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«Ha senso farlo se gli altri non lo fanno?». La lunghissima riflessione di Fratelli d'Italia sulla rimozione di Amata
Sembrava finita, ma forse no. La partita sul turn over degli assessori della giunta Schifani potrebbe ancora avere un'appendice
La partita sul turn over degli assessori della giunta di Renato Schifani forse non si è ancora chiusa. Se fosse soltanto per l'arbitro che guida il governo regionale il match avrebbe già avuto il triplice fischio finale, ma di direttore di gara ce n'è un altro a Roma: la leadership nazionale di Fratelli d'Italia, che ancora riflette sul da farsi. E cioè se sostituire l'assessora al Turismo Elvira Amata, alle prese con un processo per corruzione.
Dopo mesi di attesa, nulla è cambiato nemmeno dopo il rinvio a giudizio arrivato il 20 aprile. Nei giorni precedenti al rimpasto, dal partito di Giorgia Meloni è filtrato che le regole dovevano valere per tutti, quindi le dimissioni di Amata avrebbero dovuto camminare di pari passo a quelle di Luca Sammartino, l'assessore leghista che di processi in corso per corruzione ne ha due. Ma entrambi alla fine sono rimasti al loro posto. Tuttavia - come anticipato dalla Rai TgR - la riflessione prosegue. «Ha senso chiedere le dimissioni se gli alleati non lo fanno?». La domanda adesso è questa. L'obiettivo: lanciare un messaggio - probabilmente tardivo - sulla questione morale per differenziarsi dagli altri.
Anche perché ultimamente qualche segnale di insofferenza da Roma è arrivato. All'assemblea di tutti gli eletti di Fdi che si è svolta a Enna la scorsa settimana, Giovanni Donzelli, responsabile nazionale dell'organizzazione del partito, non ne ha fatto mistero. «È stato piuttosto duro - ricorda uno dei presenti - quando ha ricordato: "Siamo garantisti, ma non vorrei che finisse come con il Pdl, dove la teoria di Berlusconi perseguitato dalla magistratura la usavano un po' tutti, anche chi si faceva i fatti propri"».
Parole che ritornano d'attualità. La premier Meloni non avrebbe intenzione di rimanere sotto attacco per colpe di altri. Motivo che al governo nazionale ha portato al passo indietro del sottosegretario Andrea Delmastro e della ministra Daniela Santanchè, ma che in Sicilia non è bastato a muovere foglia. Almeno finora.
Sullo sfondo resta la mozione di censura presentata dal Movimento 5 stelle e da Ismaele La Vardera del movimento Controcorrente nei confronti di Amata. Ha preso tempo invece il Partito democratico. L'istanza non è stata ancora calendarizzata all'Assemblea regionale siciliana. «Chiederemo di farlo alla prossima riunione dei capigruppo», precisa il coordinatore regionale pentastellato Nuccio di Paola.