IL CASO
Corona cancellato in un clic, Tiziana Cantone ignorata per anni: il web a due velocità
Dalla rimozione istantanea dell'ex re dei paparazzi all'eterna inerzia per le vittime del cyberbullismo: quando l'efficienza della rete ignora l'umanità
La notizia è rimbalzata tra gli schermi con la velocità di un clic: Fabrizio Corona è stato cancellato. Oscurato, rimosso, silenziato. In poche ore, i suoi canali social sono svaniti e le puntate di Falsissimo sono state eradicate dalle piattaforme.
Non è una questione di santità. Corona non ha mai chiesto di essere un esempio, e la sua storia parla per lui: una vita vissuta sul filo del rasoio, tra aule di tribunale e provocazioni costanti. Lui le conseguenze le paga, spesso a caro prezzo e sotto l'occhio di tutti.
Ma il punto qui non è difendere l’uomo, quanto riflettere sul meccanismo che lo ha rimosso. Ciò che lascia attoniti è la tempistica.
Quando si tratta di "ripulire" l'immagine di un'azienda o di spegnere una polemica mediatica scomoda, il Web si muove con una precisione chirurgica e una rapidità sovrumana. Gli algoritmi diventano giudici, giurati ed esecutori in una manciata di minuti.
Tuttavia, questa efficienza svanisce quando la vittima non è un sistema di potere, ma un essere umano fragile.
Esiste una discrepanza dolorosa tra la velocità con cui è stato oscurato Corona e la lentezza agonizzante che ha segnato altre storie. Tiziana Cantone ha implorato per anni la rimozione di video che stavano distruggendo la sua dignità. Il Web è rimasto a guardare, immobile, finché la disperazione non l'ha portata a togliersi la vita. Il "ragazzo dai pantaloni rosa", Andrea Spezzacatene, deriso, umiliato e bullizzato da gruppi Facebook che sono rimasti attivi per mesi, nutrendosi di odio fino all'epilogo più tragico. Belen Rodriguez, i cui video intimi hanno infestato la rete per anni, nonostante denunce e battaglie legali, diventando merce di scambio per il voyeurismo più becero.
Perché per chiudere un profilo famoso bastano poche ore, mentre per proteggere la vita di un adolescente o la dignità di una donna servono anni (e a volte non basta nemmeno una morte)?
Questa doppia velocità ci rivela una verità scomoda: il Web non è un luogo etico, ma un luogo di interessi. Si muove fulmineo quando c'è da tutelare il decoro istituzionale o commerciale, ma diventa lento e burocratico quando deve difendere l'anima delle persone comuni.
Nulla giustifica gli eccessi di Corona, ma il suo "spegnimento" forzato ci mette davanti a uno specchio: viviamo in un mondo digitale dove cancellare una voce è facilissimo, ma salvare una vita sembra sempre troppo complicato.
