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la storia

Niscemi, la coppia che ha perso abitazione e lavoro:. «Casa e locale nella zona nera, ancora nessun ristoro. Non so se rimarremo qui»

Il primo edificio a precipitare nel baratro è stato il loro. Tony Rinnone e Benedetta Ragusa, 47 anni lui e 42 lei, hanno perso tutto e vivono in un limbo

06 Febbraio 2026, 08:36

Niscemi, la coppia che ha perso abitazione e lavoro:. «Casa e locale nella zona nera, ancora nessun ristoro. Non so se rimarremo qui»

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La prima casa a precipitare nel baratro creato dalla frana è stata la loro. Tony Rinnone e Benedetta Ragusa, 47 anni lui e 42 lei, hanno perso tutto: l'abitazione ristrutturata negli ultimi anni, l'attività lavorativa e il terreno su cui sognavano di realizzare un'altra casetta appena fuori da Niscemi.

«Il 25 gennaio eravamo invitati a pranzo da famigliari - racconta Tony - ci hanno chiamato per avvisarci di quanto era successo». La scena che si presenta davanti ai loro occhi è da film horror. «Il primo piano si era staccato dal piano terra, non siamo riusciti neanche a prendere una foto, un ricordo, niente».

Prima di tornare a Niscemi, Benedetta ha vissuto 16 anni a Bologna. Quando le loro strade si sono incrociate, per due anni hanno scelto di «andare in giro». Poi la decisione di tornare in paese, comprare casa e aprire una piccola pizzeria, diventata a poco a poco il principale punto riferimento della movida niscemese: un cortile dove si mangiava e beveva in un'atmosfera rilassata e famigliare. Ma anche il locale oggi rientra nella zona rossa interdetta. «Anzi, chiamiamola zona nera. Lì non potremo tornare mai più. Avevamo in programma di ampliare la nostra cucina e invece...». Quantomeno, grazie al paziente accompagnamento dei vigili del fuoco, sono riusciti a tirare fuori il salvabile: 15 frigoriferi, mobili vari, banchi, pensili, affettatrice, impastatrici, lavastoviglie.

La frana ha travolto anche il terreno e l'antica casetta in pietra che avevano acquistato da poco fuori dal paese, per trasformarla in una seconda dimora di campagna. «Il vecchio immobile è stato spaccato a metà, il livello del terreno si è alzato». Hanno perso tutto, «ma non abbiamo ancora quantificato il danno complessivo». Tony e Benedetta rimangono come congelati, nel limbo aperto dalla catastrofe di cui sono stati vittime. «Per adesso ci siamo rifiutati di pensare a cosa fare. Ci stiamo concentrando sulla parte burocratica: abbiamo dipendenti da mettere in cassa integrazione o da licenziare. Non so se chiudere la partita Iva, perché finché è aperta dovrò versare i contributi. Non so se mai riapriremo, non so nemmeno se voglio restare a Niscemi o scappare. Quello che so è che abbiamo dato tutto ed è andata male. Magari in futuro la voglia tornerà, ma per ora è dura».

Finora i due non hanno ricevuto nessun ristoro. Il Comune di Niscemi ha reso pubblico e poi ritirato per modifiche un primo modulo di richiesta di risarcimento per le attività commerciali. «Dovrebbero ripubblicarlo in questi giorni». Ma perché comprare una casa in una zona così a rischio? «Tutta Niscemi è classificata a rischio idrogeologico - replica Tony - Questa zona non era stata toccata dalla grande frana del 1997, sapevamo del terreno argilloso e dei lavori non fatti. Ma nel quartiere - conclude - non se ne parlava più di tanto».