La sparatoria di via Della Concordia
Il racconto del barbiere: «Mi hanno puntato la pistola urlando "unni è unni è"»
Le testimonianze dopo il ferimento. Intanto è arrivato il Riesame: il nipote del boss è rimasto in cella
Il Tribunale del Riesame ha deciso nel giro di ventiquattro ore. Rosario Litteri, 22 anni, resta dietro le sbarre. Il collegio ha confermato l’ordinanza firmata dalla gip Maria Ivana Cardillo, che è stata impugnata dal difensore, l’avvocato Luigi Zinno. Il nipote del boss Turi Cappello - indagato per lesioni gravissime e porto abusivo di armi - è accusato di aver sparato al culmine di una lite a strattoni e spintoni contro Angelo Ragonese, il 10 febbraio scorso, in via Della Concordia. La vittima, che è rimasta ferita alla gamba sinistra, non ha fornito una versione dei fatti che ha convinto gli investigatori. Fin da subito, dopo gli accertamenti sulla moto lasciata sulla scena del crimine e l’analisi delle immagini di videosorveglianza, i poliziotti avevano in mano il nome di un sospettato. Infatti hanno mostrato a Ragonese la foto di Litteri, ma la vittima - come si evince anche dalle intercettazioni - ha asserito di non «conoscere quel bambino». Eppure mentre parlava con parenti e amici Ragonese ha fatto precisi riferimenti al pistolero che però aveva un bersaglio diverso. «Io là mi ci sono trovato per sbaglio». Dalle indagini della squadra mobile, coordinate dal pm Rocco Liguori, è infatti emerso che Litteri fosse andato a cercare Giovanni Balsamo, il figlio del titolare della barberia, dove Ragonese lavorava grazie a un permesso dai domiciliari. Litteri e Balsamo (nipote di Tina Balsamo, moglie del boss Orazio Privitera) sono anche ex cognati. L’indagato ha una relazione con una delle figlie del santapaoliano Lorenzo Saitta “u scheletro”. E anche il figlio del barbiere ha avuto in passato una relazione con un’altra figlia del boss Saitta, proprietaria del centro estetico colpito l’anno scorso da una raffica di pistolettate.
La versione più cristallina di quello che è accaduto due mesi fa è stato Antonino Balsamo, il barbiere: «Ricordo che Angelo (Ragonese, ndr) si stava prendendo un caffè. A un certo punto ho visto arrivare due scooter con in sella quattro persone. Ho visto scendere uno che impugnando una pistola è venuto verso di me. Questo - ha detto agli investigatori - mi ha afferrato il braccio destro, puntandomi la pistola alla testa, mi ha spinto all’interno della barberia urlando testualmente “unni è? unni è?”, senza aggiungere altro e mi ha portato sino al retrobottega. Delle persone hanno urlato contro il mio aggressore “che stai facendo?”. L'uomo mi ha lasciato andare ed è uscito all'esterno. Io spaventato, sono rimasto pietrificato per qualche secondo, dopo di che sono uscito in strada e ho visto un folto gruppo di persone che si stava azzuffando a manate. Tra queste persone ho notato anche il mio dipendente, Angelo Ragonose. A un tratto - ha ripercorso - ho sentito l’esplosione di un colpo di pistola e subito ho notato che il gruppo di persone scappava».

