17 marzo 2026 - Aggiornato alle 10:58
×

Beni culturali

L'inscalfibile monopolio della Valle: appalto per i servizi eterno (quasi) come i Templi, ombra dei ricorsi sulla nuova gara

Dopo dieci anni di affidamento, vince di nuovo la stessa ditta: CoopCulture, il gigante della fruizione famoso soprattutto per la biglietteria del Colosseo (costata una maxi-multa dell'Antitrust)

17 Marzo 2026, 08:07

08:11

L'inscalfibile monopolio della Valle: appalto per i servizi eterno (quasi) come i Templi, ombra dei ricorsi sulla nuova gara

Seguici su

Switch to english version

Le gare pubbliche hanno questo di positivo: riescono a spezzare i monopoli, ampliando la platea di chi può aggiudicarsi un appalto con l’amministrazione. Per questo il Parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento si è affidato alla Centrale unica di committenza della Regione Siciliana, a maggio 2025, per bandire una gara europea. E questo dopo un decennio di gestione dei servizi a CoopCulture, in virtù del famoso bando del 2010, con firma del contratto nel 2016, cinque dilazioni e una sequenza di proroghe tecniche. Così, dopo un anno dalla gara, l’aggiudicazione provvisoria è arrivata poche settimane fa: ha vinto CoopCulture.

La Valle dei Templi è il più profumato dei molti fiori appuntati all’occhiello dell’archeologia isolana: nel 2024 ha fatto 1.062.949 visitatori. Fra gennaio e maggio 2025, 392.008. E nel Parco che la include ci sono anche il Museo regionale Pietro Griffo, la Casa natale di Luigi Pirandello ed Eraclea Minoa.

Tutto questo, insieme, fa 1.202.179 biglietti staccati due anni fa, e 454.880 nei primi cinque mesi del 2025. Nel 2024, la biglietteria ha fruttato 8.644.374,94 euro; nel 2023 erano stati 6.804.215,50 euro; nel 2022 5.703.335,50 euro. La curva di crescita riflette il successo di posti che attraggono sempre più turisti e altrettanti interessi.

Tant’è che il valore della concessione quadriennale agrigentina è il più alto di quello dei parchi siciliani: 31,92 milioni di euro per quattro anni, non rinnovabili (semmai, prorogabili).


L’architetto salta la pensione

Anche qui, come a Siracusa e Taormina, a tenere in mano il bandolo della proverbiale matassa è un architetto e dirigente regionale: Roberto Sciarratta, agrigentino classe 1960, nominato direttore del Parco di Agrigento a luglio 2019 dall’allora presidente della Regione Nello Musumeci, poi confermato nel 2023 «fino alla data presunta del suo pensionamento, prevista per il 31 dicembre 2025». Soltanto che a dicembre 2025 Sciarratta in pensione non c’è andato. E non ci andrà fino alla fine del 2027, che è la conclusione del suo incarico decisa dall’assessore ai Beni culturali Francesco Paolo Scarpinato.

Di Sciarratta si dicono molte cose buone: l’accessibilità della Valle dei Templi, da quando c’è lui, è diventata la priorità. Non c’è area che non sia adatta all’accesso dei disabili, non c’è luogo precluso a chicchessia. Il punto di vanto di una carriera di successo tanto da avere meritato anche il rinvio della pensione. E poi si dice anche che sia vicino al deputato regionale di Forza Italia Riccardo Gallo Afflitto, pure lui forte di una antica esperienza nella politica siciliana (e incursioni a Roma, dove è stato deputato), che gli è costata qualche indagine poi archiviata, con un occhio attento nei confronti dei templi. A un tiro di schioppo dai reperti, c’è l’albergo del suocero di Gallo Afflitto, arrestato nel 2018 perché accusato di falso e abuso d’ufficio per un terreno d’interesse archeologico da rendere parcheggio. Ai tempi, la notizia fece scandalo nazionale. Anche perché parte delle aree erano della Regione, che li aveva venduti al privato per poche migliaia di euro. In quello che le cronache chiamarono un esperimento alla Totò e Peppino con la Fontana di Trevi.

Le tre mostre “integrate”

Altri tempi, per fortuna. Da allora, la città e il Parco di strada ne hanno fatta, fino alla Capitale italiana della cultura nel 2025. Un risultato ottenuto anche grazie alla qualità dell’offerta che il territorio era stato in grado di offrire fin lì. A novembre 2023, la società Mediatica di Nicolosi, in provincia di Catania, scrive per proporre tre mostre d’arte da realizzarsi nell’area del parco nel biennio 2024 e 2025. Quando i fari di tutt’Italia sarebbero stati puntati sulla Valle capitale.


Che la ditta, in Sicilia, abbia spesso qualcosa da dire è un dato di fatto: è la creatura di Florinda Vicari e di suo marito, Gianni Filippini, storico amico personale del critico d’arte ed ex sottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi.

Nel 2023 il Parco aveva ospitato una mostra su Leonardo; negli anni successivi proponeva di «allargare il ventaglio narrativo [...] aprendo una finestra sulla contemporaneità e sulla dimensione internazionale», in quella che viene definita «un’unica formidabile operazione culturale». Le tre esposizioni vennero poi realizzate tutte sotto la dicitura “I tesori d’Italia”.

Formidabili, è certo, sono gli artisti coinvolti: Cimabue, Giotto, Botticelli, Tiepolo, Canova, De Chirico, Guttuso. Molte opere avrebbero dovuto essere chieste in prestito da Musei nazionali «già interpellati [...] per agevolarne la procedura tecnica e il protocollo». È più facile, cioè, per la Galleria degli Uffizi o per il Museo del Castello Sforzesco di Milano dialogare con il Parco archeologico della Valle dei Templi che con una società privata con sede a Nicolosi, per quanto accreditata.

La proposta, ai tempi, prevede anche di costituire un Comitato d’onore col ministro di allora, Gennaro Sangiuliano. A questo punto, Mediatica cala l’asso: la proposta è di incrementare il costo del biglietto di ingresso alla Valle dei Templi di due euro «al fine di garantire la copertura dei costi della mostra». Una volta che quelli si fossero ripagati, «concorderemo una revenue da stornare al Parco archeologico», si legge.

Di per sé, il biglietto integrato non fa male alla salute dei beni culturali. Per le amministrazioni ha costi limitati, si ottengono in cambio però esposizioni artistiche di altissimo livello, che difficilmente reggerebbero sul mercato se dovessero contare solo sulle proprie forze. Se vai in un posto dove già un milione di persone circa paga il biglietto, allora si ragiona. Il totale generale della prima mostra, per come ipotizzato da Mediatica, conta 406.340 euro di spese, inclusa una voce per gli imprevisti. La seconda costerà invece 336.693,59 euro; mentre la terza si prevede di pagarla 379.621,59 euro.

Ci vuole poco perché la proposta arrivi sul tavolo dell’assessorato ai Beni culturali. A maggio 2024 il Parco firma un accordo con il Consorzio Progetto Museo, dentro a cui stanno Mediatica e Tate produzioni, del palermitano Alessandro Martello, un tandem che nell’organizzazione degli eventi culturali nei parchi archeologici di Sicilia funziona (vedi alla voce: mostra dello scultore Igor Mitoraj nel parco della Neapolis di Siracusa). Nell’accordo, approvato dal direttore generale Mario La Rocca, la quota di “integrazione” stabilita per il biglietto sale a tre euro. Dei quali 1,25 riconosciuti al Parco («anche per tramite del proprio concessionario», cioè CoopCulture) e i restanti per gli organizzatori. Sommando le spese preventivate nel progetto, i tre appuntamenti (che vedono anche la consulenza dello stesso Sgarbi) costano 1.122.655 euro.


Considerando che fra giugno 2024 e il 31 dicembre dello stesso anno i visitatori paganti sono stati 466.215, la moltiplicazione è facile: incassi per 815.876,25 euro per i primi sei mesi di esposizione. E dai numeri manca ancora il 2025. Da cui un incasso che, a spanne, grazie al biglietto integrato, potrebbe sfiorare (se non superare) i due milioni. Nell’accordo finale firmato da Parco e Consorzio Progetto Museo, però, non si fa riferimento alle «eventuali revenue in favore del Parco» citate nella proposta originale.


“Archeopass” e CoopCulture

Ora che, nel 2026, la Sicilia ha l’onore di ospitare, a Gibellina (in provincia di Trapani), la Capitale italiana dell’Arte contemporanea, il “biglietto integrato” segue una filosofia un po’ diversa, si chiama “Archeopass”, è acquistabile dall’1 marzo, e riguarda i templi di Segesta e Selinunte, ma anche il Mac (Museo di arte contemporanea) di Gibellina, il Museo della fondazione Orestiadi e il Museo Belìce Epicentro di Memoria Viva. Anche a Segesta e Selinunte i servizi integrati sono gestiti dalla società CoopCulture, che nell’Isola si occupa anche dei siti culturali e archeologici del Palermitano.

Se la società è però famosa a livello nazionale è per la gestione della biglietteria del Colosseo dal 1997 al 2024. Nel 2025 per la società è arrivata una maxi-multa da sette milioni di euro comminata dall’Autorità garante per la concorrenza e il mercato. Per l’Antitrust, dopo un’istruttoria durata due anni, CoopCulture avrebbe portato avanti pratiche commerciali scorrette nella vendita dei ticket online, «avendo essa contribuito (con condotte attive e omissive) al fenomeno della grave e prolungata indisponibilità dei biglietti di ingresso per il Colosseo a prezzo base». Il 26 gennaio 2026, il Tar del Lazio ha rigettato il ricorso di CoopCulture, che chiedeva l’annullamento della sanzione. Per i giudici amministrativi, la coop era da censurare anche perché suo compito era «garantire il “risvolto socio-culturale” del servizio».


L’Antitrust non è abbastanza

Il Tar, però, è solo il primo grado di giudizio. A sottolinearlo è la commissione di gara per il servizio della Valle dei templi. Usciti i punteggi provvisori (CoopCulture prima con quasi venti punti di scarto sulla seconda), le altre partecipanti alla procedura ricordano alla commissione agrigentina, presieduta dal responsabile unico e direttore del Parco, Roberto Sciarratta, che il tema del Colosseo, vista la gravità delle accuse e l’esito dell’Antitrust, era forse da tenere in conto pure per la Valle dei Templi. «La commissione - si legge nell’ultimo verbale disponibile, quello dell’aggiudicazione provvisoria - considerato che la questione resta tuttora sub judice, ritiene che la stessa non ha valenza ostativa alla partecipazione alla presente procedura».

I mal di pancia si avvertono e qualcuno anticipa sottovoce impugnative. Poco male per i visitatori: nel frattempo CoopCulture ha ottenuto (già a settembre 2025) la proroga «fino alla ormai prossima aggiudicazione definitiva».