elezioni 2026
Le Amministrative nei Comuni siciliani: centrodestra più diviso del centrosinistra, i casi simbolo e il candidato 86enne
Si sono chiuse ieri le liste, ecco un quadro ragionato nelle 17 città che voteranno col proporzionale e le situazioni più spinose
Per orientarsi nella mappa della Sicilia ai nastri di partenza delle Amministrative di maggio ci vuole pazienza e una mente flessibile. Come lo sono le coalizioni politiche quando si confrontano con le dinamiche sui territori. Specie in alcuni, come la provincia di Catania dove il magma trasformista scorre più forte. Eppure un dato - in qualche modo inedito a queste latitudini - guardando le liste nei 17 Comuni con più di 15mila abitanti che voteranno il 24 e 25 maggio col sistema proporzionale, emerge: il centrodestra si presenta più diviso del centrosinistra. In alcuni casi ufficialmente, con partiti che governano insieme a Palermo e a Roma su fronti opposti; in altri con passaggi di casacca nascosti dalle liste civiche. Un tema che ha tenuto banco anche all'ultima assemblea degli eletti di Fratelli d'Italia, dove diversi amministratori locali hanno accusato di scarsa lealtà gli alleati. Succede, in un caso, persino per questioni anagrafiche: a Villabate il candidato sindaco scelto da Forza Italia, meloniani e Dc, Vincenzo Oliveri, ha 86 anni e si giocherebbe il record di primo cittadino più anziano d'Italia. Troppo per la Lega che per questo ha virato su un'alternativa.
Nel campo progressista il travagliato confronto tra Pd, Movimento 5 stelle, Controcorrente e Alleanza Verdi e sinistra ha portato a candidature comuni in buona parte delle città, a cominciare da due tra le più popolose chiamate alle urne, Agrigento e Marsala, che sono invece tra i tasti più dolenti per il centrodestra. Da contraltare a questa narrazione fa Enna, con il ciclone Mirello Crisafulli che ha spaccato il fronte progressista e attira singoli pezzi della coalizione opposta, sulla carta unita a sostegno dell'ex presidente del consiglio comunale Ezio De Rose. Un tema a parte è, ormai da anni, Messina e la sua provincia, dove Cateno De Luca è una variabile spesso vincente. Il leader di Sud chiama Nord, fuori dallo Stretto, balla da solo a Milazzo e Barcellona Pozzo di Gotto, ma anche a Carini. Mentre si equivalgono le alleanze ufficiali col centrodestra (Agrigento, Ribera, San Giovanni La Punta) e quelle col centrosinistra (Marsala, Ispica ed Enna).

A Messina a sostegno di Federico Basile ci sono ben 15 liste, tutte figlie di Sud chiama Nord e quindi esentate dalla raccolta firme. Una versione contestata dal candidato del centrodestra Marcello Scurria, avvocato e fino a pochi mesi fa a capo dell'agenzia per il Risanamento delle aree baraccate, che annuncia battaglia. Nell'anno che - stando al cronoprogramma continuamente aggiornato dal ministro Salvini - dovrebbe vedere l'apertura dei cantieri del Ponte, conquistare Messina è il sogno - quasi proibito - del segretario leghista Nino Germanà e alleati. Terzo incomodo è la consigliera del Pd Antonella Russo, scelta dal fronte progressista.
Ma è ad Agrigento che la sfida potrebbe davvero essere diventata, a sorpresa, contendibile. Nel feudo del centrodestra, il campo progressista nutre ambizioni di ballottaggio per poi cavalcare le profonde divisioni dei rivali. L'ex deputato regionale Luigi Gentile si presenta col sostegno di Lega, Dc, Noi moderati-Sud Chiama Nord e una civica. Dino Alonge, avvocato, è invece il candidato di Forza Italia, Mpa-Grande Sud, Udc e Fratelli d'Italia. Compatto il centrosinistra che, con il movimento Controcorrente di Ismaele La Vardera, candida a sindaco Michele Sodano, ex deputato nazionale del M5s. Tra i simboli manca solo quello dei pentastellati. Per veto di Giuseppe Conte con cui Sodano - che non votò la fiducia al governo Conte e fu espulso dal Movimento - ha avuto rapporti burrascosi? «Assolutamente no - risponde il coordinatore regionale dei Cinque stelle, Nuccio Di Paola - solo perché il gruppo locale voleva un'altra candidatura».
A Marsala la candidata ufficiale del centrodestra è l'ex deputata Giulia Adamo, mentre il sindaco uscente Massimo Grillo, sempre di area centrodestra è sostenuto da Udc e liste civiche. Mentre pezzi di Fratelli d'Italia vicini al ministro Nello Musumeci fanno capolino tra le liste di Andreana Patti, candidata del centrosinistra unito (con l'aggiunta di Cateno De Luca) e con un fratello dirigente di Fdi. Nel Palermitano una dinamica simile avviene a Termini Imerese, dove la sindaca uscente del M5s Maria Terranova, oltre che dal centrosinistra compatto (a eccezione di Controcorrente) ha trovato la benedizione di Gianfranco Miccichè («è la più brava, quindi la sostengo», ha detto l'ex presidente dell'Ars), così si spiegano le presenze azzurre (tra cui il capogruppo uscente di Forza Italia in consiglio comunale) tre le sue liste che hanno fatto infuriare Fratelli d'Italia. Il massimo del trasformismo si raggiunge a Misilmeri, dove l'ex sindaca del Pd Rosalia Stradarelli, vicina al forzista Gaspare Vitrano, è sostenuta adesso da Fratelli d'Italia, Forza Italia e Noi Moderati. La Lega va da sola su Rosario Rizzolo, sindaco uscente, mentre il centrosinistra ha deciso di rimanere alla larga dalla competizione.
In provincia di Catania la situazione è decisamente fluida. A Bronte sia il centrodestra (il parlamentare Giuseppe Castiglione con Forza Italia e altre quattro liste, Giovanna Caruso con Fratelli d'Italia, Lega) che il centrosinistra (Graziano Calanna per il Pd e civiche; Giuseppe Gullotta candidato di La Vardera) si presentano spaccati e mischiati. A San Giovanni La Punta il centrodestra è spaccato: Mario Brancato ha otto liste tra cui Forza Italia, Sud chiama Nord, Autonomisti, Noi Moderati; Santo Trovato ha il sostegno di Fratelli d'Italia e Lega per un totale di quattro liste.
Ci sono, poi, sfide simboliche o controverse anche tra i Comuni più piccoli. Come Raffadali, dove la dinastia dei Cuffaro vuole allungare la sua storia con Ida, la nipote di Totò, contro cui il centrosinistra si schiera compatto e cala pure l'asso Ismaele La Vardera designato vicesindaco dalla candidata del Pd Sabrina Mangione. O come Campobello di Mazara, il paese dell'ultima parte della latitanza di Matteo Messina Denaro, dove il centrosinistra torna a schierare un candidato - la sindacalista della Uil Gioacchina Catanzaro - dopo anni e prova ad approfittare della spaccatura nel centrodestra. Nel Trapanese si vota anche a Gibellina.
Un altro tema, fino a poche settimane fa, era l'annunciata rivolta dei sindaci contro lo stop dell'Ars alla possibilità di un terzo mandato. La protesta si è risolta con un solo caso che proverà a sfidare la normativa: Leonardo Burgio, sindaco uscente di Serradifalco e coordinatore provinciale della Lega, figlio dell'ormai ex assessora regionale alla Salute Daniela Faraoni, ha presentato ugualmente la sua candidatura, che probabilmente non verrà accettata dalla commissione elettorale. E si andrà al commissariamento, considerato che il suo è l'unico nome in campo. A Randazzo fanno discutere i legami, in entrambe le coalizioni ai nastri di partenza, con l'amministrazione uscente al centro dello scioglimento per infiltrazioni mafiose. Infine, un dato positivo: aumentano, finalmente, le donne candidate sindaco.


