22 febbraio 2026 - Aggiornato alle 11:32
×

migrazione

L'arcivescovo Lorefice dopo i naufragi nel Canale di Sicilia: «Non è una tragedia, è una scelta politica»

Un appello contro le politiche di abbandono e per la dignità dei circa mille dispersi

22 Febbraio 2026, 11:13

11:14

L'arcivescovo Lorefice dopo i naufragi nel Canale di Sicilia: «Non è una tragedia, è una scelta politica»

Seguici su

L'arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice tuona contro il silenzio delle stragi nel Canale di Sicilia: «Non è una tragedia, ma precise scelte politiche disumane». In una lettera commovente indirizzata all’ONG Mediterranea Saving Humans, il prelato esprime profondo rammarico per non poter salpare con loro verso un mare Nostrum ancora «scosso e scandalizzato» dall’ennesima ondata di morte, figlia di politiche che ignorano i diritti umani e il diritto internazionale sul soccorso.

Il grido profetico dall’arcivescovado di Palermo

Lorefice non usa giri di parole: «Ennesima strage - non è una tragedia! - consumatasi nel più assoluto silenzio gridato da precise scelte politiche di ieri e di oggi», scrive, puntando il dito su violazioni sistematiche delle convenzioni Onu che impongono il salvataggio in mare. Il suo riferimento è ai naufragi fantasma nel Canale di Sicilia durante e dopo il ciclone Harry, tra il 18 e il 21 gennaio 2026, quando tempeste con onde alte metri e raffiche oltre 80 km/h hanno inghiottito gommoni partiti da Sfax in Tunisia e zone SAR libiche, lasciando circa mille dispersi secondo stime di Refugees in Libya e Mediterranea. L’arcivescovo elogia la missione dell’Ong come un «segno forte e prezioso» per rompere il «sonno degli occhi narcotizzati», denunciando un’Europa e un’Italia prigioniere di leggi che privilegiano «contenimento e abbandono», trasformando in criminali chi osa attraversare il mare in cerca di vita, libertà e pace.

Il mare restituisce i corpi: scene dal lutto silenzioso

Nelle ultime settimane, dalle coste trapanesi a quelle pelagiche, il Mediterraneo ha vomitato i resti di questa carneficina invisibile: un corpo emerso il 5 febbraio isolotto della Colombaia a Trapani, recuperato in mare aperto dalla Capitaneria di Porto; cinque cadaveri a Pantelleria tra inizio e metà febbraio, tra cui possibili minori trascinati sulle scogliere o galleggianti in mare, con i Vigili del Fuoco impegnati in operazioni strazianti. Poi, il 15 febbraio al largo di Marsala un uomo con giubbotto salvagente, il 16 a Torrazza di Petrosino un altro sulla spiaggia dopo una mareggiata furiosa, e ancora due recuperi distinti a San Vito Lo Capo e Custonaci grazie all’occhio vigile di pescatori locali. A fine gennaio, Lampedusa piangeva tre vittime certedue gemelline di un anno e un uomo dalla Guinea, stroncati dall’ipotermia durante uno sbarco disperato – mentre in Calabria, da Tropea, arrivavano altri quattro corpi sul Tirreno. Almeno 13 in Sicilia, 15-17 totali nel Sud Italia: corpi mutilati dai pesci, senza documenti né nomi, con procure come quelle di Trapani e Paola che dispongono autopsie per svelare violenze o cause precise in un puzzle di orrore sommerso.

Radici politiche di un cimitero marino

Quelle di Lorefice non sono parole isolate, ma un’accusa radicale a un sistema che pianifica l’oblio: ritardi nei soccorsi SAR, assegnazioni di porti lontani alle navi umanitarie, assenza di registri sulle partenze forzate da Libia e Tunisia. Il Viminale celebra un calo del 58% negli sbarchi di gennaio, ma le ONG come Mediterranea e ASGI contano oltre 1000 morti invisibili, inclusi i due cadaveri in decomposizione avvistati dalla Humanity 1 in zona libica e quello sull’Ocean Viking nei primi giorni di febbraio. Il ciclone Harry ha solo amplificato un dramma strutturale – rotte letali come il Canale di Sicilia, che dal 2014 reclama oltre 25mila vite – con partenze suicide sotto tempesta e soccorsi insufficienti, mentre rotte alternative verso Sardegna o Algeria emergono come nuove frontiere del terrore.

Un appello universale all’umanità

«Di fronte a tutto questo siamo chiamati a reagire, non come esponenti di un partito o tifosi di una squadra, ma come donne e uomini che vogliono rimanere fedeli al senso dell’umano», conclude Lorefice, evocando il diritto inalienabile alla mobilità per ogni essere umano. Mentre Mediterranea salpa per vigilare e rompere il silenzio, Alarm Phone e piattaforme come MEM.MED chiedono safe corridors e indagini urgenti. Da Palermo, questa voce profetica squarcia il velo su un cimitero marino che non tace: per gli ultimi aggiornamenti su naufragi Sicilia 2026, migrant deaths Mediterraneo e ciclone Harry, il grido dell’arcivescovo resta un monito ineludibile.