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L’inchiesta

Corse clandestine, dal mito “Tempesta” di Santapaola all’ostentazione di potere su TikTok

Dall’Etna al Calatino: la mappa delle piste illecite. Sui social le sfide al galoppo diventano un modo per accrescere il prestigio criminale dei clan

12 Maggio 2026, 06:44

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Corse clandestine, dal mito “Tempesta” di Santapaola all’ostentazione di potere su TikTok

Marketing equino? Un po’ azzardato identificarlo così. Ma la viralità dei video e dei reel sulle corse clandestine - con tutti i rischi connessi - ha per forza di cose alla base una strategia divulgativa volta a potenziare, amplificare e rafforzare quella o quell’altra scuderia che è legata (direttamente o indirettamente) a un clan mafioso. Venerdì pare ci sia stata festa a Trappeto Nord per la vittoria alla corsa clandestina che si è svolta all’alba in una strada secondaria di Palagonia, nel Calatino. La scuderia - già identificata dai poliziotti con relative denunce alla procura di Caltagirone - però è di San Cristoforo.

I “picciotti” dell’altra zona però avrebbero “sponsorizzato” (a proposito di marketing) il fantino. Da lì le celebrazioni. Condividere video, fare dirette social, fare tam tam sulle chat appaiono dei passi falsi. Ma l’ostentazione del potere (lo “spacchiamento” per dirla alla catanese) pare essere ben calcolata nel rapporto rischi-benefici. Tagliare per primi il traguardo in queste competizioni incivili, ormai anche con scene da Far West con colpi di pistola e mitragliate, fa acquisire un prestigio criminale che poi è direttamente collegato agli affari illeciti e mafiosi. In questa campagna di marketing poi ci sono anche i loghi di riconoscimento: da qualche anno, infatti, le scuderie che rappresentano le cosche mafiose condividono sui social l’emoji delle bandiere di alcune nazioni. E alcune volte i calessini sono colorati con le tinte di quel vessillo. Un altro modo per “comunicare” all’esterno “l’appartenenza mafiosa”. Così la bandiera brasiliana è l’emblema dei Santapaola-Ercolano, quella degli Stati Uniti dei Cappello-Carateddi, quella della squadra del Milan dei Cursoti milanesi.

L’organizzazione di corse clandestine è una pratica che si è affermata diversi decenni addietro alle falde dell’Etna. Il cavallo è un animale simbolo per la città. Non solo per l’allevamento ma anche per la tradizione culinaria. Il panino con la carne di cavallo è il piatto tipico dello street food catanese e delle trattorie di via Plebiscito. Non dimentichiamo la levata di scudi dei macellai quando è arrivata la notizia della proposta di vietare il consumo di carne equina.

Per alcuni boss di Cosa Nostra è stato (e lo è tuttora) uno status symbol possedere un purosangue. Mafia e cavallo è un binomio che risale a diverso tempo fa. Una delle tre famiglie che ha rappresentato l’ala vincente della famiglia catanese di Cosa Nostra, dopo l’omicidio di Pippo Calderone alla fine del 1970, è quella dei Ferrera. Che sono conosciuti nella malavita come “Cavadduzzu”. La statua di un cavaliere in groppa al suo destriero è realizzata davanti la tomba di famiglia al cimitero. Una firma inequivocabile.

Molti criminali-cowboy hanno un obiettivo: superare le imprese di Tempesta, il cavallo di Angelo Santapaola, che di corse clandestine - anche a Palagonia - ne ha vinte a bizzeffe. Poi fu ammazzato per ordine del cugino Enzo, figlio del defunto Nitto Santapaola, e del “suo stallone” è rimasto il mito. Un’altra famiglia specializzata nell’allevamento e nelle organizzazioni delle sfide fra calessini è quella dei Piacenti di Picanello, denominati i “Ceusi”. Il quartiere è disseminato di scuderie collegate al clan mafioso. Un altro boss fissato con l’ippica è stato Sebastiano Lo Giudice, meglio conosciuto a San Cristoforo come Ianu “u carateddu”. Il killer dei Cappello-Bonaccorsi, non a caso, fu catturato da latitante mentre si trovava in una stalla. Un collezionista di carrozze è invece Turi Amato, storico boss della strada Ottantapalmi - via Della Concordia - che si è sposato con Grazia Santapaola, cugina del padrino Benedetto scomparso a Opera lo scorso marzo.

Passano gli anni, ma le strade scelte per sfidarsi come in una pista di un ippodromo sembrano essere sempre le stesse. La mappa ultimamente è stata stilata anche in una relazione della Commissione nazionale sulle ecomafie. Dall’Etna con la SP 92 di Nicolosi, la Contrada San Marco di Paternò, la Zona Piscine di Camporotondo Etneo, la SR Mareneve di Randazzo fino alle distese di campagne calatine con la SB 37 Contrada Margia di Palagonia. La geografia delle stalle si è un po’ allargata: prima c’erano Picanello e San Cristoforo ad avere quasi il monopolio. Ma ora se ne trovano all’Antico Corso, a Librino, San Giorgio e in via Capo Passero a Trappeto Nord. L’ultima gara, quella diventata virale anche grazie alla condivisione dell’animalista-influencer Enrico Rizzi, ha avuto una piccola novità rispetto alle prassi criminali. E cioè la giornata della competizione. Solitamente le sfide si disputano di domenica, stavolta lo sparo d’inizio della gara equina è stato all’alba di un venerdì. Se è stata una strategia per evitare contraccolpi giudiziari è servita a poco, visti i risultati investigativi arrivati nel giro di poche ore.