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1 maggio 2026 - Aggiornato alle 07:59
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l'intervista

Da Trump a Fratelli d'Italia, parla Stancanelli: «La destra? Poca nel governo Schifani. E nella Lega siciliana non mi sento solo»

Il lavoro a Bruxelles, la sua collocazione in un partito che nell'isola vede tanti centristi e i valori della destra. Il pensiero dell'eurodeputato del Carroccio

29 Aprile 2026, 06:50

08:42

stancanelli

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Onorevole Raffaele Stancanelli, ha letto cosa diceva ieri la pancia di Fratelli d'Italia all'assemblea degli eletti?
«Non voglio entrare nel merito delle vicende degli altri partiti».  

Che non c'è una cosa di destra fatta da questo governo regionale. Lei, da bandiera della destra catanese e siciliana, che ne pensa?
«Guardi, da quattro anni non mi occupo di politica regionale, quindi non do giudizi. Certo, osservando da lontano, di caratterizzazioni specifiche di destra ne vedo poche, magari in qualche assessorato, ma se dovessimo dare un giudizio complessivo non saprei cosa trovare di destra. Ma non voglio dare pagelle».

Ma una cosa fatta dal governo Schifani che le è sembrata di destra c'è?
«Ci penso... salvaguardare il territorio è una cosa di destra. Tramandare quello che ci hanno lasciato i nostri padri».

Forse un po' poco... ma poi oggi, in un mondo dove di esempi di destre al governo ne abbiamo molti, cosa è veramente di destra? 

«Essere di destra, in questo clima che si respira nel mondo, significa riaffermare valori eterni. Spesso veniamo criticati perché parliamo di Dio, patria, famiglia, dell'appartenenza spirituale, della patria intesa come comunità nazionale. Ma questi sono i valori che stanno rivivendo in tutta Europa. Però non dobbiamo limitarci a essere una destra ideologica, dobbiamo essere pragmatici». 

E Trump sarebbe il leader di questa destra - o meglio dire estrema destra - mondiale? 
«Assolutamente no. Io non riconosco alcuna leadership a Trump come uomo di destra. La destra europea è diversa da quella americana. Tutti i presidenti statunitensi hanno presentato gli Usa come il gendarme del mondo e questo non rappresenta il pensiero della destra, che invece ha nel suo dna ha la valorizzazione del territorio, della nazione ma non dell'egemonia nei confronti degli altri popoli». 

Facciamo qualche esempio. Il ministro Musumeci, sempre all'assemblea di Fratelli d'Italia, citava tra gli interventi di destra fatti da lui come presidente della Regione la restaurazione di tre ex borghi fascisti e la mostra sul Futurismo. Lei di cosa va orgoglioso?
«Da assessore regionale alla Famiglia mi spesi molto per dare certezza alle giovani coppie per l'acquisto della prima casa. Questa è una tipica espressione del pragmatismo della destra. Oppure il bonus socio sanitario per gli svantaggiati. Da sindaco di Catania ho applicato il rigore più assoluto nella tenuta dei conti, anche questo è di destra. Da parlamentare europeo la difesa degli interessi degli agricoltori è un punto fondamentale della nostra politica».

A proposito, la categoria siciliana è preoccupata di essere sacrificata sull'altare degli accordi commerciali europei. 
«È una preoccupazione fondata. In commissione Agricoltura al Parlamento europeo sto portando avanti un'attività contro il Mercosur, non perché la destra sia contraria agli accordi commerciali, ma perché penalizza la Sicilia. Come si fa a fare un accordo con un mercato agricolo dove non ci sono le stesse regole dal punto di vista fitosanitario, ambientale e sociale di quelle rigorose europee? Così si crea una concorrenza spietata e sleale nei confronti dei nostri agricoltori».

E una politica di difesa comune europea è una battaglia di destra o ormai è una necessità che la storia ci consegna?
«La destra guarda con simpatia all'Europa delle nazioni, un'idea cara alla destra italiana ma anche a De Gaulle in Francia. Una difesa comune è importante, ma mi preoccupa andare al riarmo quando non si capisce chi comanda in Europa. Non esiste la volontà degli Stati, ma una volontà non democratica da parte di certi burocrati. L'Europa ha 27 politiche estere al momento, non mi pare che sia il substrato sufficiente per pensare a una difesa comune». 

Torniamo alle cose di casa nostra. Sempre Musumeci ha definito il centro in Sicilia «incombente e soverchiante». È ineluttabile in questa Regione fare i conti con uno spazio centrista più "pesante" che nel resto d'Italia? 
«Siamo in democrazia, gli elettori votano, purtroppo senza meno. Ed eleggono anche i rappresentanti del centro. Chi siamo noi per dire che c'è troppo centro o troppo poco? Il problema per i partiti è riuscire a rappresentare esigenze concrete». 

A proposito di centristi, ma lei che è orgogliosamente uomo di destra, cosa ci fa in un partito, la Lega, che in Sicilia è rappresentato in larga parte da esponenti che vengono da quell'area politica o da formazioni autonomiste?
«Mi è stato chiesto di candidarmi da Salvini e ho messo una sola condizione: fare la vera destra. Ho accettato perché la Lega non era più un partito che rappresentava uno specifico territorio, essendo diventato nazionale io non ho nessuna difficoltà». 

Non ha risposto: non si sente un po' solo come uomo di destra nella Lega siciliana?
«No, assolutamente. Mi sentirei solo se non potessi dire quello in cui credo».

Un'ultima cosa: lei ha passato molto tempo in Fratelli d'Italia. La pancia del partito lamenta di avere perso un po' dei valori iniziali. Lei che ne pensa? 
«Quello che le ho detto all'inizio: non entro nelle valutazioni di altri partiti, ma una cosa la dico. Conosco la stragrande maggioranza di chi milita in Fdi e le posso dire che la passione e l'idealità che esiste in quella base e nei dirigenti non hanno eguali. Io guardo sempre con simpatia chi reclama un ruolo più ampio per i valori della destra».