l'esposto
Frana di Niscemi, l’Arpa nel 2023 inviò una notizia di reato alla Procura di Gela
L'agenzia per protezione ambientale che dipende dalla Regione segnalò ai magistrati il fenomeno della mancata regimentazione delle acque che confluiscono nel torrente Benefizio, concausa della frana
C’è un filo sottile che a livello tecnico e amministrativo bisogna dividere per comprendere cosa sta accadendo sul fronte frana a Niscemi. O meglio sul fronte delle due frane: la prima di contrada Canale a nord-ovest, dello scorso 16 gennaio (la stessa frana che ha isolato Niscemi nel 2019) e l’ultima della zona Sante Croci dello scorso 25 gennaio, la stessa che si verificò nel 1997. Due lembi di terra nel versante che si staccano in nove giorni, che isolano il centro abitato dalla statale per Catania, le case in bilico e le carte di una burocrazia che si intrecciano con oggetti nelle lettere differenti e il gran caos tecnico burocratico.
Il ministro della Protezione Civile Nello Musumeci ha chiesto al Consiglio dei Ministri di aprire «un’indagine amministrativa» per valutare perché dopo la frana del 1997 a Niscemi non si è intervenuti e ha fatto riferimento a «omissioni e superficialità» tanto che gli ultimi 4 milioni di euro sono arrivati al Comune solo alla vigilia di Natale. Ma della frana di Niscemi lui era a conoscenza perché è stato Presidente della Regione e a lui, così come ad altri, il sindaco Massimiliano Conti alla vigilia del 12 ottobre inviava la lettera “copia e incolla” per diversi anni con l'obiettivo di concludere tutta la procedura tra demolizioni e indennizzi. Documentazione ripresa dal cassetto dal ministero della Protezione civile quando Musumeci si è recato a Roma. E porta anche la sua firma il documento Pai (Piano Stralcio di Bacino per l’Assetto Idrogeologico) del marzo del 2023 in cui si evidenzia che non è solo la pioggia a far tremare la collina di Niscemi, ma anche la mancata regimentazione delle acque che confluiscono nel torrente Benefizio lungo la provinciale 12. E questo fenomeno lo conosce anche l’Arpa che nel 2023 ha inviato una notizia di reato alla Procura di Gela (che sta indagando sulle recenti frane).
Tutto questo emerge dopo una segnalazione da parte di un cittadino che il 17 gennaio scorso ha segnalato lo sversamento delle acque, per lo più reflui, nei terreni che stanno cambiando morfologia. «Quando ero bambino - racconta - noi andavamo alle gebbie per fare i bagni». Erano delle sorte di abbeveratoi in cui l’acqua si depositava dopo un lungo cammino nel sottosuolo. E le “gebbie” si trovavano anche a Sante Croci. E se riavvolgiamo il nastro, siamo a sessant’anni fa, quando i termini "dissesto idrogeologico" e altri termini tecnici non facevamo parte del registro di chi si alzava la mattina per raggiungere la campagna. Ora però la sensibilità è cambiata e cresce la rabbia tra coloro i quali oggi ripetono: «Si sapeva e nulla è stato fatto».
Ci si muove sempre sul filo sottile della burocrazia tra Niscemi, Palermo e Roma nel vortice di competenze e di finanziamenti richiesti, cancellati, spostati. Nel bel mezzo di tutto questo c’è la carenza di personale tecnico in Comune con una pianta organica ormai ridotta a poco più di 80 unità e la spada di Damocle del dissesto economico.
Il Pai del 2022 analizza il crollo avvenuto in contrada La Madonna, lungo la Strada Provinciale 12 nel 2019. Quella che dovrebbe essere una "via di fuga" strategica per la protezione civile (classificata elemento a rischio E3) è collassata, creando una voragine. Ma il dettaglio più inquietante emerge dalle note dei tecnici. La frana, attivatasi inizialmente nel 2019, ha trascinato a valle parte del collettore fognario. Oltre alla Sp 12, anche la Sp 10, altra arteria vitale, è minacciata. Sebbene siano stati fatti interventi tampone per riaprirla dopo gli eventi del novembre 2019, il documento avverte che l'erosione a valle prosegue e potrebbe «scalzare nuovamente l'asse viario» in futuro. Da qui il “rischio R4” e già con l'uso di nuove tecnologie satellitari e l'analisi delle pendenze (superiori a 40°) hanno permesso di individuare ben 17 nuove "aree sorgenti" di potenziali crolli lungo il ciglio su cui poggia l'abitato di Niscemi.
Ora quel versante è crollato, si cercano le responsabilità tecniche e amministrative. Un dato però è certo: già parte di Niscemi è crollata, non è stata ricostruita ma i niscemesi sono riusciti a rialzarsi.

