siracusa
Whoopi Goldberg sarà Medea al teatro greco, pioggia di critiche: «Un gigantesco Sister Act tragico»
Non solo la scelta del premio Oscar per il 2028, anche la regia del coreografo Peparini, arrivato da Amici e sempre più presente nella programmazione dell'Inda, scatena una tempesta di reazioni
Non è ancora stata ufficializzata dalla Fondazione Inda la stagione del 2028, ma sta già infiammando il dibattito culturale, travalicando i confini della critica teatrale per trasformarsi in un caso politico, sociale e identitario.
Al centro della tempesta, come anticipato da La Sicilia, c’è il progetto di una “Medea” euripidea come quarto spettacolo in cartellone che vedrebbe la regia del coreografo Giuliano Peparini e il premio Oscar Whoopi Goldberg nei panni dell’infanticida della Colchide. A intervenire con toni durissimi è stato l’avvocato Corrado Giuliano, autore di una lunga lettera critica nei confronti della direzione artistica e culturale intrapresa dalla Fondazione. Nel documento, il legale individua nella possibile scelta dell’attrice americana il simbolo di una trasformazione più ampia del teatro classico siracusano.
«La scelta della Goldberg, attrice di indiscutibile carisma – scrive Giuliano – ci sembra avulsa dalle esigenze della recitazione classica all’aperto». Secondo l’autore della lettera, la tragedia euripidea rischierebbe di trasformarsi «in un gigantesco “Sister Act” tragico, privo della necessaria barbarie arcaica e saturo di quella retorica inclusiva cara alle passerelle internazionali red carpet».
Per Giuliano, il progetto del 2028 si inserirebbe all’interno di una strategia di marketing territoriale che confonde deliberatamente l’internazionalizzazione culturale con la mondanità d’accatto. Il braccio armato di questa metamorfosi commerciale è il coreografo Peparini, la cui onnipresenza nei cartelloni siracusani assume ormai i contorni artistici. Siracusano d’adozione, Peparini è transitato con disinvoltura dalla trasmissione “Amici” di Maria De Filippi alla regia delle tragedie antiche, compiendo un percorso che per molti addetti ai lavori rappresenta lo snaturamento definitivo dell’Inda.
In quattro anni ha occupato la programmazione del Teatro Greco: dopo il debutto con Ulisse, l’ultima Odissea, è tornato con Horai - Le quattro stagioni, per poi approdare all’Iliade e, infine, al progetto sulle Metamorfosi di Ovidio. «Questo monopolio estetico solleva dubbi di ordine filologico e teatrale che certamente non sono di mia competenza. La cifra stilistica di Peparini, fondata sulla moltiplicazione di ballerini, acrobati, proiezioni visive e coreografie di massa, risponde alla necessità di riempire lo spazio con una stimolazione visiva costante».
Un giudizio che investe pure il ruolo della governance della Fondazione e del presidente Francesco Italia. Nella lettera si parla di una «sottomissione del patrimonio pubblico alle logiche del fashion e dello star system hollywoodiano, maturata nel corso degli ultimi anni. Mentre sui social impazza la polemica, c’è chi parla «della nostra nuova cultura, ormai svuotata di contenuti», chi invece sottolinea che «tante attrici che hanno fatto la scuola d’Arte drammatica dell’Inda, rispetto alla Goldberg, non possano avere la possibilità di lavorare al Teatro Greco».
