il ritratto
Chi era Alex Manninger, l'eroe del Bernabeu che teneva insieme lo spogliatoio
L'intelligenza tecnica e l'affidabilità del portiere austriaco, il vice perfetto che fece dimenticare l'assenza di Buffon nella storica notte di Madrid
Il mondo del calcio è in lutto per la tragica e prematura scomparsa di Alexander Manninger. L’ex portiere austriaco ha perso la vita in un incidente mortale che, secondo le prime ricostruzioni, avrebbe coinvolto la sua automobile e un treno presso un passaggio a livello a Nußdorf am Haunsberg, in Austria.
Con lui se ne va non soltanto un atleta dal curriculum invidiabile, maturato in 22 anni di carriera, ma anche un professionista che ha saputo nobilitare il complesso e delicato ruolo del “dodicesimo uomo”. Manninger non cercava i riflettori, ma possedeva una dote rara: la combinazione di tecnica e forza mentale capace di ridurre drasticamente i rischi di un’intera stagione.
Nel corso della sua lunga parabola sportiva ha indossato maglie dal peso specifico enorme, come quelle di Arsenal, Juventus e Liverpool, lasciando ovunque un segno di assoluta affidabilità.
Nato a Salisburgo nel 1977, si impose giovanissimo e fu scelto da Arsène Wenger per il suo Arsenal innovatore, con cui centrò il leggendario “Double” (Premier League e FA Cup) nel 1997-98, sostituendo con sorprendente maturità un monumento come David Seaman.
In Italia, e in particolare alla Juventus, la sua figura divenne sinonimo di garanzia. Primo austriaco nella storia del club bianconero, fu ingaggiato nell’agosto 2008 per fare da vice a Gianluigi Buffon. Il destino lo chiamò subito in causa: il 5 novembre 2008, al Santiago Bernabéu, difese la porta della Juve nella vittoria per 0-2 contro il Real Madrid.
In quella notte europea, il suo contributo rese indolore l’assenza del titolare, offrendo alla squadra una solidità impeccabile che esaltò la fantastica doppietta di Alessandro Del Piero. Con Del Piero e Buffon instaurò un legame di profonda stima. Non pativa l’ombra dei fuoriclasse: lavorava in silenzio, fermandosi spesso a fine allenamento per far provare le punizioni al capitano.
Apprezzato pubblicamente anche da Antonio Conte, con cui conquistò lo scudetto 2011-12, rappresentava l’archetipo dell’elemento di stabilità all’interno dello spogliatoio.
Dopo l’ultima esperienza e il ritiro a Liverpool nel 2017, scelse una vita sobria, lontana dal clamore del pallone. Ritiratosi sulle Alpi austriache, stava costruendo personalmente la propria casa e si dedicava a una seconda professione: il falegname. Un’immagine potente che ne riassume l’essenza: mani grandi abituate a deviare tiri insidiosi e a modellare il legno, con la medesima, silenziosa e umile precisione.
