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19 marzo 2026 - Aggiornato alle 21:30
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il caso

Allarme Arctic Metagaz: perché la nave "fantasma" russa alla deriva terrorizza il Mediterraneo

Una bomba ecologica carica di gas e idrocarburi è alla deriva a un passo dalle nostre coste, in un'area densa di piattaforme e gasdotti sottomarini compreso il GreenStream che porta gas in Italia attraverso Gela

19 Marzo 2026, 18:18

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Allarme Arctic Metagaz: perché la nave "fantasma" russa alla deriva terrorizza il Mediterraneo

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All’alba del 3 marzo 2026, il Canale di Sicilia si è trasformato nello scenario di una potenziale e gravissima emergenza marittima. La metaniera russa Arctic Metagaz, colpita da droni navali in acque internazionali tra Malta e la Libia, è oggi un relitto fantasma alla deriva: gravemente lesionata da un ampio squarcio, ma ancora a galla.

L’unità, appartenente alla cosiddetta "flotta ombra" russa impiegata per aggirare le sanzioni sulle esportazioni energetiche, rappresenta una minaccia senza precedenti per uno dei bacini più fragili del pianeta. In questo momento vaga a nord della costa libica, in un’area strategica fitta - come ha rilevato il giornalista esperto di sicurezza marittima Sergio Scandura - di piattaforme petrolifere, infrastrutture sottomarine come il gasdotto GreenStream e attraversata da un traffico mercantile incessante.

Il 18 marzo 2026, cinque leader dell’Europa meridionale (Italia, Spagna, Malta, Grecia e Cipro) hanno lanciato un appello alla Commissione europea, definendo la situazione un "rischio imminente e grave" di catastrofe ecologica. La minaccia si articola su due piani distinti: un pericolo acuto per la sicurezza immediata e un rischio cronico di natura ecotossicologica. C'è anche chi ha ipotizzato un affondamento controllato.

A bordo si stimano circa 61.000 tonnellate di gas naturale liquefatto. Pur considerato un combustibile relativamente “pulito” in fase di utilizzo, fuori controllo diventa un pericolo improvviso e mortale. Il metano liquefatto, a -162 °C, se rilasciato sul mare ribolle a contatto con l’acqua e si volatilizza rapidamente formando una nube criogenica; se la concentrazione in aria si colloca tra il 5% e il 15%, la miscela è altamente infiammabile. Un qualsiasi innesco può provocare un flash fire — un fronte di fiamma che percorre rapidamente la nube — o esplosioni di grande intensità. Questo imponente potenziale energetico, unito all’instabilità di un’unità che mostra segni di incendio a poppa, ha indotto le autorità maltesi e italiane a istituire una severa zona di interdizione alla navigazione con un raggio di 7 chilometri.

Qualsiasi intervento in prossimità della falla, specie a freddo, esporrebbe i soccorritori a rischi elevatissimi. L’unico elemento relativamente rassicurante è che, una volta evaporato, il GNL non lascia residui persistenti nelle acque.

Il vero incubo ecologico non riguarda il carico, bensì i combustibili di bordo: circa 450 tonnellate di olio combustibile denso (fueloil) e 250 tonnellate di gasolio. Se il gas spaventa per gli effetti immediati, la fuoriuscita di questi prodotti oleosi comporterebbe un inquinamento di gran lunga più duraturo, costoso e distruttivo. Tali idrocarburi galleggiano in superficie, formano chiazze scure e, in parte, si emulsionano, aderendo tenacemente agli organismi marini e ai substrati. La degradazione procede lentamente — da settimane a molti mesi — con ricadute croniche sulla catena trofica: plancton, pesci, tartarughe, uccelli marini e delicate praterie sottomarine. Un cedimento dei compartimenti ausiliari dovuto all’instabilità dello scafo infliggerebbe al Mediterraneo una ferita profonda.

Trattandosi di un mare semichiuso, con lento ricambio delle acque e altissima biodiversità — che comprende specie protette come cetacei e tonno rosso — l’ecosistema è particolarmente vulnerabile. Un’eventuale marea nera in questo quadrante, sospinta da venti e correnti dominanti, investirebbe in tempi rapidi coste ad elevata sensibilità, minacciando irrimediabilmente le economie locali fondate su pesca e turismo, in particolare nell’Arcipelago delle Pelagie e sui banchi off-shore maltesi.

Oltre ai gravi profili chimici ed ecologici, la presenza di una nave di tali dimensioni alla deriva e "Not Under Command" lungo rotte commerciali cruciali aumenta drasticamente il rischio di collisioni, con possibili effetti domino sull’intera catena di approvvigionamento regionale. Mentre Mosca definisce l’attacco "terrorismo" e i Paesi europei valutano il ricorso a società di salvage specializzate attraverso il Meccanismo Ue di protezione civile, il margine temporale per scongiurare il peggio si assottiglia di ora in ora.