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BOTTA E RISPOSTA

Galvagno replica a La Vardera: «È un comunicatore, non è un'offesa. Regionali? Alla fine si ritirerà»

Il presidente dell'Ars pubblica un video per chiarire le parole dell'intervista a La Sicilia: «Non ho avuto bisogno di telecamere nascoste per farmi conoscere»

15 Giugno 2026, 19:24

19:30

Galvagno replica a La Vardera: «È un comunicatore, non è un'offesa. Regionali? Alla fine si ritirerà»

C'è un'intervista, una risposta piccata, e poi un video amatoriale girato in prima persona per mettere i puntini sulle i. Gaetano Galvagno, presidente dell'Assemblea regionale siciliana, è tornato sulla polemica nata dalle dichiarazioni rilasciate a La Sicilia - nelle quali definiva Ismaele La Vardera «un grande comunicatore» - dopo che il deputato dell'opposizione aveva interpretato quelle parole come una frecciata.

«Non è un'offesa», chiarisce Galvagno nel video postato direttamente dalla sua pagina. «Per me rimane davvero un grandissimo comunicatore». Il problema, secondo il presidente dell'Ars, è stato un equivoco di lettura: La Vardera avrebbe percepito come una diminutio ciò che invece, nelle intenzioni di Galvagno, era una constatazione. E al collegamento con il passato da organizzatore di serate, tirato fuori dall'avversario come se fosse un'imputazione, Galvagno risponde senza arretrare: «Ne vado assolutamente fiero e orgoglioso, è stato uno strumento per mantenermi gli studi e per fare aggregazione in modo sano». Poi, con una stilettata appena velata: «Non ho avuto bisogno di mettermi con una telecamera nascosta per avere popolarità».

Il cuore politico del video, però, non è la schermaglia personale. È la previsione - ribadita con la stessa sicurezza dell'intervista - sul destino elettorale di La Vardera. Galvagno è convinto che il deputato non correrà fino in fondo per la presidenza della Regione. «A 35 anni non si potrà assumere la responsabilità politica di dare l'unica speranza al centrosinistra di poter vincere le elezioni», ragiona il presidente dell'Ars. E aggiunge che né il Partito Democratico né il Movimento 5 Stelle confluirebbero mai sotto il suo simbolo, «perché significherebbe ammettere di non avere una classe dirigente dignitosa per esprimere una candidatura in Sicilia».

La lettura di Galvagno sul centrosinistra è tranchant: quella del 2017 - «l'ex rettore dell'Università di Palermo, recordman di voto disgiunto a saldo negativo» - resta come lezione appresa. Difficile, secondo lui, che lo schieramento ripeta lo stesso errore. «Dicono che gli verrà difficile trovare qualcuno di migliore rispetto a quelli del 2017», dice con una punta d'ironia, prima di tornare al punto centrale: se il centrodestra si presenterà compatto, a La Vardera non rimarrebbe spazio per vincere, ma al massimo per giocarsi un secondo o terzo posto.

E allora, la strategia del deputato avrebbe una logica diversa: restare in campo il più a lungo possibile per attrarre liste, voti di protesta e candidature satelliti, salvo poi trovare un accordo prima del voto. «Fa bene La Vardera a sostenere ancora la tesi che è in campo», concede Galvagno, «per essere attrattivo verso coloro che vorranno affiancarsi alla sua lista». Ma la previsione finale non cambia: «Dovrà fare delle intese, e se non le fa perde».

Il tutto, chiarisce Galvagno in chiusura di video, senza astio. «Gli auguro comunque ogni bene».

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Nel frattempo, nell'intervista a La Sicilia che ha innescato la polemica, il presidente dell'Ars aveva già tracciato un quadro più ampio del centrodestra siciliano: coalizione uscita ammaccata dalle amministrative, incapace di trovare sintesi sui candidati, con il test delle variazioni di bilancio di luglio indicato come bivio decisivo per la tenuta del governo Schifani. E con una riflessione personale che aveva fatto rumore - «la mia carriera è stata compromessa» - riferita all'inchiesta giudiziaria a suo carico, oggi ridotta all'accusa di peculato per un danno quantificato dall'Avvocatura dello Stato in 214 euro.