il caso
Anche il Muos a Niscemi fa i conti col rischio frana: aggiudicati i lavori dopo un iter autorizzativo rapidissimo
Nei giorni in cui la cittadina vive uno dei suoi drammi peggiori, gli Usa assegnano i lavori di consolidamento della base alla Pizzarotti
Il paese di Niscemi e la base statunitense dove da dieci anni è attivo il Muos distano poco meno di dieci chilometri. Ma la terra su cui poggiano ha caratteristiche simili. Così nell'ultimo periodo anche i militari Usa devono fare i conti con il rischio smottamento. Loro non solo se ne sono accorti, ma hanno anche avviato un progetto di manutenzione che ha trovato le porte aperte alla Regione siciliana per le autorizzazioni necessarie. Così, pochi giorni fa hanno aggiudicato i lavori, «un progetto di ingegneria naturalistica», all'impresa Pizzarotti, colosso internazionale delle costruzioni e conosciuta in Sicilia perché impegnata nel raddoppio ferroviario Giampilieri-Fiumefreddo e proprietaria del residence degli Aranci, il complesso che per anni ha ospitato il Cara di Mineo.
Il progetto per la base Usa di Niscemi riguarda "misure di mitigazione dell’erosione", «un lavoro - spiega la stessa impresa - che consiste nel ripristino e nella stabilizzazione del rilevato mediante l'utilizzo di strutture in terra stabilizzata meccanicamente, specificamente progettate per garantire la stabilità del pendio a lungo termine. Parallelamente, verrà eseguita la manutenzione del piazzale esistente per garantire un adeguato drenaggio delle acque superficiali, riducendo così il rischio di ulteriore erosione. Tale degrado, se non affrontato, potrebbe rappresentare un rischio per la sicurezza degli utenti e comportare ulteriori esigenze di manutenzione, con un conseguente aumento degli impatti ambientali e operativi». Infine, ci saranno interventi anche oltre l'area dove sorgono le parabole del Muos, il sistema di comunicazione satellitare destinato ai militari Usa: «Il contratto include anche l'implementazione di tecniche di ingegneria naturalistica volte a migliorare la stabilità naturale dei rilevati circostanti».
Questo progetto ha ottenuto la Valutazione di impatto ambientale in tempi insolitamente rapidi per gli standard della macchina amministrativa siciliana. La richiesta viene presentata alla Regione il 23 aprile del 2025. A luglio viene investita la Commissione tecnico scientifica che nel giro di due mesi acquisisce tutte le autorizzazioni necessarie e rilascia parere positivo con alcune prescrizioni. Il 15 settembre l'assessora al Territorio Giusi Savarino dichiara chiuso favorevolmente il procedimento.
L'aggiudicazione dei lavori alla Pizzarotti avviene proprio nei giorni in cui Niscemi vive il periodo peggiore della sua storia recente, con la frana che ha lasciato senza casa oltre 1.500 persone e con un futuro ancora incerto per la difficoltà di consolidare il fronte franoso lungo 5 chilometri. Nei 30 anni che separano la frana del 1997 da quella del 2026 troppo poco è stato fatto per la prevenzione. Tra gli interventi realizzati c'è quello sul versante ovest tra 2010 e 2012. Anche in quel caso - come adesso si prevede di fare nella base statunitense - furono create strutture di terre armate a supporto della scarpata, che probabilmente - come raccontato anche da chi vive lì - hanno salvato quella parte della cittadina.
Nelle scorse settimane in pochi hanno ricordato la convivenza forzata tra i niscemesi e il Muos. Il deputato regionale Ismaele La Vardera ha avanzato la proposta di far pagare agli americani una parte della ricostruzione. Francesco Attaguile - ex direttore degli affari internazionali della Regione siciliana sotto la presidenza di Raffaele Lombardo, cioè proprio nel periodo in cui gli Usa spingevano per realizzare le parabole - ha raccontato un episodio di quegli anni.
«L’ambasciatore americano Thorne - ricorda il politico siciliano - per superare le resistenze locali alla loro realizzazione, lasciando Palazzo d’Orleans mi disse testualmente: "Per favore direttore, la prego di chiarire al suo presidente che questa questione non è negoziabile"». Oggi Attaguile, alla luce anche dei mutati assetti internazionali, suggerisce di «porre sul tavolo - finalmente - il tema delle compensazioni spettanti alla Sicilia per il “servizio” che l’isola rende agli Usa e agli altri Paesi Nato con questa presenza e con quella della base di Sigonella, che ci rendono però obiettivo sensibile in caso di guerra». E con quelle, ricostruire Niscemi.
