lutto nella musica
E' morto Gino Paoli, da "Sapore di Sale" a "Quattro amici al bar" una vita da star
Addio all'ultimo poeta della musica italiana: aveva 91 anni, era nato a Monfalcone
La musica italiana oggi saluta uno dei suoi più grandi e indimenticabili interpreti: Gino Paoli si è spento il 24 marzo 2026, a 91 anni, nella sua città natale, Monfalcone.
Il celebre cantautore se ne va a pochissima distanza dalla morte della sua storica musa e grande amore, Ornella Vanoni, scomparsa a 91 anni nel novembre 2025. In quell’occasione Paoli le aveva rivolto un ultimo, toccante omaggio inviando alla camera ardente un cuscino a forma di cuore composto da rose gialle.
A quel dolore si era aggiunto, nel marzo 2025, un ulteriore lutto: la scomparsa improvvisa del figlio sessantenne Giovanni, nato dal primo matrimonio con Anna Fabbri, stroncato da un infarto.
Nato a Monfalcone il 23 settembre 1934, figlio di un ingegnere navale e di una casalinga, Paoli crebbe a Genova, diventando uno dei pilastri della rinomata “scuola genovese” insieme agli amici fraterni Luigi Tenco, Bruno Lauzi, Fabrizio De André e Umberto Bindi.
Dopo esordi incerti e 45 giri passati quasi inosservati, la svolta arrivò nel 1960 con il brano autobiografico “La gatta”, cui seguì l’immensa affermazione de “Il cielo in una stanza”, capolavoro ispirato da un bordello genovese che Mogol affidò alla voce di Mina, consacrando definitivamente Paoli come autore.
Da allora la sua penna ha regalato all’Italia e al mondo pagine intramontabili: “Che cosa c’è”, “Senza fine”, “Sapore di sale” (arrangiata da Ennio Morricone e legata al sentimento per Stefania Sandrelli), “Una lunga storia d’amore” e “Quattro amici”, brano con cui vinse il Festivalbar nel 1991.
La sua è stata un’esistenza intensa, segnata da passioni ardenti, tormenti e sregolatezze. Schietto e allergico ai compromessi, finì sui rotocalchi per la relazione considerata scandalosa con la giovanissima Stefania Sandrelli, dalla quale nacque la figlia Amanda.
L’apice del suo dolore interiore si consumò l’11 luglio 1963, quando, schiacciato da crisi personali e delusioni, tentò il suicidio sparandosi al cuore. Miracolosamente, l’ogiva si fermò nel pericardio senza intaccare il miocardio; i medici decisero di non estrarla, spiegando che un intervento sarebbe stato fatale e avvertendolo che, se il proiettile si fosse spostato, sarebbe morto nel giro di dieci minuti.
Con quel proiettile nel torace Paoli ha vissuto oltre sessant’anni, attraversando e superando prove durissime, dal tunnel dell’alcol alla droga. Accanto a una formidabile carriera artistica, costellata da collaborazioni assidue con giganti del jazz come Danilo Rea e da continue reinvenzioni fino all’ultimo album del 2019, “Appunti di un lungo viaggio”, Paoli si distinse per un profondo impegno civile e politico.
Autodefinitosi orgogliosamente “anarchico”, fu eletto deputato nel 1987 come Indipendente di Sinistra nelle file del Partito Comunista Italiano, ricoprì l’incarico di assessore alla Cultura ad Arenzano e, anni dopo, venne nominato Presidente della SIAE (dal 2013 al 2015). Sposato dal 1991 con Paola Penzo, autrice di alcuni suoi testi e madre di tre dei suoi cinque figli, Gino Paoli lascia un patrimonio musicale inestimabile.
La sua voce inconfondibile ha attraversato le generazioni, raccontando amore, amicizia e malinconia con tenera ironia e una lucidità disarmante. Da oggi, sotto “quel soffitto viola” che ha fatto sognare intere generazioni, l’Italia si scopre più povera, avendo perso per sempre uno dei suoi cantautori più autentici, graffianti e coraggiosi.