Il caso
Cuore danneggiato trapiantato, Battaglia: «Così funziona il traporto di organi in Sicilia»
Il coordinatore regionale del Crt commenta quanto accaduto a Napoli. «Un errore non può fermarci. Lo dobbiamo agli ottomila pazienti in lista d'attesa»
Anche la Sicilia è scossa da quanto accaduto a Napoli. Il caso del cuore danneggiato trapiantato al bimbo di 2 anni all'ospedale Mondani ha aperto una ferita che sanguinerà per parecchio tempo. L'errore - «inaccettabile» lo ha definito il ministro Orazio Schillaci - ha scatenato una pioggia di interrogativi sulla rete dei trapianti. Domande che potrebbero avere degli effetti dirompenti anche sulla donazione degli organi.
Alcuni quesiti li abbiamo "girati" a Giorgio Battaglia, il coordinatore del Centro regionale trapianti della Sicilia. «Quanto accaduto a Napoli mi ha particolarmente colpito e toccato. Ma quando accade qualcosa del genere i medici devono assumersi le proprie responsabilità», dice.
Cosa intende?
«Quando, come in questo caso, ci rendiamo conto che è accaduto qualcosa di grave i medici non devono nascondersi, ma devono parlarne immediatamente e apertamente con i parenti. Qui ci troviamo poi davanti a un bambino di due anni. I medici devono essere pronti ad ammettere l'errore e dire: "Abbiamo sbagliato, soffro con voi". Non bisogna nascondersi ma prendersi le proprie responsabilità. E restare accanto alle persone. Il medico è chiamato anche a questo, secondo la mia visione».
Ma come è possibile che un cuore, o in generale un organo, da trapiantare venga trasportato in un contenitore e in modo non idoneo? Non ci sono dei protocolli da rispettare?
«Assolutamente sì. E sono stringenti. Nel 2025 abbiamo effettuato 4.000 trapianti. C'è stato un errore, che non deve assolutamente capitare, nella catena di eventi che collega il prelievo dell'organo donato al trapianto. Saranno le indagini ad accertare e ricostruire in quale momento della catena c'è stato l'errore».
Ma i trasporti di organi come avvengono?
«L'organo è deposto in un contenitore - simile a quello dei pic nic - dove è inserito l'organo assieme a dei liquidi di conservazione ad hoc. Sono delle procedure che assicurano elevati standard di sicurezza. Ma le posso dire che stiamo alzando ancora l'asticella in Sicilia e ci stiamo dotando di nuovi device per i trasporti di organi destinati al trapianto».
Come si alzerà l'asticella?
«A seguito di un accordo Stato-Regione abbiamo avviato le procedure per dotarci di macchinari di perfusione più stabili. Questi strumenti ad esempio permetteranno al cuore di essere perfuso e lasciato battente durante il trasporto. Ma va detto che già la rete siciliana assicura altissimi livelli di sicurezza. Lo dimostrano i numeri e i risultati».
Quanto accaduto a Napoli potrebbe avere un effetto boomerang sulle donazioni?
«Se così fosse sarebbe una sconfitta terribile. Ricordiamo che ci sono 8.000 persone in lista che sono in attesa di un organo, non possiamo permetterci passi indietro. Il caso di Napoli fa male a tutta la rete dei trapianti, ma non possiamo fermarci. Ci sono 8.000 vite da salvare».

