il caso
L'ex comandante del carcere di Catania "infedele", la famiglia vuole la revisione del processo
L'avvocato Giuseppe Lipera ha, intanto, chiesto che venga trasferito al carcere militare di Santa Maria Capua Vetere
Chiederà la revisione del processo per il suo assistito l’avvocato Giuseppe Lipera che ha assunto la difesa di Giuliano Gerardo Cardamone, ex comandante della Polizia Penitenziaria in servizio al carcere di Bicocca. Condannato in via definitiva a dieci anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, Cardamone, oggi settantenne, a gennaio si era reso irreperibile e nei giorni scorsi è stato arrestato dagli agenti della Squadra Mobile che lo hanno catturato in un appartamento di viale Nitta, a Librino.
«Una prima lettura degli atti processuali - dice Lipera a La Sicilia - permette già di manifestare alcune perplessità in ordine alla motivazione della sentenza di condanna, seppur confermata dalla Cassazione e alcuni aspetti critici rimasti irrisolti».
Ma c’è di più. Lipera ha già fatto richiesta perché Cardamone per ragioni di sicurezza venga trasferito dal carcere di Agrigento - dove è detenuto dal 13 aprile, dopo l’arresto.
«Atteso il servizio ultra decennale prestato da Cardamone - spiega l’avvocato - al Dipartimento di Polizia Penitenziaria, in qualità di comandante alla casa circondariale Bicocca, carcere di massima sicurezza, si ritiene che abbia il diritto di essere immediatamente trasferito al carcere militare di Santa Maria Capua Vetere anche e soprattutto a tutela della sua incolumità e sicurezza».
L’ex comandante è ritenuto colpevole in via definitiva di aver collaborato con gli ambienti criminali catanesi mentre lavorava nel sistema penitenziario. Non solo ha favorito alcuni detenuti legati al clan Laudani offrendo servizi e agevolazioni in cambio di denaro, ma è stato totalmente a servizio della famiglia mafiosa.

