caso epstein
Hillary Clinton dalla difesa all’attacco: «Chiedete a Trump i file nascosti». Mancano 50 pagine con accuse al presidente
L’ex first lady difende di nuovo il marito Bill Clinton: «Mai stata a casa del finanziere»
«Non ero a conoscenza dei suoi crimini. Non ricordo di averlo incontrato e non sono mai stata sulla sua isola, né a casa sua o nei suoi uffici». Hillary Clinton non ha avuto esitazioni davanti alla commissione di sorveglianza della Camera che l’ha voluta sentire nell’ambito dell’indagine su Jeffrey Epstein.
«Una commissione che ambisce alla trasparenza dovrebbe andare a fondo della vicenda dei file spariti dal sito del dipartimento di Giustizia, quelli in cui una vittima accusa Donald Trump di crimini disgustosi», ha detto l’ex segretaria di Stato puntando il dito contro colui che, esattamente 10 anni fa, le ha inflitto la sconfitta politica più pesante della sua vita. Una ferita che ancora brucia e che Hillary non ha dimenticato. I suoi toni combattivi già dall’inizio della sua deposizione fiume a Chappaqua, nello stato di New York, hanno mostrato un’ex segretaria di Stato pronta a battersi e a togliersi qualche sassolino dalla scarpa contro Trump che l’ha insultata ripetutamente. Oltre che intenzionata a difendere ancora una volta il marito Bill.
Per Hillary il caso Epstein è solo l’ultimo di una lunga serie di episodi che l’hanno vista stoicamente scendere in campo a sostegno del suo “Bill”. Lo ha fatto per il caso Lewinski sopportando umiliazioni per anni. Lo aveva fatto molte volte in precedenza. Nel gennaio del 1992, sedendo su un divano accanto al marito, aveva risposto a domande senza sosta sulla sua vita matrimoniale dopo che una donna, Gennifer Flowers, aveva rivendicato una lunga storia d’amore di 12 anni con Bill. «Non sono seduta qui, una donnina a fianco del suo uomo come Tammy Wynette. Sono seduta qui perché lo amo e lo rispetto», aveva detto allora. A distanza di 34 anni, con lo stesso approccio e un piglio ancora più deciso, Hillary si trova nella stessa situazione: proteggere Bill dallo scandalo Epstein. L’ex presidente ha frequentato il pedofilo prima che fosse accusato di reati sessuali. È volato sull’isola almeno quattro volte, è stato immortalato più volte con il pedofilo e la sua complice Ghislaine Maxwell, anche in una piscina. Tutti episodi su cui ora toccherà all’ex presidente fare chiarezza.
Epstein «era un individuo atroce, ma non è il solo. Non si tratta di un caso isolato, né di uno scandalo politico. È una piaga globale con un costo umano inimmaginabile», ha spiegato l’ex segretaria di Stato ai deputati repubblicani e democratici che la interrogavano. Li ha quindi esortati a non accontentarsi di «ascoltare i punti stampa del presidente sul suo coinvolgimento». Trump - è il messaggio di Hillary - dovrebbe essere interrogato «sotto giuramento» per chiedergli «direttamente di spiegare perché il suo nome compare centinaia di migliaia di volte. Chi stanno coprendo?».
La richiesta dell’ex first lady è appoggiata dai dem, convinti che il presidente dovrebbe seguire i Clinton e presentarsi per essere sentito. Un consiglio che Trump difficilmente seguirà: il presidente si ritiene completamente «esonerato» dallo scandalo sulla base degli ultimi file pubblicati, dai quali mancano però 50 pagine relative alle accuse di una minorenne contro di lui. Una mancanza sulla quale i democratici intendono indagare.
Il tycoon comunque non è l’unico a tremare per Epstein nella sua amministrazione. Nel mirino delle critiche c'è anche il suo segretario al commercio Howard Lutnick. Dopo essersi detto disgustato dal pedofilo, Lutnick è stato costretto ad ammettere di aver visitato l’isola di Epstein e di averlo contattato in alcuni casi per partecipare a delle raccolte di fondi, una per Hillary candidata alla Casa Bianca.

