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29 marzo 2026 - Aggiornato alle 06:30
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Mafia

Santapaola: tensioni e faide interne per lo scettro mafioso della Stazione

Nelle carte del processo "Ombra" l'ascesa criminale di Daniele Strano. Ma gli storici lo ritengono poco affidabile: «È sfuggito di mano»

29 Marzo 2026, 06:00

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Santapaola: tensioni e faide interne per lo scettro mafioso della Stazione

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Il ruolo di responsabile mafioso del gruppo della Stazione Daniele Strano se lo voleva tenere ben stretto. Un’investitura nata forse più per mancanza di nomi a piede libero che per doti criminali. Strano è l’imputato che ha ricevuto la condanna più severa da parte del gup nel processo abbreviato figlio dell’inchiesta della squadra mobile “Ombra”. La giudice gli ha inflitto 20 anni: il massimo previsto considerando lo sconto del rito alternativo.

La Stazione è storicamente il fortino del defunto Sebastiano Ercolano lasciato in “eredità” al figlio (cugino omonimo del killer di Pippo Fava). Strano, fino a poco prima di passare al timone della squadra santapaoliana, bazzicava a Cibali. Forte del legame con Alberto Privitera (arrestato nel 2022 nel blitz Agorà proprio come capo della Stazione), sarebbe arrivato a ricoprire un ruolo di peso all’interno dell’organigramma dell’ala militare di Cosa Nostra. All’inizio del 2023 Salvatore Iudicello e Salvatore Ercolano discutevano proprio della riorganizzazione del gruppo di Cibali e della Stazione. «Stiamo cercando di riorganizzare i quartieri, dobbiamo capire in sostanza... come riferimento di Alfio. Alfio (Minnella) è quel ragazzo che è entrato ultimamente che cammina con Daniele (Strano)». Ercolano però non era d’accordo di mettere Alfio Minnella a capo del gruppo di Cibali: «Mpare per me Alfio è sbagliato». E da lì è nata la proposta di “mettere” Carmelo Fazio come responsabile nella zona dello stadio. Proposta che poi si concretizzava. «Sono andato da Melo e gli ho detto: “'Mpare, prenditi due giorni di tempo, parlane con Salvatore, non avete un parente vostro, un amico, uno di fiducia per dire...”. Ercolano a un certo punto svelava il nuovo capo della Stazione: “A Daniele glielo sta mettendo per conto di Aldo. La Stazione è il quartiere di mio padre da una vita”».

Ma nello scambio di battute fra Iudicello e Salvatore Ercolano veniva fuori il fatto che Strano sarebbe risultato poco affidabile. Alcuni storici affiliati infatti si sarebbero rivolti a Iudicello per risolvere alcune questioni: «Perché ormai Daniele ci è sfuggito di mano, è sempre con lui... la Stazione di cosa? Che non c’è mai? Che quando succede qualcosa quello della Stazione viene da me, tipo il figlio di Pippo (Zucchero), tipo i nostri va, ma che senso ha? Non lo so». Strano avrebbe contato sull’appoggio del vertice della famiglia di Cosa Nostra, Francesco Russo. Più persone, infatti, avrebbero preteso di prendere il suo posto nella leadership della Stazione. Quando Angelo Arena, storico componente di questa squadra di Cosa Nostra, tornava in libertà tentava di farsi strada. Ma su ordine diretto di Russo, e con il tacito assenso degli Ercolano, sarebbe stato “posteggiato” a Cibali. Anche Benny Zucchero, forte del legame di sangue col papà Pippo, pensava di avere più diritto di Strano per il ruolo di responsabile. Ma anche questa volta, con il sostegno di Christian Paternò, ha avuto la meglio. Ed era riuscito a restare al suo posto anche quando sono sfumate le ambizioni di Seby Ercolano, figlio di Mario.

Nemmeno il cognome Santapaola avrebbe fermato le ambizioni criminali di Strano. Un lontano parente dei Santapaola è stato bersaglio di un’aggressione. Quando è scattato il blitz Leonidi sulla stampa sono finite delle intercettazioni in cui Strano etichettava come «munnizzari» i figli di Turi “Colluccio” Santapaola. E avrebbe usato termini poco gentili anche nei confronti del figlio più piccolo del defunto Nitto. Questi fatti arrivavano alle orecchie della signora Grazia Santapaola, sorella di Turi “Colluccio” (arrestata qualche mese fa). La madrina si infuriava a tal punto da ordinarne l’omicidio. Che poi, non è ancora chiaro il perché, non si concretizzava.