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10 maggio 2026 - Aggiornato alle 06:00
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catania violenta

Spedizioni punitive e pistolettate: «Ormai comanda chi ha il ferro»

Le strategie criminali sono cambiate: l’aggressione di venerdì sera via Cascino è solo l’ultimo caso di una lunga serie

10 Maggio 2026, 06:00

«La legge delle pistole ormai vale più del cognome». Parlava così qualche anno fa un rampollo dei clan mafiosi etnei. Un’intercettazione che diventa quasi una previsione di quello che sta accadendo in questi mesi sulle strade di Catania. I nuovi boss, per lo più ventenni allo sbando, sono mossi dal far sentire la loro voce attraverso il fuoco delle armi. Qualsiasi questione, anche la più banale come una lite in discoteca o in un campo di calcetto, si vuole risolvere facendo esplodere qualche colpo di pistola. Anche di kalashnikov.

Venerdì sera è stata organizzata una spedizione punitiva nei confronti di un 41enne (ne parliamo nell’articolo a lato): è stato massacrato a botte da un gruppo di picchiatori che sarebbero riconducili alla criminalità organizzata. La firma in via Cascino è stata lasciata: il colpo in aria per far capire che la rivoltella nella cintola la portano. E, forse, la prossima volta potrebbero anche usarla. I motivi del pestaggio potrebbero essere, come in recenti episodi, futili. E banali. Lunedì sera un ventottenne è stato colpito da un proiettile al piede a San Giorgio. Un mese fa, a Misterbianco, sono andati a sparare a un giovanissimo direttamente dentro la macelleria del padre, che è un personaggio con qualche trascorso giudiziario burrascoso.

Qualche settimana fa c’è stato un conflitto a fuoco nel fortino dello spaccio di cocaina in via Capo Passero: ma la droga non c’entrava con quella sparatoria. Un giovane, quella volta, ha rischiato davvero grosso. Si è infatti salvato solo grazie ai passanti che lo hanno visto accanto alla sua moto in via Fava e hanno chiamato l’ambulanza. E in questa violenta escalation è capitato anche di vedere coinvolte persone che non erano i reali obiettivi delle spedizioni punitive. Come nel caso dello sparo in via Della Concordia davanti alla sala da barba. Clima da Far West, ma fortunatamente siamo lontani dal mattatoio degli anni Ottanta e Novanta. All’epoca si ammazzava anche solo per uno sguardo frainteso. E i sicari finivano dietro le sbarre con una condanna all’ergastolo. Molti sono ancora dietro le sbarre e forse moriranno lì. Come Nitto Santapaola.

Il modello criminale è cambiato: violenza e terrore sono il modo per acquisire forza e potere, ma senza alcuna sentenza di morte. Massimo risultato riducendo al minimo i rischi. Pare questa la strategia criminale dei carusi che hanno sostituito nei quartieri i colonnelli spediti in galera dai colpi micidiali inferti dai blitz antimafia.