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L’inchiesta

Il sistema Vetro per ottenere gli appalti: «La massoneria rete alternativa e parallela alla mafia»

Dalle tessere della loggia trovate nel corso del blitz nel 2012 alle intercettazioni dell'inchiesta che sta travolgendo i palazzi della Regione

15 Marzo 2026, 17:14

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Il sistema Vetro per ottenere gli appalti: «La massoneria rete alternativa e parallela alla mafia»

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Quando Carmelo Vetro fu arrestato nel 2012 gli investigatori trovarono una serie di documenti «attestanti l'appartenenza alla Gran loggia d'Italia degli antichi liberi accettati muratori». In effetti la polizia giudiziaria scovò a casa del boss favarese due tessere della loggia massonica. Non furono sequestrate, ma fu dato atto del rinvenimento in una “annotazione” che finì anche agli atti del processo. E infatti il giudice ne fece preciso riferimento nella sentenza di condanna «al fine di delineare il contesto di riferimento» in cui si sarebbe mosso Vetro. Un contesto «non solo mafioso, ma anche massone».

La rete di relazioni creata da “compassi e grembiulini”, secondo gli investigatori coordinati dal procuratore Maurizio de Lucia, potrebbe ancora fare comodo all’indagato arrestato qualche giorno fa da Dia e Polizia per corruzione aggravata. Vetro sarebbe riuscito a far ottenere all’Ansa Ambiente appalti pubblici grazie ai favori “pagati” ai burocrati infedeli, fra cui Giancarlo Teresi. Anche lui finito in manette. Vetro «otterrebbe appalti pubblici - annotano gli investigatori - per migliaia di euro grazie a un sistema relazionale rispetto al quale la massoneria presumibilmente funge da rete alternativa e/o parallela alla struttura mafiosa classica, ma funzionalmente equivalente nell'obiettivo di penetrare e condizionare la pubblica amministrazione».

Vetro non nascondeva la sua adesione alla loggia. Anzi si vantava di essere uno che aveva un certo potere decisionale. Un’influenza che avrebbe usato in passato per far “entrare” il cugino Luca Sanfratello, che però dopo i suoi guai giudiziari non ci avrebbe pensato due volte a rinnegarlo. «L'ho fatto entrare nella massoneria... gli ho fatto conoscere la politica... gli ho ceduto il cinquanta per cento della mia società», si sfogava la scorsa estate con qualcuno. E aggiungeva: «Ti ho fatto entrare in massoneria, ti ho dato le conoscenze». Insomma è chiaro che l'essere massone per il boss favarese contava. Aveva un peso. Non a caso il collaboratore di giustizia ed ex mafioso agrigentino Maurizio Di Gati raccontava: «Carmelo Vetro, fin da giovane, è stato destinato a gestire i rapporti con le istituzioni e a mettere in relazione contesti massoni-mafiosi con rappresentanti amministrativi di alto profilo, per curare gli interessi del sodalizio mafioso di appartenenza».

Ora l’inchiesta della procura di Palermo, che ha coinvolto anche il burocrate Salvatore Iacolino, è a un bivio. Vetro e Teresi sono in carcere. Gli altri indagati conosceranno il loro destino dopo l’interrogatorio preventivo davanti al gip.

In molti si sono chiesti cosa abbia portato la procura palermitana a seguire due strade parallele così diverse. La differenza per Iacolino sarà stata determinata dal quadro indiziario. Vetro comunque tramite l’ex Dg della sanità sarebbe riuscito, secondo i pm, a stringere la mano a diversi politici e dirigenti regionali. Oltre a Salvatore Cocina, capo della protezione civile regionale, è spuntato anche il nome di Edy Tamajo in un articolo de La Repubblica. In un comunicato si legge che «in relazione alle notizie di stampa si precisa che: nel corso della intensa e affollatissima campagna elettorale per le ultime elezioni europee, l’assessore regionale Edy Tamajo non ha avuto alcun incontro né ha mai conosciuto il signor Vetro». Qualcuno al Palazzo di Giustizia di Palermo mormora che il punto di svolta dell’inchiesta è davvero vicino. «Lo scopriremo solo vivendo», cantava Battisti.