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Regione

Giurano i tre assessori e parte la corsa a ostacoli: ecco i tanti dossier da portare al traguardo

Ieri Caruso, Albano e Ingala si sono insediati ufficialmente. All’Ars attacchi al presidente Schifani

07 Maggio 2026, 10:03

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Giurano i tre assessori e parte la corsa a ostacoli: ecco i tanti dossier da portare al traguardo

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Palermo liste d'attesa, Pnrr, la rete ospedaliera. E ancora, la riforma della dirigenza e le elezioni amministrative. E poi la povertà e il lavoro che manca. La lista è lunga. Forse anche troppo per i tre nuovi assessori che ieri hanno giurato all'Ars, tra gli strali dell'opposizione rivolti soprattutto al presidente della Regione Renato Schifani. “Reo”, quest'ultimo, di avere lasciato l'aula subito dopo la formula di rito che ha formalizzato l'ingresso in giunta di Marcello Caruso ed Elisa Ingala, oltre al ritorno di Nuccia Albano. Sullo sfondo, ma neanche tanto, la questione morale, agitata da Pd, M5S e Controcorrente. “Tutti i partiti hanno qualche neo”, ha ammesso candidamente la democristiana alla Famiglia.

A dare fuoco alle polveri, come detto, la scelta del governatore di abbandonare i lavori subito dopo il giuramento. “Schifani – ha detto ad esempio Antonello Cracolici del Pd - non ha mai spiegato le ragioni della crisi da lui innescata cacciando due assessori che non avevano addebiti personali, questo governo ormai galleggia”, poi il presidente dell'Antimafia regionale ha punto il governatore: “Aveva detto di essere un parlamentarista, invece è il meno parlamentarista della storia. Ora ha scelto il mutismo. Una sua ricandidatura sarebbe un danno per la Sicilia”. Ancora più duri i toni usati da Ismaele La Vardera, che ha apostrofato Schifani dandogli del “coniglio politico”. Il leader di Controcorrente ha poi puntato il dito contro la “doppia morale del presidente che tiene ancora in giunta Elvira Amata, mentre il cambio alla Salute è solo la dimostrazione del fallimento in quel settore”. E sulla questione morale è intervenuto anche Luigi Sunseri del M5S: “Quando Schifani ha cacciato gli assessori della Dc, Cuffaro era ancora libero, ora che ne riaccoglie una, invece, Cuffaro è ai domiciliari. Nel frattempo, caccia un’assessora come Daniela Faraoni che andava a parlare a casa di Cuffaro di concorsi, ma tiene Elvira Amata al Turismo, come mai? Spera in questo modo che Fratelli d'Italia gli garantirà la ricandidatura?”. E toni critici sono arrivati anche da Sud chiama Nord, soprattutto sulla nomina in sanità: “Caruso – ha detto Giuseppe Lombardo - non può dire che il primo punto all’ordine del giorno, nel suo nuovo incarico, sono le liste d'attesa, a meno che non dobbiamo concludere che chi l'ha preceduto non ha fatto nulla. Ma le nomine di chi è arrivato prima di Caruso erano comunque diretta emanazione di Schifani”.

Ma dai nuovi assessori è arrivato un messaggio ottimista. «Accettando questo incarico – ha commentato Caruso - bisogna essere consapevoli di rispondere soprattutto alla gente e non alla politica. Bisogna far funzionare le realtà ospedaliere, ma ci sono tanti dossier aperti - ha aggiunto - dal Pnrr alle case e ospedali di comunità, fino alle liste d’attesa». Per Nuccia Albano, rientrata all'assessorato alla famiglia, «la Dc è stata investita da un ciclone ma per fortuna la magistratura, pian pianino, si è resa conto che moltissime cose non stavano in piedi. Tutti i partiti – ha aggiunto - hanno qualche neo, noi siamo stati vittimizzati e non capisco il motivo, ma la politica ha delle dinamiche particolari che accettiamo». Infine, l'altra new entry Elisa Ingala, alle Autonomie locali: «Il mio mandato – ha detto - è ispirato a un obiettivo, fare del bene per il territorio, essere vicina alle esigenze di comuni, province e città metropolitana. Mi ritrovo nei valori del Mpa - ha detto - conosco da anni Raffaele Lombardo, ma ho accettato la nomina in qualità di tecnico».

Nel frattempo in aula era intervenuta la contraerea, in difesa del governo e dello stesso Schifani. Anche Stefano Pellegrino che aveva impiegato, insieme al gruppo parlamentare, circa 20 ore per partorire il comunicato di “benvenuto” ai nuovi assessori, ha fatto da scudo al presidente: «Oggi – ha detto in Aula - assistiamo alle solite critiche e alle solite contestazioni. La nomina di Caruso è una scelta politica condivisa anche con i quadri nazionali». Pellegrino è stato a lungo tra i papabili per l'ingresso nel governo. Più di lui, il deputato della Dc Ignazio Abbate che ieri ha scelto la strada del fair play, rivolgendo gli auguri ai nuovi assessori: «La Dc è al fianco del governo, lo è stata mentre era fuori e lo sarà anche nei prossimi giorni. Spero che le riforme ferme possano essere portate avanti. Inutile pensare a nuove riforme».

E così, nella coda del suo intervento, Abbate apre alla vera incognita che segue il rimpasto di Schifani. Il cambio di assessore in alcuni gangli delicatissimi dell'amministrazione a circa un anno dalle elezioni può essere un vantaggio o una zappa sui piedi? Perché certamente i tempi non giocano a favore di Caruso, Ingala e anche Albano. L'aula, ieri, si è ridata appuntamento al 12 maggio. Tra amministrative pausa estiva, la formazione degli uffici di gabinetto (alla Sanità oggi manca ancora il dirigente generale più importante, quello alla Pianificazione strategica) si rischia di partire davvero da settembre, quando saremmo già a un anno dalle elezioni, anche meno, in caso di anticipo del voto di qualche mese, ipotesi che si fa sempre più strada. Otto, nove mesi effettivi di lavoro, insomma, quelli di fronte ai nuovi assessori. Ai quali i deputati, nella seduta di ieri, hanno presentato la lunga lista della spesa. A cominciare dalla Sanità, con i dossier indicati dallo stesso Caruso. E poi c'è il capitolo della Funzione pubblica con i temi caldi della riforma della dirigenza, dei comuni in dissesto, delle elezioni. E c'è poi la Famiglia e soprattutto il lavoro, emergenza atavica: «Come farà Albano a recuperare i mesi perduti?», hanno chiesto dall'Aula. «Questa – ha attaccato Cracolici – è la legislatura più inconcludente di sempre sul piano legislativo». Poco dopo, Abbate, assessore mancato, avrebbe consigliato: “Concentriamoci sulle riforme pronte, inutile pensare a nuove misure”. Una mezza ammissione. Come dire: sarebbe già un successo se in questo anno scarso che rimane, riuscissimo a portare qualcosa al traguardo.