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LA FESTA

Ritardi, folla e polemiche, ma Sant’Agata vince ancora: la festa dei 900 anni conquista Catania

Tra devozione popolare, criticità organizzative e l’attenzione dell’Unesco, le celebrazioni si chiudono con una partecipazione imponente e molte riflessioni aperte

06 Febbraio 2026, 17:45

Ritardi, folla e polemiche, ma Sant’Agata vince ancora: la festa dei 900 anni conquista Catania

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L’edizione 2026 della Festa di Sant’Agata, nell’anno del 900° anniversario del rientro in patria delle reliquie della Santa da Costantinopoli, a Catania si chiude confermando ancora una volta la forza di una tradizione secolare che sa rinnovarsi pur restando fedele a se stessa. La partecipazione dei devoti è stata ampia e sentita, con migliaia di persone presenti lungo tutto il percorso della processione e coinvolte nelle celebrazioni. Anche quest’anno, la Festa ha mostrato la sua capacità unica di unire spiritualità, storia e cultura in un’esperienza corale, in cui voci e gesti diversi si fondono in una complessa armonia di devozione.

Dal punto di vista organizzativo, non sono mancati spunti di riflessione per migliorare ulteriormente l’evento. Il coordinamento tra volontari, forze dell’ordine e operatori è risultato fondamentale per garantire la sicurezza di una folla così numerosa, anche se alcune criticità, legate soprattutto alla densità di persone attorno al fercolo, hanno determinato ritardi e momenti di stanchezza tra i partecipanti.

Nonostante ciò, l’anima della Festa – la preghiera, la speranza e la partecipazione emotiva – è rimasta intatta e tangibile in ogni tappa del percorso, dai momenti più solenni a quelli più intimi e personali.

L’edizione 2026 ha inoltre confermato l’attenzione crescente dei media locali e nazionali, così come l’interesse dell’osservatore speciale rappresentato dal Comitato Unesco, che segue con attenzione il percorso verso il riconoscimento della Festa come Patrimonio Immateriale dell’Umanità.

Il sindaco Enrico Trantino si è detto moderatamente soddisfatto, ma ha sottolineato che, a causa dei ritardi verificatisi, è necessario rivedere alcuni aspetti. «È uno spreco di soldi fare i fuochi del borgo se poi li dobbiamo vedere con la luce del sole. O qualcuno capisce che bisogna procedere più speditamente, oppure trarremo le dovute conseguenze».

Sulla querelle sulle candelore raccontata anche dai media nazionali. «Occorre assumersi una responsabilità sulla festa. Alcune tradizioni del passato, anche goliardiche, devono essere inserite in un contesto che oggi non consente più certe sortite. Una minoranza di cittadini deve capirlo, e credo che questa volta l’abbia compreso».

L’arcivescovo Renna, nel suo discorso conclusivo, ha ricordato come «il 12 febbraio avremo la Santa Messa con il Patriarca di Venezia, che lo scorso anno ci ha donato la gioia di avere in mezzo a noi il corpo di Santa Lucia. La storia della passione di Santa Lucia inizia con il pellegrinaggio da Siracusa a Catania per chiedere la grazia della guarigione della madre, un episodio ricordato anche nella cappella dedicata a Sant’Agata».

Ai giovani ha rivolto un invito a dedicarsi al volontariato e a queste attività, sottolineando che «regalare del tempo a un’associazione significa scoprire la bellezza di donare, come Agata, il cui nome in greco significa “buona”. Dobbiamo allora essere così: testimoni della bontà di Dio nella nostra vita».

Il successo della Festa è stato reso possibile anche dall’impegno di chi opera nel mondo dei media: giornalisti, operatori, tecnici e ghostwriter che hanno lavorato nel silenzio dietro le quinte, contribuendo a far arrivare l’evento nelle case dei cittadini e nel cuore del pubblico. In questo modo, Catania conferma non solo la sua forza devozionale e culturale, ma anche la capacità mediatica di raccontare e valorizzare Sant’Agata, un lavoro discreto ma prezioso che certamente sarà gradito agli occhi della Santa.