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1 aprile 2026 - Aggiornato alle 19:51
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LA POLEMICA

“Giuseppi è tornato”, Conte a pranzo con l'emissario di Trump: «Gli ho detto che gli attacchi all'Iran violano il diritto internazionale»

L'incontro con Zampolli scatena la bufera: il centrodestra grida al «doppio standard», il leader M5s si difende e rilancia

01 Aprile 2026, 15:49

15:52

“Giuseppi è tornato”, Conte a pranzo con l'emissario di Trump: «Gli ho detto che gli attacchi all'Iran violano il diritto internazionale»

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Un pranzo a base di pesce, in un ristorante del centro di Roma. E una bufera politica che si è abbattuta sul leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte nel giorno in cui, in Parlamento, accusava il governo Meloni di subalternità agli Stati Uniti. Il quotidiano Libero ha dedicato la prima pagina all'incontro avvenuto lunedì tra l'ex presidente del Consiglio e Paolo Zampolli, imprenditore italoamericano definito «amico storico e stretto collaboratore» di Donald Trump, oggi rappresentante speciale degli Stati Uniti per le partnership globali.

«Direttore, è tornato Giuseppi», il messaggio che il giornalista di Libero presente nel ristorante avrebbe inviato al direttore Mario Sechi, ex portavoce di Giorgia Meloni. Che ha trasformato l'episodio in un caso politico, evocando il soprannome affettuoso che il tycoon americano aveva coniato ai tempi del primo governo Conte e fotografando quello che definisce un clamoroso «sottosopra ideologico»: lo stesso leader che al mattino «tuonava contro la Meloni, lanciava saette su Trump» si ritrovava nel pomeriggio a tavola con il suo emissario.

Conte contro-attacca: «Massima chiarezza»

La risposta di Conte non si è fatta attendere. Con una lettera aperta a Sechi e un post sui social, il leader pentastellato ha respinto ogni insinuazione, rivendicando la trasparenza dell'incontro — avvenuto «in un luogo pubblico, pensate!» — e ricordando che Zampolli «me ne aveva fatto formale richiesta» nel corso di una missione in cui stava incontrando «vari esponenti istituzionali in Italia». Nessun segreto, nessuna doppiezza: «Ho preferito io stesso che avvenisse in un ristorante del centro di Roma».

Sul merito della conversazione, Conte è netto: ha incaricato Zampolli di riferire a Trump che gli attacchi all'Iran sono «completamente contrari al diritto internazionale» e che si batterà «perché le nostre basi non siano messe a disposizione non solo dei bombardieri americani di passaggio ma anche per qualsiasi attività logistica di sostegno». Ha definito «folle» che gli Stati Uniti «si lascino trascinare dal governo di Netanyahu» e ha avvertito che Trump «riuscirà ad avere tutta la comunità internazionale contro».

Zampolli ha glissato sulla politica: «Non ci vedevamo da un paio d'anni, ma ogni tanto ci sentiamo. Il nostro non era un incontro che fa parte della mia missione. Abbiamo mangiato molto bene, il menù era a base di pesce». Alla domanda su cosa si siano detti, la risposta più significativa è stata involontariamente disarmante: «Anche Trump pensa che la guerra deve finire». Come ci si è lasciati? «Conte mi ha chiesto di salutargli il presidente Trump e io lo farò al più presto».

La destra all'attacco: «Due pesi e due misure»

Il centrodestra ha colto l'occasione al volo. Mariastella Gelmini (Noi Moderati) ha parlato di «paradosso»: «Il Movimento 5 Stelle accusa poi Giorgia Meloni di essere subalterna agli Stati Uniti». Isabella De Monte di Forza Italia ha rilanciato il soprannome: «Per il leader del M5S sono tornati i tempi di Giuseppi?». Il capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, ha chiesto un'informativa urgente al ministro della Difesa Crosetto — formalmente per chiarire se precedenti presidenti del Consiglio abbiano mai chiesto di «disattendere gli accordi del 1954 sulle basi militari americane» — e non ha resistito alla tentazione di citare implicitamente Conte: «Non farò il nome, anche se devo dire che averlo presente in Aula è un miraggio». Lo stesso Bignami ha dipinto un ritratto impietoso: «Si va in piazza con chi prende a martellate questo e quell'altro, si dice no a Trump, e poi ci va a pranzo».

Il caso politico è servito, con il pesce.