Ma è la risposta che doveva arrivare e di cui, adesso, la politica cittadina deve prendere atto. La proposta di sfiducia votata da sette consiglieri (su nove) del IV Municipio di Catania nei confronti del presidente Rosario Cavallaro si era arenata di fronte all'attesa di una risposta da parte della Regione Siciliana: si può o non si può sfiduciare un presidente di Municipio? Perché, quando un tema si pone per la prima volta, è il caso di chiedere il da farsi. E, in sintesi: , come si può sfiduciare un sindaco, si può sfiduciare anche un presidente di Municipio. Ma sfiduciando lui, cadrebbe anche tutto il consiglio di circoscrizione. 

Il caso è letteralmente esploso la scorsa estate. A luglio 2025 la maggior parte del consiglio della circoscrizione presieduta da Cavallaro (che ingloba i quartieri San Giovanni Galermo a Cibali, passando per Trappeto) aveva deciso di non volerlo più come presidente, incolpandolo di non concertare le sue decisioni e, in sostanza, di non avere rispetto del Consiglio di Municipio. Una bella accusa a cui non hanno fatto seguito, nonostante le pressanti richieste, le dimissioni di Rosario Cavallaro dalla presidenza. Di più: dopo una burrascosa fuoriuscita da Forza Italia, Cavallaro aveva annunciato il suo ingresso in Fratelli d'Italia, sostenuto dall'ex assessore comunale ex Mpa (oggi deputato regionale) Alessandro Porto. Con il quale, però, sembra che in questi giorni la luna di miele sia finita.

Fatto sta che, sollecitato dal Municipio, a settembre 2025 il presidente del Consiglio comunale di Catania, l'autonomista Sebastiano Anastasi, scrive all'assessorato alle Autonomie locali, chiedendo di ricevere «delucidazioni e lumi circa la possibilità del Consiglio circoscrizionale di procedere alla sfiducia del presidente di Circoscrizione». Bisogna, insomma, interpretare lo Statuto comunale e il regolamento per il Decentramento, alla luce della legge regionale sovraordinata. «Al presidente del Consiglio circoscrizionale - si legge nella norma regionale sul tema - si applicano le norme che disciplinano i requisiti per la candidatura, le cause di ineleggibilità, incompatibilità, sospensione e decadenza previste per il sindaco».

Da questa equiparazione, scriveva la Regione a dicembre, quando ha inviato il suo parere, discende un dato semplice: «Gli istituti volti alla rimozione di tale figura devono necessariamente tenere conto della diretta investitura popolare». E cioè: «La rottura del rapporto fiduciario tra organo esecutivo monocratico eletto direttamente e organo assembleare comporta la decadenza di entrambi». Più chiaramente: sebbene in Statuto e regolamenti comunali non sia esplicitamente prevista la sfiducia del presidente di circoscrizione, essendo la sua figura equiparata a quella del sindaco e applicandosi le norme di rango superiore, bisogna leggere cosa dice la legge regionale sul sindaco e quindi applicarla anche al caso di specie.

«È giuridicamente ammissibile che il Consiglio circoscrizionale presenti e voti una mozione di sfiducia nei confronti del presidente di Circoscrizione, trattandosi di un fondamentale strumento di controllo politico». A patto che la mozione sia motivata, firmata da due quinti dei consiglieri e approvata dal 60 per cento del Consiglio. Condizioni che, considerando l'ampissima maggioranza con cui era stato firmato il documento poco più che simbolico di luglio, dovrebbero esserci tutte nel caso del IV Municipio. Purché, certo, i consiglieri accettino di decadere assieme al loro presidente.

L'assessorato alle Autonomie locali invitava poi l'amministrazione a «valutare l'opportunità di un adeguamento regolamentare che recepisca esplicitamente tali principi», in modo da metterli nero su bianco e non generare ulteriori confusioni in futuro.

Come detto, il documento è datato metà dicembre. Perché venga trasmesso alla presidenza del Consiglio comunale, però, bisogna aspettare l'inizio di gennaio. E diventa noto adesso che il presidente Anastasi ha sollecitato un intervento sul regolamento per il Decentramento all'assessore al ramo, Daniele Bottino, e alla direzione municipale.

«Io sono stato investito di questo problema dal Consiglio del IV Municipio - ci tiene a puntualizzare Sebastiano Anastasi - ho fatto solo quello che mi è stato chiesto. Ma il parere della Regione non vale solo per Catania, diventa un caso di scuola per tutte le amministrazioni comunali». Che poi è la ragione per la quale ha scritto all'assessorato comunale competente. «Tengo molto al regolamento sul Decentramento, che ho presentato personalmente a suo tempo e che era perfettibile. Se possiamo perfezionarlo ulteriormente, diventando pionieri in una materia che viene chiarita per merito nostro, è il caso di farlo». 

Nessun commento sul caso specifico, perché per Anastasi il tema non è Cavallaro sì o Cavallaro no. «Nel 2013 ricordo che si presentò lo stesso problema, e qualche presidente sosteneva di non potere essere sfiduciato. In questo modo marcava una forse eccessiva distanza, unita a un sentimento di intoccabilità, dal consiglio di circoscrizione».