TRASPORTO LOCALE
Assunzioni AST, retromarcia a sorpresa: il Cda revoca il bando per 73 autisti. Dentro la crisi (di conti e di consenso) che ha cambiato la rotta
Il dietrofront arriva dopo proteste notturne in rimessa, una risoluzione parlamentare votata all’unanimità e rilievi sui conti aziendali
Il dietrofront arriva dopo proteste notturne in rimessa, una risoluzione parlamentare votata all’unanimità e rilievi sui conti aziendali: cosa è successo davvero, chi vince, chi perde e quali scenari si aprono ora per l’Azienda Siciliana Trasporti
Oggi il Consiglio di amministrazione dell’Azienda Siciliana Trasporti ha deciso quello che per settimane sembrava impossibile: la revoca dell’avviso di selezione per l’assunzione di 73 operatori di esercizio. È il colpo di scena che chiude (per ora) il “concorso più tormentato” del trasporto pubblico siciliano. E che riapre, di fatto, il capitolo più spinoso: come stabilizzare chi tiene in piedi il servizio da anni, senza forzare la legge e senza far saltare i conti.
Un dietrofront maturato in 72 ore
La sequenza è fulminea. Martedì la IV Commissione Territorio e Ambiente dell’ARS vota all’unanimità una risoluzione che chiede all’AST di ritirare l’avviso e al governo regionale di indicare un percorso di stabilizzazione degli interinali. Tra i promotori, il deputato di Sud Chiama Nord Giuseppe Lombardo; in Commissione è presente l’assessore all’Economia Alessandro Dagnino, che prende atto della linea indicata dal Parlamento. Due giorni dopo, giovedì, esplode la protesta: una quarantina di interinali – 145 in totale la platea, di cui 105 autisti – fermano i mezzi “non idonei” e denunciano il rischio di essere tagliati fuori dai posti stabili. Nella notte tra il 26 e il 27 restano in azienda. La mattina, la notizia: il Cda revoca l’avviso e da Palazzo d’Orléans trapela il compiacimento del presidente della Regione Renato Schifani.
Fino a mercoledì però il presidente del Cda Luigi Genovese aveva tenuto il punto: «Il bando resta attivo, salvo una diversa indicazione formale del governo». Era una posizione non solo politica, ma giuridica: per la governance dell’azienda, il concorso pubblico era «l’unico strumento ordinario» coerente con il piano di risanamento e con gli indirizzi votati in passato da governo e Parlamento. Poi, in poche ore, la curva. La procedura – con scadenza prevista il 2 marzo – viene ritirata.
Il nodo vero: conti e piano di risanamento
Dietro lo scontro “concorso vs. stabilizzazioni” si muove un tema meno visibile ma più determinante: la tenuta economico-finanziaria dell’AST. Nelle scorse settimane due note interne della Regione segnalavano un disallineamento tra il piano di risanamento 2025–2029 e l’andamento reale di conti e investimenti. I rilievi, portati in Commissione e rilanciati dal deputato Lombardo, sono pesanti: al 31 dicembre del 2025 si stimerebbe una perdita di esercizio di circa 1,4 milioni di euro a fronte di un utile programmato di circa 2,47 milioni; costi dei noleggi autobus e del lavoro interinale in aumento per complessivi quasi 7 milioni rispetto alle previsioni; criticità nell’attuazione degli investimenti per il rinnovo della flotta. In questo quadro, la stessa nota del 5 febbraio scorso richiamava la clausola del bando (art. 13) che consente la revoca “per sopravvenute circostanze organizzative o finanziarie”. Ed è precisamente la strada poi imboccata dal Cda.
Non è un dettaglio: il bando attribuiva fino a 50 punti su 100 alla prova pratica con una commissione nominata dal Cda. Una quota di discrezionalità che in Commissione ha alzato più di un sopracciglio, alimentando sospetti sulla trasparenza della procedura in un anno di importanti scadenze elettorali locali. È su questo terreno – conti, coerenza col piano, architettura della selezione – che la risoluzione parlamentare ha trovato un consenso trasversale.
Come si è arrivati qui: l’AST “in house” e l’orizzonte del servizio pubblico
Per capire la portata del dietrofront serve ricordare il passaggio del 17 giugno 2025: la Giunta Schifani completa la trasformazione dell’AST in società “in house” e le affida per 9 anni le tratte non aggiudicate con gara, per un totale di oltre 12,35 milioni di km/anno su 63 milioni complessivi del sistema regionale. Una scelta che salva l’azienda dalla crisi, ma la vincola a garantire la mobilità anche dove il mercato non arriva. In quel contesto, il superamento del lavoro interinale e la normalizzazione degli organici non erano un’opzione, ma un obiettivo strutturale.
È qui che nasce l’idea del concorso: assumere 73 autisti a tempo indeterminato e costruire una graduatoria triennale per coprire i pensionamenti e ridurre la dipendenza dal lavoro somministrato. Una “linea di principio” che il presidente Genovese ha difeso fino all’ultimo: stabilizzare è auspicabile, ma – sosteneva – servirebbe una base normativa specifica; in mancanza, il concorso pubblico resta lo strumento più solido. La politica ha però scelto un’altra priorità: prima si mette in sicurezza chi già guida i bus, poi si ragiona sul resto. Il bilanciamento tra diritto individuale all’accesso per concorso e tutela di chi assicura un servizio essenziale da anni è la frattura che ha spaccato il dibattito.
Cosa significa la revoca per i candidati (e per gli interinali)
Per chi aveva presentato domanda o si preparava a farlo entro il 2 marzo, la revoca azzera la procedura. È ragionevole attendersi – se e quando maturerà una cornice normativa chiara – un nuovo atto, con regole e criteri aggiornati. Ma tempistiche e modalità sono oggi tutte da definire.
Per gli interinali, il segnale politico è esplicito: l’ARS chiede una ricognizione e un percorso di stabilizzazione. Resta però il nodo-chiave: come disegnare un meccanismo compatibile con il diritto pubblico del lavoro e sostenibile per i conti aziendali. Le proteste hanno reso tangibile l’urgenza sociale del dossier.
Un’azienda necessaria: perché l’AST non può permettersi passi falsi
La riforma “in house” del 17 giugno 2025 ha consegnato all’AST un ruolo più che operativo: “garante di ultima istanza” della mobilità nelle aree meno servite e sulle tratte scoperte dal mercato. Significa che ogni fermata saltata ha un costo sociale alto: studenti, pendolari, anziani, turisti. E significa che l’azienda non può permettersi una guerra di trincea tra lavoratori “stabili” e “precari”, né un reclutamento che appaia opaco. Il salto di qualità invocato da tutti – politica, sindacati, utenti – passa da qui: conti in ordine, personale sufficiente e formato, flotta affidabile.
Un rischio da evitare: l’effetto boomerang sui servizi
In controluce, sindacati e osservatori temono l’effetto “boomerang”: revocare senza accelerare subito sul piano del personale rischia di lasciare il servizio in una terra di nessuno, con turni scoperti e maggiore ricorso a noleggi costosi. Già le note di fine gennaio-inizio febbraio indicavano un incremento del costo del lavoro interinale di circa 3,54 milioni e dei noleggi bus di circa 3,45 milioni oltre le previsioni di piano. Servono quindi decisioni rapide e coordinate: altrimenti, la toppa può costare più del buco.

