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28 marzo 2026 - Aggiornato alle 21:53
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Le dimissioni

«Cancellate la mia iscrizione»: Riccardo Pellegrino lascia Forza Italia. E il partito festeggia: «Buona fortuna»

Il vicepresidente vicario del Consiglio comunale abbandona gli azzurri con una lettera indirizzata a Marcello Caruso, Marco Falcone e Massimo Pesce. Che non sembrano dispiaciuti

28 Marzo 2026, 19:19

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Scontro Trantino-Pellegrino, adesso Forza Italia "scarica" il consigliere: «Diffidato dall'uso del simbolo»

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«Con la presente lettera, comunico la mia decisione di recedere dalla mia iscrizione al partito Forza Italia, con effetto immediato». Firmato: Riccardo Angelo Pellegrino. È così, con una lettera indirizzata al coordinatore regionale del partito Marcello Caruso, a quello provinciale Marco Falcone e a quello cittadino Massimo Pesce che il vicepresidente vicario del Consiglio comunale di Catania toglie una spina dal fianco del partito all'interno del quale milita da anni e dal quale, ormai da tempo, non nasconde una distanza siderale. È perfino filtrata una certa vicinanza con il movimento di Cateno De Luca, Sud chiama nord, alimentata da viaggi, più o meno frequenti, verso la capitale deluchiana per eccellenza, la provincia di Messina.




«Desidero ringraziare - continua la lettera di Pellegrino a Caruso, Falcone e Pesce - per l'opportunità di avere contribuito alla vita politica del partito e per l'esperienza maturata durante la mia lunga militanza. La mia decisione è motivata dalle sempre crescenti divergenze con i vertici cittadini e provinciali, con i quali non si è riusciti a instaurare un dialogo democratico e costruttivo».

Il momento di scontro più acceso è a novembre 2025: Pellegrino denuncia di essere stato aggredito in piazza Duomo dal sindaco di Catania Enrico Trantino. I presenti smentiscono, la procura chiede l'archiviazione del procedimento, ma i legali del consigliere comunale si oppongono, parlando di «violenza pubblica e simbolica». A maggio l'udienza. Nell'immediatezza dei fatti, però, Forza Italia prende immediatamente le distanze dal suo esponente. «Pellegrino non rappresenta il partito», si leggeva in una nota dei forzisti, che parlava anche dell'«invio di una formale diffida all'esponente etneo intimandogli di non utilizzare il nome, il simbolo o riferimenti al partito in dichiarazioni, interventi o comunicati pubblici». «Servivo quando portavo migliaia di voti», era stata la replica di realpolitik del vicepresidente vicario.

Negli ultimi giorni, Pellegrino aveva commentato anche il risultato del referendum costituzionale, invitando il sindaco e il partito, alla luce del risultato catanese (nettamente a favore del "No" alla riforma della magistratura), a una riflessione sul proprio impegno e sulla propria influenza sulla città. Una voce fuori dal coro per l'ennesima volta. Adesso, quando quasi nessuno se le aspettava più, le dimissioni e la cortese richiesta «di procedere alla cancellazione del mio nome dall'elenco degli iscritti al partito».

L'eurodeputato Marco Falcone e il vicesindaco di Catania Massimo Pesce meglio non potevano prenderla: «Auguriamo a Riccardo Pellegrino le migliori fortune per il prosieguo del suo percorso politico, prendiamo atto della sua scelta compiuta», affermano in una nota i segretari provinciale e cittadino. «Nel tempo - continuano - sono emerse differenze di vedute che si sono rivelate non più conciliabili. Forza Italia va avanti con determinazione nel lavoro al servizio della città, nel segno della coerenza e della chiarezza». Si potrebbe dire che si sono lasciati di comune accordo, se non fosse stato per i mesi di stracci lanciati a distanza.

La nota di Riccardo Pellegrino

In serata, poi, arriva anche la nota personale di Riccardo Pellegrino. Che, pur uscito dal partito, non rinuncia alle ultime accuse nei confronti di Forza Italia, che avrebbe «perso la propria identità politica». «In provincia di Catania, in particolare, la gestione del commissario Marco Falcone non ha prodotto aggregazione, ma al contrario ha progressivamente isolato e marginalizzato tutto ciò che non apparteneva alla sua corrente, portando il partito a un atteggiamento di appiattimento politico e sull’amministrazione guidata dal sindaco Enrico Trantino», scrive il consigliere comunale nel suo comunicato di addio.

«Si è assistito a una politica fatta di gestione del potere e di occupazione di poltrone, con l’unico obiettivo di garantire la tenuta della coalizione. Una subordinazione politica che non condivido», afferma ancora, annunciando di aderire al gruppo Misto in Consiglio comunale. «Non lascio il partito con leggerezza. Sono nato politicamente in Forza Italia nel 2004, nella scuola politica del senatore Pino Firrarello (oggi sindaco di Bronte, ndr). Ho sempre creduto nei valori che Silvio Berlusconi ha rappresentato: il liberalismo, la libertà d’impresa, la visione di uno Stato moderno e vicino ai cittadini. Ma oggi vedo quei valori profondamente traditi».

Ricordando il lungo percorso politico, e scrivendo tra le righe che non intende dimettersi da vicepresidente vicario perché quella posizione l'ha «guadagnata», ribadisce di non avere padrini politici. «Il mio unico rammarico - conclud- è lasciare il gruppo che fa riferimento all’onorevole Nicola D'Agostino (deputato regionale, ndr), che considero una delle poche anime dialoganti rimaste all’interno del partito e con il quale ho condiviso importanti battaglie, soprattutto per l’attenzione verso San Cristoforo e i quartieri popolari».