Sant'Agata
Il presidente del Comitato: «Porto il sacco da cinquant’anni, la mia priorità resta la sicurezza»
Grasso fa un bilancio. E sulla sfida dice: «Per i cerei provvedimenti dopo la festa»
Il “sacco” da devoto lo indossa da oltre cinquant’anni. Ma da quando Carmelo Grasso è diventato presidente del Comitato dei Festeggiamenti Agatini la festa la vive in un altro modo. E da un’altra prospettiva. L’emozione di entrare nella «cammaredda» è un’esperienza unica. Speciale e preziosa. «L’anno scorso ho pianto come un bambino”, confessa. Quest’anno è riuscito a trattenersi. «Ma qualche lacrima è scesa».
Sono stati tre giorni pieni. E Grasso non dorme da giorni. «Ho una responsabilità non da poco. La sicurezza è la priorità», dice. Con questo «pensiero fisso» ha preso una decisione «impopolare». Il 4 febbraio ha scelto di “mettere in panchina le candelore”, precisamente sotto i portici di corso Sicilia. «Ci siamo confrontati con tutti i presidenti dei cerei e, considerando le previsioni meteo che parlavano di allerta gialla, è stato deciso di sospendere la loro processione. Una scelta di sicurezza. Capisco la delusione da devoto, perché è mancato un pezzo della festa - prosegue il presidente del Comitato - ma sono sicuro che l’incolumità dei portatori sia più importante. Alla fine anche loro hanno compreso il significato della decisione».
L’assenza delle candelore alla salita dei Cappuccini però è stata recepita dalla città con una motivazione diversa. È stata collegata alle parole pronunciate da monsignor Luigi Renna durante la sosta a piazza Stesicoro. «Ipotesi senza fondamento. Il motivo dell’assenza delle candelore la sera del 4 febbraio è stata la sicurezza. Non ci sono altre motivazioni e non c’è alcun legame coi fatti del 3 febbraio su cui sono stati già avviati degli accertamenti in corso», ribadisce Grasso. Parallelamente ci sono le autorità competenti che stanno preparando anche una relazione.
«L'arcivescovo ha detto in maniera chiara ed esplicita che queste sono cose che non si fanno», continua il presidente del Comitato. E poi aggiunge: «Noi chiaramente stiamo raccogliendo tutti gli elementi per poter adottare i relativi provvedimenti. Provvedimenti che verranno presi alla fine della festa». I vertici delle candelore dei pescivendoli e degli ortofrutticoli sono stati immediatamente convocati il giorno stesso della «prova di forza». I protagonisti sono stati già stati ascoltati dal Comitato. Il «contraddittorio fra le parti» è avvenuto. «Era importante sentire anche la loro versione dei fatti per poter ricostruire quello che è realmente avvenuto. Per poter avere un quadro più chiaro della vicenda». I video, postati sui profili social delle stesse corporazioni dei cerei, sono stati analizzati. Grasso non ha assistito personalmente alla sfida. «Mi trovavo in piazza. Ma le assicuro che non ci sono state ripercussioni sui tempi della festa». A proposito dei ritardi. Il rientro in Cattedrale del fercolo? «Io mi occupo di verificare che tutto, dal punto di vista tecnico e organizzativo, avvenga in sicurezza. Poi i tempi sono in mano ai devoti», commenta.

Per questa edizione Grasso ha comunque realizzato un progetto a cui lavorava da tempo. «Siamo riusciti a portare la Banda dell’Arma dei Carabinieri». La sera del 2 febbraio si è svolto un concerto nella suggestiva cornice del Teatro Massimo Vincenzo Bellini. «L’evento è stata sostenuto dalla Palella Holding. Avrei voluto che il concerto potesse essere visto non solo da 1.000 persone ma da 10.000. Ma per motivi, diciamo “tecnici”, non è stato possibile». I “musicisti” dell’Arma, inoltre, hanno partecipato alla processione dell’offerta della cera. Un corteo fortemente apprezzato dai devoti. «Ci hanno fatto questo bellissimo regalo. Il mio progetto era proprio quello di farli incontrare con la città: ritengo che la presenza di una grande istituzione come l'Arma dei Carabinieri, rispettata e amata dagli italiani, riesca a portare un messaggio forte di legalità che alla nostra comunità serve moltissimo. Noi abbiamo bisogno di dare messaggi di questo tipo ai cittadini, soprattutto in momenti di forte aggregazione come quello di Sant’Agata», conclude Grasso.

