Le fibrillazioni politiche
Caos Agrigento, centrodestra senza soluzioni dilaniato dalle faide. E Schifani vede i capigruppo sui flop dell’Ars
L'unico grande centro chiamato al voto in cui la maggioranza non ha trovato la quadra. Intanto oggi il governatore prova a serrare le fila dopo le sedute deserte dell'Ars
Alla fine non sono bastati i vertici, gli incontri, le trattative né il coinvolgimento di vertici nazionali e regionali dei partiti. Il centrodestra di Agrigento ad una quarantina di giorni dal voto per le Amministrative è ancora confinato in un clima da faida che rischia di trasformare quella che sembrava una vittoria facile – ancora a urne chiuse – in una palude in cui pure gli “eserciti” dei portatori di voto potrebbero rimanere incastrati.
Le “radici dell’odio”, per volere fare una citazione, affondano nel primo tavolo regionale di febbraio. Peccato originario, la volontà del Movimento per le autonomie, nella persona del deputato agrigentino Roberto Di Mauro, di rivendicare per sé il diritto di indicare il candidato sindaco del centrodestra unitario. E questo nonostante il “no” rimediato in pochi secondi all’idea di una nuova discesa in campo dell’uscente Franco Micciché, il quale, dal canto suo, nei giorni scorsi ha chiesto scusa ai cittadini e annunciato che non si occuperà mai più di politica.
Sotto quella tensione, che per due mesi ha spaccato i partiti in due schieramenti, divenuti ora più fluidi (da una parte c’erano Mpa, Forza Italia, Udc e Fratelli d’Italia, dall’altra Lega e Dc) c’era molto di più: una partita che aveva lo scopo di rompere, o almeno fiaccare il cosiddetto “duopolio”, termine coniato dal vicepresidente della Regione Luca Sammartino per identificare il tandem tra Di Mauro e il forzista Riccardo Gallo, battezzato per l’elezione del presidente del Libero consorzio di Agrigento Giuseppe Pendolino e che opera nell’antica arte del Cencelli.
Questa guerra di trincea, però, alla fine sta facendo emergere vecchie tensioni e mai sopiti rancori e così, mentre quasi in tutta l’Isola il Centrodestra ha trovato un percorso, ad Agrigento la tela si cuce e si scuce senza una soluzione a breve termine, con un clima di cordialità e apertura pubblica e, sotto sotto, le mani ben serrate sulle “pistole”, come cowboy intorno ad un tavolo da gioco.
Di nomi se ne sono fatti tanti e ormai nessuno più crede alla possibilità che vi sia una candidatura “salvifica” che possa ricucire le ferite: tra le possibilità l’ex sindaco di Agrigento e deputato regionale Lillo Firetto (le cui quotazioni sono salite nelle ultime ore), l’ex assessore regionale Luigi Gentile e l’ex presidente del consiglio comunale Daniela Catalano.
Non si esclude che il caso (o il caos) agrigentino, oggi, possa finire sul tavolo del vertice convocato dal presidente della Regione Renato Schifani, per un confronto con i capigruppo all'Ars. Un faccia a faccia che arriva dopo le assenze di massa di maggioranza e governo all'ultima seduta a Palazzo dei Normanni. Al vertice non è prevista, però, la presenza dei coordinatori e dei segretari regionali.
E non si tratterà nemmeno della riunione allargata a tutti i parlamentari di centrodestra, invocata dal deputato regionale della Lega, Vincenzo Figuccia che aveva richiesto «un confronto serio, trasparente e collegiale», sulla situazione politica e amministrativa e per coordinare la comunicazione all'esterno dei risultati del governo. Per fare questo, secondo il deputato, è fondamentale il coinvolgimento di tutti i parlamentari sul presente e sul futuro. Ma a proposito del futuro, Figuccia allunga qualche ombra: «Abbiamo bisogno di capire, senza ambiguità, se esistono ancora le condizioni per andare avanti in maniera coesa e responsabile». Parole che non sarebbero affatto piaciute al governatore, che ha deciso di confermare il confronto ristretto ai capigruppo.
