economia
Meloni e il deficit al 3,1%: il fantasma del 110% zavorra ancora i conti italiani
Debito al 137,1% e deficit bloccato dalla coda lunga dei crediti. I 130 miliardi di oneri edilizi frenano la corsa del governo verso il traguardo Ue
Una soglia apparentemente irrilevante, quello 0,1%, separa l’Italia dalla piena riabilitazione fiscale in Europa. Per chi osserva i grandi aggregati può sembrare un dettaglio tecnico; per il Paese è invece il confine tra il ritorno alla virtù di bilancio e la permanenza nella “zona grigia della sorveglianza rafforzata”.
Proprio su questo margine sottilissimo la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha sferrato il suo ultimo affondo politico, indicando nel Superbonus — misura simbolo del governo Conte II — l’ostacolo che impedisce di scendere sotto il tetto comunitario del 3% nel rapporto deficit/Pil.
La fotografia ufficiale del 22 aprile 2026 consegna un quadro in chiaroscuro: nel 2025 l’indebitamento netto si è attestato al 3,1%, in miglioramento rispetto al 3,4% del 2024, con un saldo primario tornato finalmente positivo — segnale che, al netto degli interessi, lo Stato genera un avanzo.
A gravare restano però il macigno dei crediti fiscali legati all’edilizia e un debito pubblico impennato al 137,1%. Il messaggio che filtra da Palazzo Chigi è inequivoco: senza la pesante eredità del 110%, l’Italia avrebbe già archiviato il dossier aperto a Bruxelles.
I dati raccontano un intervento che ha superato ogni previsione. Secondo ENEA, aggiornati a fine febbraio 2026, il Superbonus ha coinvolto quasi 504 mila edifici, generando 130,99 miliardi di euro di detrazioni maturate a carico dello Stato. Il cuore della spesa è nei condomini, che da soli hanno assorbito oltre 85,4 miliardi di investimenti.
Questa interminabile “coda lunga” di crediti continua a produrre enormi effetti di cassa, trasformandosi in una voce strutturale di spesa che il Ministero dell’Economia ha dovuto ricalibrare più volte al rialzo.
La questione travalica il dibattito domestico tra chi rivendica l’impulso al Pil del comparto costruzioni e chi denuncia lo scempio contabile. La posta in gioco è la traiettoria europea. Dal luglio 2024 l’Italia è sotto procedura per disavanzo eccessivo, conseguenza del 7,4% di deficit del 2023, l’anno dell’esplosione del bonus. L’Unione Europea chiede il rientro entro il 2026.
Trasformando un dato tecnico in narrazione politica, Meloni cerca di rassicurare agenzie di rating e mercati: la disciplina di bilancio c’è, il peso è un lascito del passato. Tuttavia, senza più “zone cuscinetto”, ogni strascico del Superbonus rischia di far sbandare l’Italia all’ultimo tornante verso l’Europa.