il corteo
Diecimila in corteo a Milano contro «le Olimpiadi insostenibili». Una frangia di antagonisti si scontra con le forze dell'ordine
Una manifestazione tranquilla e partecipata fino a quando un gruppo minoritario, nel quartiere di Corvetto, si è staccato e ha lanciato bottiglie e oggetti contro la polizia
Era la prima manifestazione dov'era prevista una grossa presenza di antagonisti dopo quella di Torino contro lo sgombero di Askatasuna, e anche a Milano ci sono stati momenti di tensione con cariche della polizia e idranti, anche se non ci sono stati feriti ma solo qualche contuso tra i manifestanti e sei fermati, appartenenti a vari centri sociali.
All’improvviso, in mezzo al traffico di un sabato di febbraio, compaiono tronchi senza radici. Centinaia di “chiome” squadrate sventolano, non frusciano: sono di cartone. Avanzano a onde, tenute in alto da mani di studenti, insegnanti, famiglie. È il simbolo scelto per raccontare ciò che molti nei cartelli chiamano “il prezzo ambientale del grande evento”: quegli alberi di larice che a Cortina d’Ampezzo non ci sono più, sostituiti dal cemento e dal ghiaccio della nuova pista di bob. Il giorno dopo l’inaugurazione dei Giochi invernali di Milano-Cortina e a Milano va in scena il corteo nazionale degli oppositori: “Riprendiamoci le città, liberiamo le montagne”.
Nel titolo dei lanci online compaiono circa cinquemila manifestanti. In altre stime, “oltre tremila” alla partenza. Più tardi, qualcuno dirà “fino a diecimila nel momento di massima partecipazione”. La battaglia sui numeri non cambia l’immagine: una foresta di cartone attraversa corso Lodi verso il Corvetto, sfiora lo Scalo Romana e il Villaggio olimpico, e si avvicina all’area di Santa Giulia, dove sorge una delle arene del ghiaccio. Nel finale, la tensione cresce: una frangia tenta di puntare verso la tangenziale, partono idranti e lacrimogeni di risposta; saranno cinque i fermati, secondo i primi aggiornamenti. Ma prima e oltre gli scontri resta l’onda lunga di un messaggio: i Giochi passano, le montagne restano.
La protesta è contro le "Olimpiadi insostenibili" e la presenza dell'Ice in Italia ma non solo, visto che la Palestina e anche il nuovo pacchetto sicurezza approvato dal Consiglio dei Ministri sono stati tra i temi della protesta.
In piazzale Medaglie d'Oro si sono ritrovati sigle antagoniste, associazioni e studenti che hanno dato vita al corteo aperto da uno striscione con la scritta: "Riprendiamoci le città, liberiamo le montagne". Il percorso ha attraversato corso Lodi e l'area dello Scalo di Porta Romana, consentendo ai manifestanti di lambire il Villaggio Olimpico, considerato uno dei punti simbolici della mobilitazione, senza particolari problemi ma giusto con qualche azione di protesta.
Dal cavalcavia dell'ex Scalo di Porta Romana alcuni manifestanti hanno esploso fumogeni e fuochi d'artificio in direzione dei binari ferroviari, esponendo due striscioni con le scritte "Binary is for trains" e "Go trans athletes". Un altro striscione, con la scritta "Ice out of Milan", è stato esposto in via Benaco da attivisti del centro sociale Il Cantiere, che si sono arrampicati su un'impalcatura.
Nel quartiere Corvetto, tappa finale del corteo, la scritta "Mercato popolare" ha sostituito quella di "Mercato comunale" sulla facciata del mercato di piazza Ferrara, struttura in disuso ma inserita nel progetto di riqualificazione "Mercati di quartiere", con cartelli contro la speculazione immobiliare e per il diritto all'abitare.
Gli scontri sono avvenuti nella zona del Corvetto, quando una frangia di partecipanti, incappucciati e con caschi, si è staccata dal corteo principale per dirigersi verso la tangenziale Est. Contro le forze dell'ordine, in tenuta antisommossa, sono stati lanciati bottiglie, petardi e altri oggetti. Gli agenti hanno effettuato cariche di contenimento e utilizzato idranti per disperdere il gruppo. La situazione è poi tornata sotto controllo permettendo la conclusione della manifestazione in viale Brenta.
