Il personaggio
«Beddru me, chi ha bisognu?»: ritratto di Riccardo Gallo, l'uomo forte di Agrigento
Il deputato regionale di Forza Italia rischia l'arresto nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Caltanissetta sul Cefpas: chi è e perché comanda ad Agrigento
“Beddru me, chi ha bisognu?”. La frase di accoglienza di Riccardo Gallo, 59 anni, ai suoi amici – clientes nella prestigiosa sede della sua segreteria politica del Viale della Vittoria ad Agrigento (che, va da sé, è anche la sede di Forza Italia), è il suo manifesto. Riceve un po’ come il medico di famiglia, con una sala dove si assiepano le persone che hanno da chiedere qualcosa: un trasferimento, un incarico, una buona parola.
Mai – o rarissimanente – una intervista, un intervento pubblico, né all’ombra dei templi, né durante la sua prima e ultima legislatura alla Camera dei Deputati, né ovviamente all’Assemblea regionale. All’Ars come ha raccontato Accursio Sabella, zero disegni di legge.
Guascone, spiritoso e irriverente, c’è chi sospetta sia stato lui, nel 2015, quando ancora non c’era l’accordo su Sergio Mattarella, a votare “Claudio Lombardo” (che è un ambientalista agrigentino, di area forzista) in uno dei primi scrutini per l’elezione del presidente della Repubblica. A Montecitorio a molti scappò una risata. È pure uscito indenne dalle accuse di un paio di pentiti, uno dei quali addirittura lo aveva accusato di avere fatto da palo in un omicidio di mafia. Accuse però mai dimostrate e dalle quali il deputato è uscito pulito.
Quella di Riccardo Gallo è una vita politica legata a Marcello Dell’Utri, verso il quale non ha solo sentimenti di amicizia ma anche di gratitudine. Una riconoscenza che voleva anche restasse a imperitura memoria quando venne fuori l’ipotesi – da lui mai direttamente sponsorizzata ma, per così dire, ispirata - di intitolare una biblioteca dentro il Parco Archeologico della Valle dei Templi proprio al co-fondatore di Forza Italia che ha scontato anni di carcere dopo una condanna per concorso esterno in associazione mafiosa. Non se ne è fatto niente, perché per una città indolente come Agrigento sembrava troppo.
Il suo saluto di accoglienza manifesto, “Beddru me, chi ha bisognu”, non era – non è - una millanteria. Ad Agrigento sapevano tutti che l’Asp era un suo feudo, prima ancora che l’inchiesta della magistratura nissena rivelasse l’accordo con il manager Giuseppe Capodieci. Nelle carte dei pm di Caltanissetta sono raccontate le vicende relative al Cefpas, all’assunzione della moglie del deputato Simona Sinatra che, però, anziché prendere servizio a Caltanissetta, era stata distaccata ad Agrigento e cioè a due passi da casa, e non a sessanta chilometri. Non solo la moglie.
Un intricato sistema di scambi di favori, accordi istituzionali su misura e nomine pilotate. L’Asp era la riserva di caccia pressoché esclusiva di Gallo, ma molta influenza ce l’ha avuta anche sulle scelte dell’Ente Parco archeologico, sempre con la prudenza di non pestarsi i piedi con gli altri deputati agrigentini. L’alleanza con Roberto Di Mauro dura da anni, quella con Totò Cuffaro e con Lillo Pisano (FdI) è saltata da qualche tempo, ma sempre evitando azioni di disturbo. Per dire: nella penultima inchiesta – quella della Procura di Agrigento sui fondi della cultura – che ha messo sotto inchiesta per corruzione Pisano, gli uomini di Gallo non ci sono.
Riccardo Gallo è un uomo di sostanza, fine politico, capace di fare e disfare alleanze e accordi nel giro di poche ore, un Machiavelli in salsa agrigentina. Tu mi porti voti, io ti do quel che cerchi, anzi quello di cui “hai bisogno”. E Capodieci, se è stato nominato ai vertici dell’Asp di Agrigento, sa bene che lo deve a Gallo al quale non può dire no. Non solo per distaccare la moglie del deputato ad Agrigento, ma anche per l’“Accordo Quadro” tra l'Asp di Agrigento e il Cefpas che prevedeva l'attivazione di procedure di mobilità, avvalimento e distacco del personale tra le due amministrazioni. Una manna dal cielo per servire i suoi clientes. Ve lo ricordate? “Beddru me, chi ha bisognu?”. E lo stesso Capodieci, per essere certo che l'Accordo Quadro andasse in porto, ha – secondo quanto sostiene la Procura di Caltanissetta – oliato i burocrati Asp. E così al dirigente avvocato Asp viene garantito la partecipazione a un prestigioso corso da manager proprio al Cefpas, così come viene garantito un incarico anche alla figlia di un dipendente Asp che si era speso attivamente per reperire i fondi necessari al finanziamento dei progetti legati all'accordo tra i due enti. Un circolo vizioso – o virtuoso, a seconda dei punti di vista - che i pm di Caltanissetta pensano di avere scoperto e disarticolato.
Intanto appena dieci giorni fa ad Agrigento le due liste “sponsorizzate” da Riccardo Gallo alle Amministrative di Agrigento, Forza Italia e Forza Azzurri, hanno preso da sole il 23%: un agrigentino su quattro cioè ha votato al Consiglio comunale una lista promossa dal deputato che ora rischia l'arresto.

