10 marzo 2026 - Aggiornato alle 20:31
×

il personaggio

Bernadette Grasso, la vicepresidente dell'Antimafia che "trattava" con il mafioso Vetro posti di lavoro

La numero due della commissione regionale citata nelle carte: il ponte tra lei e Vetro è stato Salvatore Iacolino

10 Marzo 2026, 17:21

17:59

Bernadette Grasso e quelle "trattative" con il mafioso Vetro per i posti di lavoro da distribuire

Seguici su

Switch to english version

L’inchiesta della Procura di Palermo che ha travolto i vertici della sanità siciliana lambisce anche le istituzioni sulla carta deputate al contrasto della criminalità organizzata. Al centro degli atti giudiziari emerge infatti la figura di Bernardette Grasso.

Grasso non è un’esponente di secondo piano: deputata dell’Assemblea Regionale Siciliana dal 2022 con Forza Italia, sindaca di Capri Leone e, circostanza rilevante, dal 2023 è vice presidente della Commissione regionale antimafia.

Il decreto di perquisizione tratteggia uno scivolamento della politica in un sistema di relazioni opache, mediate da Salvatore Iacolino, allora dirigente generale dell’Assessorato regionale alla Salute.

Salvatore Iacolino è accusato di avere svolto il ruolo di “ponte” tra l’amministrazione pubblica e Carmelo Vetro, indicato come “uomo d’onore” della famiglia mafiosa di Favara e già condannato per reati di mafia e sottoposto a misure di prevenzione.

In tale cornice, Iacolino si sarebbe adoperato per favorire incontri e contatti fra il boss e diversi amministratori con incarichi apicali, tra cui appunto la deputata Grasso. L’episodio che chiama in causa la vice presidente dell’Antimafia regionale è, secondo gli inquirenti, esemplare del circuito clientelare politico-mafioso.

Nel corso di uno degli incontri documentati tra Vetro e Iacolino — talvolta avvenuti anche in sedi istituzionali come la sede dell'assessorato regionale alla Salute — il pregiudicato favarese avrebbe offerto al funzionario una merce di scambio di particolare valore: la possibilità di segnalare lavoratori da assumere presso un’azienda operante nel territorio messinese. A questo punto entra in scena Bernardette Grasso.

Iacolino, stando alle carte dei pm e al decreto di perquisizione, decide di non avvalersi direttamente dell’offerta, ma di convogliare tale “opportunità di segnalazione” proprio alla parlamentare regionale. Gli atti della Procura di Palermo descrivono un passaggio ulteriore, ritenuto dagli investigatori ancor più rilevante: Bernadette Grasso avrebbe “interloquito direttamente con Vetro per l’indicazione delle persone da assumere”. Ed è qui che i pm rilevano amaramente la circostanza di una figura istituzionale di vertice impegnata nell’antimafia che si incontra con un esponente di primo piano di Cosa Nostra.

Il meccanismo ipotizzato delinea un do ut des inquietante: l’organizzazione mafiosa offre posti di lavoro alla politica e la politica, accettando di gestire tali assunzioni, finisce per avallare e rafforzare l’infiltrazione della consorteria nel tessuto socio-economico.