la reazione
Inchiesta Iacolino, Schifani lo sospende dal Policlinico di Messina. Fratelli d'Italia va oltre: «Si deve dimettere»
Il governatore emana anche un atto di indirizzo per valutare «la condotta morale» dei dirigenti. Dopo che un altro dei vertici regionali indagati era al suo posto nonostante sia a processo per corruzione dal 2020
Il presidente della Regione Renato Schifani sospende Salvatore Iacolino da direttore generale del Policlinico di Messina, dopo la notizia dell'indagine della Procura di Palermo a carico del manager della sanità. Per adottare il provvedimento il governatore ha convocato la giunta oggi pomeriggio alle 17. Iacolino - fortemente voluto dallo stesso Schifani alla guida del dipartimento della Pianificazione strategica dell'assessorato alla Salute e solo da pochi giorni trasferito nell'ospedale in riva allo Stretto - è accusato di concorso in associazione mafiosa e corruzione, con l’aggravante di avere agevolato Cosa Nostra.
Alla fine della riunione di giunta, una breve nota comunica che oltre alla sospensione, è stato avviato «nel contempo il procedimento di revoca della nomina».
Ma il principale partito di centrodestra della maggioranza, Fratelli d'Italia, va oltre: «Sarebbe opportuno che Salvatore Iacolino si dimettesse immediatamente, a prescindere da un'eventuale provvedimento di sospensione», fanno sapere all'agenzia Ansa.
Sulla sospensione di Iacolino dal Policlinico di Messina interviene anche la rettrice dell'ateneo dello Stretto. «Ritengo necessario che la questione della sua nomina a Direttore Generale dell’A.O.U. Policlinico “Gaetano Martino” di Messina venga affrontata con decisione, nell’interesse dell’Azienda, della sua piena funzionalità e della collettività - afferma Giovanna Spatari - La rilevanza dell’incarico e la delicatezza del contesto impongono, infatti, la massima attenzione, a tutela dell’Azienda, delle istituzioni coinvolte e delle persone direttamente interessate. Peraltro, la procedura di insediamento non risulta ancora completata. A fronte della nomina di competenza della Regione, resta da definire il contratto relativo agli obiettivi del Direttore Generale, passaggio che richiede anche il coinvolgimento della Rettrice e che, allo stato, non mi è stato ancora sottoposto. Prendo atto - continua - della convocazione straordinaria della Giunta regionale nella giornata di oggi e auspico che le conseguenti decisioni consentano di assicurare, in tempi rapidi, un quadro chiaro e la piena operatività dell’A.O.U., nell’interesse dell’Azienda, del personale e dell’utenza».
Il governatore Schifani ha anche annunciato di avere «firmato un atto di indirizzo rivolto ai dirigenti generali dei dipartimenti regionali e ai responsabili degli uffici speciali, con cui si dispone un rafforzamento dei controlli sulle autodichiarazioni presentate dai dirigenti in ordine alle eventuali cause di impedimento per la prosecuzione delle funzioni. Gli uffici dovranno verificarne periodicamente la veridicità». Nell'inchiesta, oltre a Iacolino, è infatti coinvolto un altro dirigente generale della regione, Giancarlo Teresi, alla guida del dipartimento delle Infrastrutture e Mobilità, nonostante fosse sotto processo per corruzione dal 2020. Oggi Teresi è nuovamente accusato di corruzione, stavolta aggravata dall’aver favorito Cosa nostra, e in particolare il boss di Favara Carmelo Vetro.
Nessuno alla Regione aveva posto limiti alla presenza di Teresi. Anzi, veniva invitato a rimanere e prolungare il suo contratto, nonostante l'età pensionabile. A farlo sono stati sia il direttore generale dell'assessorato regionale alle Infrastrutture Salvatore Lizzio (lo stesso posto dove lavorava Teresi), sia Duilio Alongi, il tecnico dal lungo curriculum che Schifani ha messo a capo della task force sulla frana di Niscemi e sugli interventi post ciclone Harry.
È un dettaglio che emerge da una intercettazione dell'inchiesta odierna: «Senti una cosa ma…tu la domanda l'hai fatta?», chiedeva il direttore generale Lizzio a Teresi. «No, la devo fare, prima di fare la domanda aspetto direttive», rispondeva l'indagato. «E perché non la fai?», lo incalzava Lizzio appoggiato da Alongi. «Falla subito! Domani mattina vieni e la fai... fai la domanda per un anno no? Perché mettere il limite a un anno… io ti direi di farla fino a settanta anni, se poi te ne vuoi te ne esci», diceva Alongi. «Va beh... a dici tu se! Va beh io la faccio, faccio la domanda e la faccio sempre a te Salvo, è giusto?», si informava Teresi. «Certo la fai a me e io ti dico; guarda, mi servi per il servizio per l'area uno», gli consigliava Lizzio. E Teresi accettava: «Perfetto ok, va bene».
Oggi Schifani annuncia un documento in cui si stabilisce che, «in caso di richieste di trattenimento in servizio oltre i limiti ordinari di età, i dipartimenti dovranno valutare non solo eventuali cause ostative, ma anche la condotta morale tenuta nell’esercizio delle funzioni pubbliche. L’iniziativa rientra nell’azione di rafforzamento della trasparenza e del controllo all’interno dell’amministrazione regionale».
Nessuno alla Regione aveva posto limiti alla presenza di Teresi. Anzi, veniva invitato a rimanere e prolungare il suo contratto, nonostante l'età pensionabile. A farlo sono stati sia il direttore generale dell'assessorato regionale alle Infrastrutture Salvatore Lizzio (lo stesso posto dove lavorava Teresi), sia Duilio Alongi, il tecnico dal lungo curriculum che Schifani ha messo a capo della task force sulla frana di Niscemi e sugli interventi post ciclone Harry.
È un dettaglio che emerge da una intercettazione dell'inchiesta odierna: «Senti una cosa ma…tu la domanda l'hai fatta?», chiedeva il direttore generale Lizzio a Teresi. «No, la devo fare, prima di fare la domanda aspetto direttive», rispondeva l'indagato. «E perché non la fai?», lo incalzava Lizzio appoggiato da Alongi. «Falla subito! Domani mattina vieni e la fai... fai la domanda per un anno no? Perché mettere il limite a un anno… io ti direi di farla fino a settanta anni, se poi te ne vuoi te ne esci», diceva Alongi. «Va beh... a dici tu se! Va beh io la faccio, faccio la domanda e la faccio sempre a te Salvo, è giusto?», si informava Teresi. «Certo la fai a me e io ti dico; guarda, mi servi per il servizio per l'area uno», gli consigliava Lizzio. E Teresi accettava: «Perfetto ok, va bene».
Oggi Schifani annuncia un documento in cui si stabilisce che, «in caso di richieste di trattenimento in servizio oltre i limiti ordinari di età, i dipartimenti dovranno valutare non solo eventuali cause ostative, ma anche la condotta morale tenuta nell’esercizio delle funzioni pubbliche. L’iniziativa rientra nell’azione di rafforzamento della trasparenza e del controllo all’interno dell’amministrazione regionale».
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