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23 aprile 2026 - Aggiornato alle 10:57
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Sicilia da conoscere

Alla scoperta della sconosciuta Muculufa e dei suoi quattromila anni di storia

Nel comune di Butera insediamenti dell’età del bronzo, una necropoli di 200 tombe e un parco minerario

21 Aprile 2026, 09:33

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Alla scoperta della sconosciuta Muculufa e dei suoi quattromila anni di storia

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Dopo la dimenticanza, finalmente l’area della Muculufa è tornata tra i siti che si riscoprono per la loro straordinaria unicità e per la multiforme esperienzialità che offrono non solo agli specialisti di archeologia antica e industriale, geologia, archeoastronomia, avifauna, botanica e paesaggi incontaminati.

Spinti dal successo di un recente convegno organizzato dal Club per l’Unesco su questo luogo incantevole, è stata raccolta la sfida per la tutela, la promozione e valorizzazione delle sue molteplici peculiarità racchiuse in uno spicchio di territorio interno della nostra Sicilia sormontato da una inconfondibile cresta, da un numero insperato di volontari, esperti delle materie, professionisti, scienziati, imprenditori, operatori culturali e turistici che si sono riuniti in un’associazione senza scopo di lucro, dal nome e dal fine inequivocabile: “Amici della Muculufa”.

Il Comune di Butera, su cui il sito insiste, certamente non mancherà - come promesso - di accompagnare il raggiungimento degli ambiziosi obiettivi come anche gli altri Enti territoriali, Regione in testa che dovranno fare la loro parte… hanno iniziato e la faranno.

Cos’è la Muculufa? Tante cose. Tante esperienze dell’anima e della mente.

Sotto il profilo dell’archeologia più antica può essere il racconto di quattromila anni di storia, con i suoi insediamenti dell’età del bronzo, la necropoli con oltre 200 tombe, il “santuario”, la fortezza naturale che domina la valle con le sopravvissute evidenze medievali. È possibile immaginare per il visitatore un percorso - anche turistico - che lo conduca, dopo una doverosa sosta a Butera, città con testimonianze arabo-normanne, sino a raggiungere la vicina Gela, di recente oggetto di importanti nuove iniziative culturali, come il Museo dei Relitti Greci e interventi di adeguamento delle storiche istituzioni per una maggiore fruizione.

La Muculufa resta un generoso serbatoio di reperti fittili noti e studiati che permettono di desumere una vita intensa in loco. Basti ricordare la raffinata e particolare produzione di vasellame dipinto, attribuito al cosiddetto “Maestro della Muculufa”; manufatti di grande originalità nelle loro decorazioni, oggi solo in minima parte esposti nel Museo della Badia di Licata. Con i reperti conservati nei depositi, potrebbe invece arricchirsi l’Antiquarium posto nella torre del castello di Butera. C’è tanto da fare per non vanificare lo sforzo di quegli archeologi che meritoriamente hanno indagato e scavato nel sito oltre quaranta anni fa e la cui memoria ed esperienza non può essere obliata.

Riguardo l’archeologia industriale, facendo parte la Muculufa della “Via dello Zolfo” di Sicilia, si evidenziano due zone di estrazione mineraria solfifera con una miniera dismessa ormai da un cinquantennio. Esse costituiscono la testimonianza di un periodo e di una economia isolana di cui Luigi Pirandello (peraltro titolare di una miniera di famiglia) amaramente annotava che i Siciliani “Camminano sull’oro e non lo sanno”. E ancora, “Ci ammazziamo a scavarlo (lo zolfo), poi lo trasportiamo giù alle marine, dove tanti vapori inglesi, americani, tedeschi, francesi, perfino greci stanno pronti con le stive aperte come tante bocche ad ingoiarselo: ci tirano una bella fischiata e addio!... E la ricchezza nostra, intanto quella che dovrebbe essere la ricchezza nostra, se ne va via così dalle vene delle nostre montagne sventrate, e noi rimaniamo qui, come tanti ciechi, con le ossa rotte dalla fatica e le tasche vuote. Unico guadagno: le nostre campagne bruciate dal fumo.”

La vita della miniera e dei suoi protagonisti, la letteratura e le testimonianze ancora vive dello sfruttamento del lavoro, in particolare, de “i carusi” non possono quindi essere dimenticate ma devono essere raccontate in un percorso dinamico di ricostruzione dei luoghi per quanto possibile e in una narrazione da tramandare ai futuri visitatori e, soprattutto, alle nuove generazioni.

Un’esperienza significativa da imitare può certamente essere il Parco Minerario di Gabara il cui ideatore e anima - egli stesso figlio di un “caruso” - è tra i protagonisti più entusiasti degli “Amici”.

Parlando di minerali, l’area della Muculufa è particolarmente interessante per le sue molteplici evidenze geologiche e in particolare per la presenza della Celestite. Il direttore del Dipartimento di Scienze Geologiche dell’Università di Catania, e non solo lui, ha accettato la scommessa di rivalutare scientificamente sotto tale profilo la Muculufa disvelando, studiando e tutelando le sue ricchezze minerali e naturali che si sommano al detto percorso di recupero della vecchia miniera abbandonata.

Pertanto, prevedere e stimolare una forma di turismo esperienziale lento e non impattante da attuarsi mediante una sentieristica pedonale, definita in sinergia con le Autorità competenti e di tutela (l’area ricade infatti in ZSC - Zona Speciale di Conservazione, soggetta a vincoli stringenti che si sommano a quelli archeologici e ambientali) e con il Club Alpino Italiano di cui alcuni membri fanno parte del sodalizio.

La ZSC è decisamente importante anche dal punto di vista naturalistico, paesaggistico e paleontologico. La posizione della Muculufa gode dello scorrere del vicino fiume Imera meridionale (Salso), primo in Sicilia per lunghezza e secondo per portata. Le sue acque salmastre creano habitat particolari determinando di fatto lo sviluppo e la proliferazione di una flora e una fauna eccezionali, rappresentando, infatti, un corridoio per la sosta e la nidificazione di molte specie di uccelli migratori provenienti dall’Africa. Menzione particolare merita l’Aquila del Bonelli, una specie quasi estinta che nidifica nell’area della Muculufa e si può dire salvata e salvaguardata da una meritoria attività da parte di esperti e appassionati della materia e della natura.

Un cenno necessario merita la variegata flora rappresentata anche da numerose specie rare, sia per la parte boschiva che per la parte più spontanea, in particolare le piante erbacee. Il posto di rilievo è assegnato a una ventina di specie di orchidee che vegetano sui fianchi della Muculufa e che presto sbocceranno come ogni primavera, spesso nei luoghi più impervi del sito. Quest’anno per la prima volta, il 24 aprile, sarà organizzato dagli “Amici” un Safari Fotografico alla scoperta delle orchidee fiorite e degli angoli più affascinanti e suggestivi dell’altura; mentre un secondo convegno scientifico e divulgativo sulla Muculufa si terrà a Butera il 20 giugno e poi via ad assistere all’alba del solstizio d’estate che si potrà magnificamente apprezzare tra le sue creste dorate.

Rita Di Trio

Presidente associazione Amici della Muculufa