il dibattito
"Non scendo in campo": Marina Berlusconi si tira fuori dall'agone politico
La presidente di Fininvest smentisce categoricamente le voci su una sua candidatura, definendo l'ipotesi di un ingresso in politica come totalmente "fantomatica"
La parola scelta è chirurgica, concepita per non lasciare spiragli all’equivoco: “fantomatica”. Con questo aggettivo, messo nero su bianco in una lettera inviata a Dagospia, Marina Berlusconi ha spento l’ennesima fiammata mediatica sulla sua presunta e imminente “discesa in campo”.
Non una semplice rettifica, ma una scelta netta e calcolata per smontare alla radice ricostruzioni ricorrenti che la dipingono come la nuova regista del centrodestra o la custode del lascito politico del Cavaliere.
Nel mirino della sua replica finiscono le indiscrezioni secondo cui si starebbe sottoponendo a una preparazione fisica e comunicativa, coordinata da un team di consulenti, per prendere in mano le redini di Forza Italia in un ipotetico scenario “dopo-Tajani”.
Marina Berlusconi respinge in modo perentorio l’idea di essere trasformata nella protagonista di una “fiction permanente” scritta da altri senza alcun riscontro verificabile.
Come già chiarito più volte, la sua strada è definita: fa la imprenditrice, ama il proprio lavoro e intende proseguire su questa traiettoria, seguendo peraltro il consiglio del padre di restare lontana dall’agone politico.
Resta, tuttavia, il paradosso più interessante del panorama nazionale: ogni smentita del suo ingresso in politica finisce per produrre un effetto dal rilevante peso politico. Pur priva di tessere e incarichi istituzionali, la presidente di Fininvest e del Gruppo Mondadori si colloca in quella “zona grigia” tipica delle democrazie mediatizzate: non cerca voti, ma la sua autorevolezza condiziona il clima del Paese e l’ordine delle priorità nel dibattito pubblico.
Le sue recenti posizioni su diritti civili, fine vita, giustizia e collocazione internazionale dell’Italia attestano una capacità di orientare la discussione che sorprende e costringe i partiti a ricalibrare il proprio baricentro.
Sul fondo, la lunga e complessa transizione di Forza Italia: un partito sospeso tra l’esigenza di camminare con le proprie gambe sotto la guida di Antonio Tajani e l’impossibilità di affrancarsi davvero dal cognome del fondatore.
Il fatto che Marina e Pier Silvio Berlusconi detengano insieme il 53% dei diritti di voto di Fininvest alimenta l’illusione ottica che a un’eredità economica debba corrispondere una successione politica.
