il caso
Scandalo Rocchi, perché il doppio binario della giustizia penale e sportiva è un corto circuito
L'avviso di garanzia per frode sportiva scuote il calcio italiano. Tra processi in Tribunale e il rischio stangata sportiva: ecco cosa rischiano i club e i tesserati
Il calcio italiano torna a tremare sotto il peso delle inchieste, confermando come, nel nostro Paese, il fruscio delle carte giudiziarie finisca spesso per sovrastare il fischio del direttore di gara.
Tra il 25 e il 26 aprile 2026, il designatore degli arbitri di Serie A e B, Gianluca Rocchi, ha ricevuto un avviso di garanzia dalla Procura di Milano con l’ipotesi di concorso in frode sportiva. Una notizia che lo ha spinto ad autosospendersi immediatamente dall’incarico “per il bene del gruppo CAN”, con l’obiettivo dichiarato di tutelare l’istituzione in una fase tanto delicata.
Resta ora da capire quali conseguenze possa produrre questo scossone nel complesso intreccio tra giustizia penale e ordinamento sportivo.
Sul versante penale, è bene chiarire un punto: l’avviso di garanzia non equivale a una condanna, ma è un atto di garanzia per consentire all’indagato di esercitare pienamente il diritto di difesa. La magistratura ordinaria procede in base alla legge n. 401 del 1989, che sanziona gli atti fraudolenti finalizzati ad alterare il regolare svolgimento di una competizione.
L’inchiesta, concentrata sulla stagione 2024-2025, esplora presunte interferenze in sala VAR e contestazioni relative a specifiche designazioni. Tra i filoni principali, secondo le ricostruzioni, emerge la presunta “schermatura” della designazione dell’arbitro Doveri per una gara di Coppa Italia nell’aprile 2025, ipoteticamente pensata per evitare direzioni “sgradite” all’Inter in partite successive. Al vaglio anche possibili anomalie VAR in Udinese-Parma (marzo 2025) e un episodio in Inter-Verona (gennaio 2024).
L’indagine non riguarda solo il designatore: con le medesime contestazioni risulta coinvolto anche il supervisore VAR Andrea Gervasoni.
Se la giustizia ordinaria ha tempi più lunghi e necessita di prove consolidate nel contraddittorio, quella sportiva corre su un binario parallelo, rapido e potenzialmente dirompente. L’articolo 30 del Codice di Giustizia Sportiva della FIGC punisce severamente l’illecito: per i tesserati la sanzione minima prevede quattro anni di inibizione e 50.000 euro di ammenda.
Ma è sul fronte delle società che lo scenario diventa più cupo: qualora fosse accertata una responsabilità — diretta, indiretta o anche solo un vantaggio indebito — i club rischiano dalla penalizzazione in classifica fino alla retrocessione, all’esclusione dal torneo o alla revoca di un titolo.
La Procura Federale, guidata da Giuseppe Chinè, è già in stato di allerta. Paradossalmente, l’episodio di Udinese-Parma era stato oggetto di un esposto dell’assistente Domenico Rocca nel maggio 2025, poi archiviato a luglio. Ora, gli atti della Procura di Milano sono stati richiesti e potrebbero determinare un’immediata riapertura del fascicolo sportivo, giacché nell’ordinamento calcistico un procedimento archiviato può essere riattivato alla luce di elementi nuovi.