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Schifani a muso duro: "Al voto a scadenza naturale, non mi faccio intimidire da nessuno"
Il governatore siciliano respinge le voci di crisi e i sondaggi sfavorevoli: "Avanti per la mia strada, la Sicilia fa gola a interessi anomali"
Il dado è tratto e la rotta è definita. Renato Schifani, Presidente della Regione Siciliana, esclude senza esitazioni qualsiasi ipotesi di elezioni anticipate: "In Sicilia si andrà al voto a scadenza naturale".
Intervenendo a Palazzo Steri, a margine della cerimonia per gli 80 anni dello Statuto autonomistico, il governatore ha blindato pubblicamente l’esecutivo: "La squadra di governo è quella e rimane fino al voto che avverrà nell’autunno dell’anno prossimo".
Un messaggio netto, rivolto tanto alle opposizioni quanto agli alleati e a chi - dice - tenta di accreditarlo come un leader al capolinea.
La scintilla dell’ultima polemica è il sondaggio Swg che lo collocherebbe all’ultimo posto tra i presidenti di Regione per gradimento. Schifani lo liquida con un sorriso "sarcastico", ricordando i dati opposti pubblicati dieci mesi fa dal Sole 24 Ore – da lui definito "il più autorevole di tutti" – che lo segnalavano come il governatore con la crescita più robusta nei consensi (+16 punti), al 59%.
"I conti non tornano", osserva, lasciando intendere l’esistenza di "un’operazione mediatica" costruita a tavolino per destabilizzare l’esecutivo dell’Isola.
A chi lo ha definito "logorato", il presidente replica alzando il tono della sfida: "Sia ben chiara una cosa: voglio dirlo a tutto tondo. Io non mi lascio logorare da nessuno, non mi faccio intimidire da nessuno, vado avanti per la mia strada".
Sul versante economico-finanziario, Schifani rivendica il "risanamento" dei conti e parla di "grandi risorse finanziarie" oggi a disposizione della Regione, ipotizzando dietro i tentativi di delegittimazione "interessi diciamo anomali" attratti da un territorio tornato appetibile. La sua storia istituzionale, sottolinea, è garanzia di serietà, e non saranno i "mezzucci" a frenare l’azione di governo.
In cima all’agenda restano i termovalorizzatori, tema divisivo che il governatore considera un dovere inderogabile e un "impegno elettorale" preciso: "Non a tutti piacciono", ammette, ma sono necessari per una gestione civile dei rifiuti, per una Sicilia più sostenibile e per alleggerire la Tari. "Vado avanti spedito", promette.
Quanto alla tenuta all’Assemblea regionale siciliana, il capo dell’esecutivo rassicura: "La maggioranza in Sicilia c’è". Pur riconoscendo "assenze" e "tensioni interne" tipiche della fase preelettorale e delle dinamiche territoriali, annuncia un "tagliando dopo le amministrative", insieme ai capigruppo, per verificare e consolidare l’assetto della coalizione.
All’orizzonte incombono tappe decisive: una complessa variazione di bilancio a luglio e una "possente manovra finanziaria di fine anno". In gioco ci sono miliardi sbloccati dal "risanamento" da tradurre in "miglioramento dei servizi" e della qualità della vita dei siciliani. "Non credo che il parlamento e la maggioranza si sottrarranno da questo impegno".
Collocate nel quadro simbolico degli 80 anni dello Statuto, le sue dichiarazioni rilanciano il senso dell’autonomia "speciale", "che non è mai stata attuata appieno", spesso fonte di conflitti con lo Stato. Per Schifani l’inefficienza non sta nell’istituto in sé, ma nel suo "uso distorto", quando è stato trasformato in "feticcio" per "distribuire prebende o le illusioni del precariato": in quei frangenti l’autonomia diventa "zavorra" e persino "iattura".
L’indirizzo attuale punta invece su un’autonomia forte e capace di autoriformarsi, sull’impiego rigoroso delle risorse, su grandi investimenti infrastrutturali e sull’efficienza amministrativa.
L’obiettivo è restituire dignità e centralità alla Sicilia, trasformandola da margine a "cerniera dell’Europa verso Africa e Medio Oriente": un hub mediterraneo per trasporti, digitale ed energia.