English Version Translated by Ai
24 marzo 2026 - Aggiornato alle 20:35
×

la morte del cantante

Gino Paoli, l'eterno poeta della canzone italiana: viaggio tra i suoi capolavori

Da La gatta a Appunti di un lungo viaggio: i brani, le svolte e l'eredità musicale del grande cantante

24 Marzo 2026, 16:43

16:51

Gino Paoli, l'eterno poeta della canzone italiana: viaggio tra i suoi capolavori

Seguici su

L’Italia saluta Gino Paoli, scomparso a 91 anni. Cantautore dal carisma inconfondibile e colonna della “scuola genovese”, lascia un patrimonio artistico di rara grandezza.

Ripercorrerne i capolavori significa attraversare decenni di storia nazionale, fra liriche urbane, amori tumultuosi, fratture intime e svolte che hanno ridisegnato la canzone d’autore. L’esordio folgorante risale al 1960 con “La gatta”. Quella pagina autobiografica, che evoca una soffitta sul mare e una macchia nera sul muso di un felino, vendette inizialmente pochissimo, ma grazie a un passaparola incontrollabile divenne un trionfo, aprendo le porte a una carriera straordinaria.

Nello stesso anno nacque “Il cielo in una stanza”, autentica cesura rispetto alla tradizione dell’epoca. Ispirata a un incontro fugace in un bordello, la composizione esplose nell’interpretazione di Mina, rivelando il talento di Paoli nel trasformare uno spazio fisico in un universo emotivo sconfinato.

Nel 1961 vide la luce “Senza fine”, valzer in tre quarti scritto in appena mezz’ora e dedicato all’allora compagna Ornella Vanoni. La melodia, essenziale e avvolgente, e il testo che indugia sulle mani e sull’infinito segnarono l’apice del loro sodalizio artistico.

Due anni più tardi arrivò l’inno delle estati italiane: “Sapore di sale”. Composta in una casa deserta a Capo d’Orlando, fu impreziosita dall’arrangiamento di Ennio Morricone e dal sax di Gato Barbieri, conquistando rapidamente il Disco d’oro. Sempre nel 1963, “Che cosa c’è” propose un valzer minimalista e una dichiarazione d’amore immediata: la versione sussurrata dallo stesso Paoli dominò le classifiche.

Pur attraversando periodi bui, la sua vena compositiva non si è mai inaridita. Negli anni Ottanta conobbe una potente rinascita grazie a “Una lunga storia d’amore” (1984), scritta per la colonna sonora del film “Una donna allo specchio” con Stefania Sandrelli: una ballata tenera e malinconica sulla fugacità della passione, che ne confermò lo statuto di impareggiabile chansonnier dal respiro internazionale.

Nei Novanta tornò in vetta con “Quattro amici al bar” (1991), brano guida dell’album “Matto come un gatto” e vincitore del Festivalbar, divenuto un vero inno generazionale.

Fino ai più recenti riarrangiamenti in chiave jazz, come nell’elegante “Appunti di un lungo viaggio” (2019) realizzato con Danilo Rea, Paoli ha dimostrato che la grande musica non conosce età né confini.

Le sue canzoni, costruite su melodie nitide e una profondità emotiva vertiginosa, continueranno a risuonare “su nell’immensità del cielo”, toccando e commuovendo generazioni a venire.