11 febbraio 2026 - Aggiornato alle 14:23
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l'intervista

Grandi appalti, parla il Ceo di Cmc: «Sulla Ragusana pagheremo gli stipendi. La metro di Catania? Siamo creditori di 170 milioni»

Antonio Politano è alla guida di un impero che negli ultimi mesi è arrivato anche in Sicilia. Tra pagamenti arretrati e cantieri fermi, è scattato l'allarme. A cui il ceo prova a dare risposta

11 Febbraio 2026, 07:49

ragusa catania cmc

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Nel giorno dello sciopero dei lavoratori, arriva la buona notizia attesa: Anas ha comunicato la presa d'atto del subentro della Cmc sul terzo lotto della Catania-Ragusa. È il via libera che si aspettava per procedere al pagamento delle mensilità arretrate agli operai, che non vedono stipendi da ottobre. La conferma arriva sia da Anas (stazione appaltante), sia dalla stessa azienda che ha preso il posto di Manelli Costruzioni. «È una bella notizia, Anas ci ha notificato il provvedimento che vale per tutti i loro cantieri in Italia, si apre una nuova fase».

A parlare è Antonio Politano, Ceo della Cmc. Avvocato di origini calabresi trasferito a Firenze dal 1985, insieme alla moglie Asmaa Gacem, trentenne imprenditrice italo-marocchina, ha costruito un impero che negli ultimi anni si è esteso dal calcio (con la squadra del Prato) alle residenze sanitarie, fino alle costruzioni e alle grandi opere. In Sicilia si trova a gestire numerosi appalti: dal collettore fognario di Palermo alla metropolitana di Catania, dal raddoppio della strada Ragusana fino alla linea ferroviaria tra Caltagirone e Niscemi.

Nelle ultime settimane, però, tra stipendi non pagati e lavori fermi, è suonato più di un campanello d'allarme. A cui oggi Politano prova a dare risposte, rimandando in qualche caso la palla nel campo delle stazioni appaltanti, a cominciare dalla Ferrovia Circumetnea di Catania.

«Ci siamo ritrovati 170 milioni di euro di lavori fatti e non pagati - attacca - Ecco qual è il problema, che non si può lavorare gratis perché non possiamo sostituirci allo Stato».

Andiamo con ordine. Ieri c'è stato l'ennesimo sciopero dei lavoratori del Consorzio Achates sulla Catania-Ragusa. Pagherete voi adesso le tre mensilità arretrate?
«Abbiamo dovuto attendere che fosse riconosciuto il nostro diritto a subentrare, perché non avevamo alcun titolo giuridico per entrare nel cantiere e neanche per pagare i dipendenti. Noi abbiamo sostituito Manelli, ma non siamo entrati nella società consortile, che resta un soggetto giuridico a parte che oggi è messo in liquidazione».

Adesso che Anas ha formalizzato il subentro, come procederete?
«Come detto nelle cinque riunioni avute con i sindacati a partire dal 5 dicembre, per prima cosa assumeremo nei prossimi giorni tutti i lavoratori del Consorzio, come fatto nelle altre commesse. Nel frattempo stiamo studiando il modo per procedere al pagamento a fronte di una cessione del credito dei lavoratori, perché noi in teoria non abbiamo una titolarità giuridica sugli stipendi arretrati. Loro hanno lavorato per il Consorzio. Avrebbe avuto senso che i pagamenti li avesse fatti la stazione appaltante, ma troveremo la soluzione come abbiamo già fatto per il cantiere di Palermo. Però è bene precisare una cosa».

Dica.  
«Noi abbiamo presentato le richieste di subentro alle stazioni appaltanti il 3 dicembre. Le risposte ci sono arrivate solo in questi giorni, probabilmente grazie anche all'intervento dei sindacati e all'impegno dei lavoratori».

Per quanto riguarda l'appalto con la metropolitana di Catania, sulla tratta Stesicoro-Palestro, il subentro è arrivato a metà gennaio da parte di Fce. Ma seppur abbiate sempre pagato i lavoratori, il cantiere è fermo e c'è preoccupazione per un'opera strategica. Perché?
«Noi abbiamo rilevato la coop Cmc il 16 ottobre. Pochi giorni dopo abbiamo presentato a Fce la richiesta di subentro, il via libera è arrivato dopo 90 giorni, quando la normativa prevede massimo 60 giorni. In questo periodo non solo abbiamo pagato i dipendenti, ma abbiamo fatto anche una valutazione della produzione. Il risultato? In 12 mesi non c’è stato un pagamento. Ad oggi ci sono fatture nell'ultimo anno per 1,8 milioni non pagate. Più 170 milioni di riserve, cioè di lavori fatti ma non liquidati, che sono lì che giacciono. Io non voglio polemizzare, faccio un servizio al committente, ma non posso farlo a spese mie. Lì a Catania abbiamo la talpa più grande d'Europa, che ha un costo enorme».

Quindi pensate di tirarvi fuori dalla metropolitana di Catania?
«No, abbiamo chiesto un incontro a Fce per chiarire questa situazione. Capisce perché siamo così rigidi anche sugli altri cantieri, alla luce di questa esperienza? Come si possono pagare gli stipendi se non incassiamo noi? Per essere in regola con i lavoratori a Catania, stiamo attingendo ad altri appalti performanti, perché altrove i committenti pagano in 45 giorni, qui no. A Milano sulla metro tramvia ci hanno dato subito il subentro e stiamo producendo, i lavori si chiuderanno in anticipo. Bisogna essere chiari. Capisco bene che ci sono pressioni sociali quando i lavoratori non percepiscono lo stipendio, ma ci sono dei dati oggettivi».

Con le vostre società negli ultimi anni avete investito in molti settori. Ma in quello delle grandi opere siete alla prima esperienza. Perché avete deciso di comprare la Cmc?
«Abbiamo un obiettivo: chiudere in circolarità tutta la produzione, dalla progettazione alla la ristrutturazione, dalla costruzione residenziale fino alle infrastrutture. Il Financial Times ci ha inserito tra le prime tre società a maggiore crescita in Europa. Il settore delle infrastrutture secondo me dà delle grandi opportunità, soprattutto al Sud. Non parlo solo del Pnrr, ci sono grandi investimenti ai quali noi vogliamo partecipare».

Detta così, sembra che vi prepariate a entrare anche nel business del Ponte sullo Stretto. 
«Purtroppo sul Ponte abbiamo solo un'azione ereditata dalla vecchia Cmc che non ci dà diritto a nulla. Ma siamo interessati a tutte le altre attività che verranno poste in essere».

Lei è di origini calabresi. Mantiene ancora legami con la Calabria?
«Sì, forti. Ho lasciato la Calabria nel 1985 come tanti altri giovani. Sono andato a studiare a Firenze dove poi mi sono fermato, ma le radici restano».