la denuncia
«Dove si è consolidato, la città ha resistito alla frana e l'esempio è casa mia». A Niscemi il paradosso di Vincenzo, evacuato nel 1994
Per oltre 30 anni l'abitazione di Vincenzo Interlandi è stata sotto ordine di demolizione. Ma le opere realizzate nel 2012 hanno consolidato il versante ovest del paese
Un dettaglio dal fronte della frana di Niscemi
«La mia casa doveva essere abbattuta, invece ha resistito alla frana a differenza di quelle che si trovano nella via di fronte alla mia». Da quando è nato, Vincenzo Interlandi vive in via Verdi a Niscemi, a poche centinaia di metri dalla zona rossa. Nel 1994 ha vissuto lo stesso incubo che oggi ha ingoiato 1.600 suoi concittadini: dopo giorni di pioggia ininterrotta, uno smottamento apre uno strapiombo proprio sotto la sua abitazione, senza però danneggiare l'immobile. Scatta l'evacuazione di 14 edifici.
«Con noi viveva la nonna che fu spostata in una casa di riposo - racconta - per non lasciarla sola, tutta la famiglia si trasferì con lei». Durò un mese, il tempo di ricevere il contributo per un alloggio alternativo: 600mila lire. «Siamo rimasti in affitto fino al 2003, poi il Comune smise di pagare e noi abbiamo deciso di tornare nella vecchia casa, anche se non eravamo autorizzati. Per l'amministrazione quello rimaneva un immobile da abbattere, ma non c'era nessuna zona rossa». Eppure per 12 anni la famiglia Interlandi sceglie di correre il rischio. Fino a quando in via Verdi viene messo in atto uno dei pochi interventi di consolidamento effettuati in tre decenni. Corre l'anno 2012 e il Comune esegue alcune opere per salvaguardare il versante ovest. Si realizzano la canalizzazione delle acque e strutture di terre armate a supporto della scarpata.

Davanti alla gigantesca frana delle ultime settimane proprio quel versante in gran parte ha retto. «Le opere - riflette Vincenzo - hanno fatto il loro dovere. Gli immobili sono rimasti in piedi, anche i miei. Per anni mi sono sentito dire che quelle case dovevano essere demolite. Che non c’era alternativa. Per anni ho vissuto sotto ordinanze di sgombero mai eseguite, espropri, pressioni, silenzi, intimazioni, rinvii. Eppure quelle case non sono mai crollate. Non perché qualcuno le abbia graziate, ma perché, una volta messo in sicurezza il terreno, hanno dimostrato di poter stare in piedi. Questo è il punto che oggi fa paura a qualcuno: il problema non erano le case. Il problema era il versante. Dove si è consolidato, la città ha resistito. Dove non si è intervenuti, il terreno ha ceduto».
A conclusione degli interventi del 2012, nella relazione geotecnica «si riconosce che le fondazioni dei fabbricati non ancora demoliti poggiano su terreno di sedime litoide di adeguata capacità portante e idoneamente stabile». E si decide di evitarne l'abbattimento. «Per oltre 20 anni - continua - ho vissuto in una casa considerata sacrificabile, senza poter programmare, ristrutturare, accedere a incentivi, fare scelte di vita normali. Non per un accertamento tecnico definitivo, ma per un limbo amministrativo».
L'ultima amministrazione comunale guidata da Massimiliano Conti ha provato a riprendere in mano la situazione di via Verdi e regolarizzare chi ci abita. Poi la grande frana ha interrotto tutto. «Questa storia - conclude - non riguarda solo me, ma il modo in cui una città decide chi deve essere protetto e chi può essere sacrificato».

