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L'inchiesta

Corruzione, ecco perché il deputato Mancuso rischia i domiciliari: per i pm prese 12mila euro dopo una "mancetta" all'Ars

A finire nei guai insieme a Mancuso c’è Lorenzo Tricoli, consulente del lavoro e già sindaco di Sommatino, che è sempre stato il regista della rete di rapporti politici nel territorio che il deputato forzista ha creato nel tempo

Laura Mendola

17 Gennaio 2026, 10:36

Corruzione, ecco perché il deputato Mancuso rischia i domiciliari: per i pm prese 12mila euro dopo una "mancetta" all'Ars

Il nome di Michele Mancuso, il deputato nisseno dell’Ars di Forza Italia che rischia di finire agli arresti domiciliari per corruzione, spunta nella rete di conoscenze politiche tra i referenti di Ninni Sciacchitano, il ras della sanità siciliana impegnato ad accaparrarsi gli appalti con le mazzette. Un ambito, quello sanitario, in cui Mancuso è stato il leader indiscusso in provincia di Caltanissetta. Tanto che nelle ultime settimane era diventato l’assessore regionale in pectore di Renato Schifani. E se non fosse stato l’ambito dei “camici bianchi” per lui la chiamata sarebbe avvenuta lo stesso, ma all’Economia. Lo stesso Mancuso per evitare che la sua leadership nella politica di centrodestra venisse scalfita in provincia di Caltanissetta si sarebbe messo di traverso sulla possibile nomina di Valeria Caci (la gelese dell’Mpa indicata da Raffaele Lombardo) a collega di Giunta regionale.

Mai si poteva immaginare però che per 12mila euro lo stratega della politica nissena che ha vinto le ultime tre competizioni (Ars, Comune di Caltanissetta e Libero Consorzio) si facesse mettere nel sacco. Eppure così sarebbe accaduto. Ne è convinta la procura di Caltanissetta guidata da Salvatore De Luca che per il deputato nisseno ha chiesto gli arresti in casa. L’accusa? Corruzione. Una parola che nel panorama politico siciliano sta diventando frequente. A finire nei guai insieme a Mancuso c’è Lorenzo Tricoli, consulente del lavoro e già sindaco di Sommatino, che è sempre stato il regista della rete di rapporti politici nel territorio che il deputato forzista ha creato nel tempo. Un uomo di fiducia tanto da affiancarlo a Walter Tesauro (sindaco di Caltanissetta, non indagato) al Libero Consorzio di Caltanissetta nell’attesa che gli venisse affidato l’incarico quale esperto esterno dell’ente. Incarico però non gli è mai arrivato per il voto contrario dell’opposizione e del Mpa a cui in cambio del sostegno elettorale era stato promesso l’assessorato nel capoluogo. La nomina da parte di Tesauro non è ancora avvenuta. Tricoli è stato sempre presente negli uffici di viale Regina Margherita. Un uomo ombra, ma non tanto nel panorama nisseno. E pronto anche a sostenere la famiglia di sangue grazie ai suoi rapporti politici e alle “mancette” che la Regione ogni anno elargisce. Come nel caso dei nipoti Ernesto e Manuela Trapanese e il marito di quest’ultima Carlo Rizioli, tutti rappresentanti legali e componenti dell’associazione Asd Gentemergente che ha ricevuto la somma di 98mila euro per il Settembre Nisseno 2024. Un prezioso bottino per l’associazione pronta a far divertire grazie allo showman Ernesto Trapanese che ha lavorato anche ad una cooperativa sociale di Caltanissetta.

Una parte dei 98mila euro, 12 mila – secondo l’indagine della Squadra mobile di Caltanissetta e dello Sco di Roma – sarebbe finita in tasca al deputato che avrebbe fatto ricevere loro il finanziamento da mamma Regione, cioè Michele Mancuso. Il pagamento della bustarella sarebbe giunto dalle mani di Tricoli al deputato di Milena in tre tranche: l’ultima il 5 maggio dello scorso anno. Secondo l’accusa – che ha chiesto anche i domiciliari per Tricoli, per i fratelli Trapanese e per Rizioli – sarebbero stati loro i corruttori e avrebbero realizzato la truffa con Eugenio Bonaffini, anche lui di San Cataldo. Lo stratagemma fiscale sarebbe stato facile: fatture gonfiate per 49 mila euro con l’obiettivo di dimostrare a Palermo la spesa.

Ieri mattina non sono passate inosservate le macchine della polizia nei pressi dell’ufficio di Michele Mancuso, a pochi passi dalla questura. E da quel portone è stato visto entrare anche Walter Tesauro in qualità di avvocato, lo stesso che fino a qualche mese ha difeso in Cassazione Lorenzo Tricoli accusato di aver accompagnato una società alla bancarotta.

«L’amministrazione comunale – continua Tesauro – prosegue e proseguirà nel segno della continuità dell’azione amministrativa secondo principi che, sin dall’inizio del mandato, ne hanno contraddistinto l’operato sotto il profilo morale, etico e del pieno rispetto della legalità», sono le parole del sindaco di Caltanissetta il quale, rientrato in Comune, ha voluto avere un confronto a quattro occhi con Toti Petrantoni, l’assessore di Fratelli d’Italia agli spettacoli. L’elenco degli indagati è più lungo rispetto ai nomi che il procuratore De Luca ha voluto rendere noti «per evitare erronee interpretazioni circa l’identità degli stessi». Disposto anche il sequestro di poco meno di 70 mila euro.