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La Vardera: «Nuovo caso Delmastro in Sicilia, la Meloni intervenga allontanando il presidente parente del boss»
Dopo la sentenza del Tar che parla di "compromissioni" per il rapporto di affinità parentale scoppia la polemica politica su Bruzzaniti e Tesauro
Una dura presa di posizione politica agita il capoluogo nisseno. In una nota diffusa alla stampa da Ismaele La Vardera, leader di ControCorrente, arriva l'attacco dopo il caso dell'interdittiva antimafia alla EcoClean, la società amministrata da Emanuele Bruzzaniti, padre di Gianluca che è il presidente del Consiglio Comunale, consigliere provinciale e assessore delegato. Non solo, l'esponente di Fratelli d'Italia detiene il 20% delle quote societarie.
«Apprendiamo che la società del presidente del Consiglio comunale di Caltanissetta - solleva La Vardera -, la seconda carica istituzionale nonché assessore alla provincia in quota Fdi, sia stata raggiunta da interdittiva antimafia. L’azienda che è stata costituita dal presidente del consiglio, che in passato ha ricoperto anche il ruolo di amministratore unico, oggi ha ricevuto una pesante interdittiva».
Nello stesso testo si richiama il dispositivo del TAR, che restituirebbe «un quadro preoccupante: 'Il compendio dei dati informativi raccolti ed elaborati dalla Prefettura restituisce un’inequivoca compromissione dell’impresa, derivante dai rapporti di parentela e di frequentazione con soggetti appartenenti a consorterie mafiose, oltre che dalle riscontrate cointeressenze economico-imprenditoriali, elementi tutti acquisiti nel pieno rispetto del principio del contraddittorio procedimentale'».
Nel mirino c’è Gianluca Bruzzaniti, presidente del Consiglio comunale e vertice di Fratelli d’Italia a Caltanissetta, che detiene il 20% delle quote della società interessata dal provvedimento. «Se i rapporti di parentela non si scelgono (lo zio infatti è il boss di Caltanissetta Dell’Asta), la scelta del rispetto delle istituzioni e della città con dimissioni non rinviabili va immediatamente intrapresa», sostengono.
La nota chiama in causa anche il sindaco e presidente della Provincia, Walter Tesauro, esponente di Forza Italia, accusato di proclamare distanza e rigore «sorvolando il fatto che è lui ad aver conferito la delega assessoriale a Bruzzaniti al Libero Consorzio Comunale». E ricordano che «è lo stesso Tesauro che aveva conferito a Lorenzo Tricoli (oggi in custodia cautelare in carcere per corruzione insieme a Michele Mancuso, ex deputato di Forza Italia) le deleghe a rappresentare la Provincia all’ATO CL1 e ATO CL2».
La chiosa è una richiesta perentoria: «Cosa aspetta ancora Tesauro a dimettersi?» "Riteniamo sia gravissimo che un esponente di Fratelli d’Italia abbia costituito una società che oggi, lo dice il TAR, abbia delle ‘compromissioni con soggetti appartenenti a consorterie mafiose, oltre che dalle riscontrate cointeressenze economico’», prosegue la presa di posizione. «Parole che pesano come un macigno e che di fatto assimilano questa vicenda con il caso Delmastro. La Meloni metta alla porta Bruzzaniti, è evidente che ormai Fratelli d’Italia sia un partito allo sbando in cui vale davvero tutto».




