English Version Translated by Ai
20 aprile 2026 - Aggiornato alle 14:16
×

l'interdittiva antimafia

A Caltanissetta il“caso Delmastro” in salsa sicula, le carte che coinvolgono il padre del presidente del Consiglio

Gianluca Bruzzaniti, esponente di Fdi, è socio dell'azienda colpita dal provvedimento. Ecco perché la Prefettura ritiene la società esposta al rischio infiltrazioni

20 Aprile 2026, 12:08

12:39

A Caltanissetta il“caso Delmastro” in salsa sicula, le carte che coinvolgono il padre del presidente del Consiglio

Seguici su

Quella che doveva essere una questione burocratica e di trasparenza nei confronti della città per il presidente del Consiglio comunale di Caltanissetta si è trasformata in boomerang con le opposizioni che alzano il tiro, il sindaco Walter Tesauro che risponde e ora anche Ismaele La Vardera che tira in ballo Giorgia Meloni e chiede di prendere le distanze perché in Sicilia «c’è un caso Delmastro».

Ma riavvolgiamo il nastro. Nel 2019 Gianluca Bruzzaniti viene eletto in Consiglio comunale a Caltanissetta con 795 preferenze nella lista Udc, nel 2021 apre la Eco Clean srl con sede alla zona industriale. Una società che si occupa di servizi di pulizia. Nel 2023 la società partecipa ad alcuni bandi aperti sul Mepa dal Comune di Caltanissetta. Che Gianluca Bruzzaniti sia il nipote del boss di Caltanissetta tutti lo sanno, ma è anche vero che non ha pendenze giudiziarie. Ha sempre rigato dritto e per le sue parentele - ma su questo nessuno gli può dare una colpa - ha visto infrangersi un sogno lavorativo. Invece ora fa i conti con un provvedimento amministrativo che non lo fa stare tranquillo.

Nel 2024 Bruzzaniti viene eletto nuovamente in Consiglio comunale con 748 preferenze in Fratelli d’Italia, il più votato nella lista di Giorgia Meloni in città. Subito dopo grazie all’accordo nella maggioranza che sostiene il sindaco Walter Tesauro diventa presidente del Consiglio. E qui scatta la molla. Lascia la maggior parte delle sue quote societarie al padre, Emanuele Bruzzaniti, che ora detiene l’80%, mentre il figlio ne ha il 20%. Ufficialmente pensionato dell’Asp di Caltanissetta (con una benemerenza per l’emergenza Covid) Emanuele Bruzzaniti è cognato di Giuseppe Dell’Asta, già condannato.

Come procedura vuole, l’albo dei gestori ambientali inoltra istanza in Prefettura, alla vigilia dello scorso Natale l’audizione, il 25 gennaio la decisione perché «c’è una inequivoca compromissione dell’impresa, derivante dai rapporti di parentela e di frequentazione (anche in tempi recenti) con soggetti appartenenti a consorterie mafiose, oltre che dalle riscontrate cointeressenze economiche-imprenditoriali».

Il nome di Bruzzaniti senior spunta di striscio nelle carte dell’indagine sul cognato Dell’Asta che nel 2023 viene arrestato dai carabinieri per «l’estorsione con fattura» effettuata con la complicità di Giovambattista Vincitore (sono stati condannati rispettivamente a 12 e 8 anni e l’Appello per l’estorsione con l’aggravante del metodo mafioso si aprirà tra qualche giorno, mentre sono stati raggiunti anche da un’ordinanza per usura sempre con l’aggravante). A fare il suo nome è la vittima, la quale ricorda di essere stato avvicinato da Bruzzaniti intorno al 2011 e invitato a mettere le cose apposto con il Dell’Asta. Un racconto che smentisce in aula quando si trova faccia a faccia con il boss nell’incidente probatorio e ci tiene a precisare subito: «Se li faceva (le richieste, n.d.r.) non li capivo io perché sono stato sempre fuori di 'ste cose di... di estorsione».

L’informativa antimafia della prefettura nissena è stata confermata dal Tar di Palermo, evidenziando che la vicenda è assolutamente rilevante in chiave di prevenzione antimafia.

Nel frattempo Bruzzaniti è diventato anche consigliere provinciale e grazie al sostegno di FdI e Mpa il sindaco Tesauro è diventato il presidente ed ha assegnato allo stesso Bruzzaniti la delega per sport, turismo e sviluppo economico. Una delega che Lorenzo Tricoli (in carcere per le mazzette elargite all’ex deputato regionale Michele Mancuso) intercettato sosteneva che spettasse a lui quella del Comune. «Gianluca... è in buona fede... cioè nel senso che dru carusu c’ava a fari... ha fatto... ha fatto questa scelta di fari u presidente del consiglio... no?... Quando io gli ho detto va fatti l'assessuri... e iddru avia a fari l'assessore o sport turismo e spettacolo... mi capisci?... Tra l'altro sarebbe stato... per tutti quanti noi... no... no ora».

In un clima incandescente di botta e risposta nella politica locale, a rincarare la dose è Ismaele La Vardera che nell’andare a chiedere le dimissioni anche del sindaco Walter Tesauro (ipotesi respinta dallo stesso) alza l’asticella del dibattito: «La Meloni metta alla porta Bruzzaniti, è evidente che ormai Fratelli d’Italia sia un partito allo sbando». E lo fa richiamando il caso nisseno come quello del sottosegretario Delmastro con il clan dei Senese a Roma.