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28 marzo 2026 - Aggiornato alle 19:02
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lo scontro

La legge sui ristori post ciclone impugnata da Roma. Opposizioni all'attacco, Conte: «Una sconcezza politica e morale»

Il centrodestra dice che è il problema tecnico si risolverà a breve, ma il fronte progressista accusa il governo Meloni di voler punire la Sicilia dopo il No al referendum

28 Marzo 2026, 18:07

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«È una sconcezza sul piano politico e morale». Il più duro di tutti è Giuseppe Conte. Il leader nazionale del Movimento 5 stelle, appena arrivato in Sicilia, lancia l'affondo sull'impugnativa da parte del Consiglio dei ministri della norma approvata dal Parlamento siciliano sui ristori alle imprese danneggiate dal ciclone Harry e dalla frana a Niscemi.

«Ma come - dice Conte intervenendo alla trasmissione Il Punto di Telecolor - l'Assemblea siciliana dà un segnale importante alle imprese, che io ho pure incontrato sulla costa orientale e a Niscemi, e addirittura il governo nazionale si permette di impugnare i fondi stanziati per chi è in difficoltà? Ritornerò in quelle zone perché i riflettori devono rimanere accesi. Non possiamo permettere al governo nazionale di agire in modo così incapace e malevolo. Abbiamo già messo a punto una serie di progetti per fare fronte alle emergenze, ovviamente nel nostro piccolo, perché sono soldi che ci tagliamo dagli stipendi». 

Il governo nazionale ha impugnato la legge con la quale l'esecutivo regionale ha disposto i ristori per le imprese colpite dal ciclone Harry e per i gestori dei lidi balneari messi in ginocchio dal maltempo: 40,8 milioni di euro totali. Come aveva spiegato il Ministero per l'economia e le finanze, ci sono due norme, in quella legge, che potrebbero rendere i contributi, nel migliore dei casi, non erogabili. La prima norma “incriminata” è al comma 7 del primo articolo 7 della legge, e prevede l'esenzione della presentazione del Durc per le imprese beneficiarie del finanziamento. Ma l'esonero, scrive il governo, è stato previsto senza «una puntuale delimitazione dell'ambito soggettivo della deroga, risultando, di conseguenza, formulata in termini estremamente generici e indifferenziati». La norma regionale, sarebbe poi «in potenziale contrasto con la normativa statale, che configura il Durc quale requisito essenziale sia per l'erogazione di contributi sia per la partecipazione alle procedure di affidamento di contratti pubblici, ossia di disposizioni riconducibili alle competenze esclusive statali in materia di tutela della concorrenza e previdenza sociale». Un allarme già notificato alla Regione, con una nota del 4 febbraio inviata dal Commissario dello Stato

Motivi tecnici che - si affrettano a precisare il governo Schifani e molti esponenti del centrodestra - verranno presto superati.  «C’è già una norma proposta dal governo nazionale, richiesta anche dal governo Schifani, al decreto legge 25 in fase di conversione che prevede la deroga al Durc, oggetto dell’impugnativa odierna», dice il segretario siciliano della Lega Nino Germanà«L’impugnativa tecnica sollecitata dall’Inps è un falso problema perché, come già concordato tra governo regionale e nazionale, nella legge di conversione sarà inserita la deroga al Durc, essendo l’azione della Regione Siciliana ben motivata e circoscritta ai soggetti danneggiati dal ciclone Harry», ribadisce l’assessora regionale del Territorio, Giusi Savarino.

Ma le opposizioni vanno all'attacco. «Servono a poco le pezze che stanno tentando di mettere parlando di 'problema tecnico' - dice Michele Catanzaro, capogruppo del Pd all’Ars - La verità è che ancora una volta sono i siciliani a pagare il prezzo dell'approssimazione e dell'incompetenza del governo Schifani». Gli fa eco il segretario regionale dei dem, Anthony Barbagallo: «Un centrodestra sempre pronto alle promesse e alle passerelle – dice – ma che con gli atti pratici si conferma anti meridionale e si trincera dietro un rilievo tecnico creando un pasticcio, considerando che ristori per circa 7 milioni sono stati già erogati a cittadini, aziende e imprese che hanno subito danni ingenti dopo il ciclone. Due pesi e due misure da parte della Meloni che - aggiunge - mentre oggi cerca i cavilli su ristori già liquidati, dall'altro lato non ha mai impugnato le vergognose finanziarie bancomat con i finanziamenti ad personam ad associazioni degli amici degli amici. Un sistema criminogeno in barba ai siciliani per bene, oggetto peraltro – conclude - di diverse misure cautelari e procedimenti penali». 

I Cinque stelle, con la deputata Dolores Bevilacqua, parlano di «punizione per i siciliani dopo il sonoro schiaffone con cui in massa i siciliani hanno detto No alla riforma della Giustizia salva-casta». «Altro elemento di enorme gravità - dichiara Nuccio Di Paola, coordinatore regionale del M5S - è l’incapacità del governatore Schifani, che evidentemente nemmeno parla col governo nazionale per concordare interventi vitali e non commettere errori nel prevedere gli aiuti economici per famiglie e imprese in ginocchio». 

Tesi sposata dal deputato di Controcorrente Ismaele La Vardera: «Roma impugna dicendo che la Sicilia non aveva le competenze per farlo, io ci vedo una sorta di ritorsione politica del governo centrale alla Sicilia che è stata una delle regioni che ha votato no al referendum. E cosa fa Schifani? Sta in silenzio, non batte i pugni, non si ricorda che dovrebbe essere un presidente con l'autonomia del cuore. Prendiamo un aereo, andiamo insieme a Roma e cerchiamo di portare avanti le risorse per i siciliani. Ce l'hai il coraggio?».