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infrastrutture

Il Ponte può attendere: tra i 2,8 miliardi che il governo ha tolto all'opera (per ora) anche i fondi della Sicilia

Serve tempo per rispondere alle criticità sollevate dalla Corte dei Conti. Una parte delle risorse slitta, tra queste anche gli 1,3 miliardi di fondi Fsc che aveva stanziato la Regione

15 Maggio 2026, 16:18

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ponte stretto

Il "decreto Ponte" è legge. Il via libera di Camera e Senato della scorsa settimana ha sancito la nuova fase del percorso che porterà alla realizzazione della mega opera sullo Stretto di Messina. Il governo Meloni ha deciso di non andare alla prova di forza con la Corte dei Conti e di provare invece a rispondere, punto per punto, alle criticità sollevate dai magistrati contabili. Anche a costo di rinviare ancora una tabella di marcia che è stata più volte cambiata. Adesso si parla di inizio cantieri - quelli delle opere propedeutiche - nell'ultimo trimestre di quest'anno, il 2026.

Ma il decreto spiega anche dove vanno a finire i soldi, tanti, al momento tolti al Ponte sullo Stretto, e soprattutto quali erano le fonti di finanziamento da cui queste somme sono state prese. E qui appare evidente un dato: anche le risorse stanziate dalle Regioni Sicilia e Calabria - 1,6 miliardi pescati dai propri fondi Fsc, cioè quelli destinati a finanziare infrastrutture, opere di riqualificazione delle città per promuovere il riequilibrio territoriale e ridurre gli squilibri tra le diverse aree del paese - sono stati al momento dirottati altrove. 

Un passo indietro. Il costo complessivo del Ponte e delle opere complementari è fissato in 13,5 miliardi di euro. Che le varie leggi di finanziamento degli anni scorsi hanno cominciato a stanziare già a partire dal 2024. Il complesso iter autorizzativo - segnato da diversi stop - ha portato il governo a slittare parte di queste somme sempre più avanti. Così un primo passaggio lo scorso dicembre ha spostato 780 milioni dal 2025 al biennio 2032/2033. E i soldi, intanto, sono stati dirottati su imprese, rifinanziamento della Zes e credito d'imposta.

Già in quel momento, alla luce dei tempi che si prospettavano più lunghi del previsto, il Pd a Roma ha chiesto, con un emendamento alla Finanziaria presentato dal senatore Antonio Nicita, di restituire alla Sicilia e alla Calabria le somme che avevano messo a disposizione, rispettivamente 1,3 miliardi di euro per l'Isola e 300 milioni per la Calabria. Anche l'Assemblea regionale siciliana, pur non avendo potere in tal senso, a gennaio ha approvato un ordine del giorno in cui chiede di destinare i fondi Fsc previsti per il Ponte sullo Stretto alla ricostruzione delle aree siciliane danneggiate dal "Ciclone Harry" e dal maltempo, in particolare a Niscemi. Richieste che il governatore Renato Schifani ha ribadito di non volere avanzare. 

Pochi mesi dopo, la necessità di riprogrammazione si fa più importante, proprio alla luce degli adempimenti che il decreto ponte appena approvato affida al ministero dei Trasporti e alla società Stretto di Messina: l’aggiornamento del piano economico-finanziario (PEF), l’acquisizione del parere dell’Autorità di regolazione dei trasporti (ART) sulle tariffe, il passaggio al Consiglio superiore dei lavori pubblici, e il dialogo formale con la Commissione europea per verificare la piena compatibilità del progetto con il diritto UE.

Tutte cose per cui c'è bisogno di tempo. Ecco perché si è ritenuto opportuno svincolare altri 2,8 miliardi di euro inizialmente previsti per il Ponte tra il 2026 e il 2029. Nel dettaglio: 938 milioni del 2026, 718 milioni nel 2027, 632 milioni nel 2028 e 499 milioni nel 2029. Somme che vengono nuovamente autorizzate in funzione Ponte tra 2030 e 2034, con la fetta più importante - 1,2 miliardi - proprio per il 2034, anno in cui finalmente auto e treni dovrebbero iniziare a transitare sulla mega opera.

Tecnicamente viene ridotta la spesa stanziata per la mega opera dalla legge di bilancio del 2023. In quella norma finanziaria all'infrastruttura venivano assegnati 6,9 miliardi, tutti presi dai fondi Fsc: 3,8 miliardi dal Fsc nazionale, 718 milioni dall'Fsc in dotazione alle amministrazioni centrali, e i famosi 1,6 miliardi di Fsc di Sicilia e Calabria

La stessa somma sottratta momentaneamente al Ponte viene invece data a Rete ferroviaria italiana per ridurre la sua esposizione debitoria: precisamente 1,8 miliardi per il 2026 e 1 miliardo per il 2027. 

Proprio su questo il senatore del Pd Antonio Nicita torna ad attaccare: «Oggi sappiamo con certezza che hanno tolto 3,5 miliardi dal ponte per destinarli ad altro, di questi 1,3 miliardi erano fondi ex Fsc della Sicilia, e che hanno spostato l'inizio dei lavori strettamente per l'opera ponte al 2030, cioè alla seconda metà della prossima legislatura. E intanto - conclude - in Sicilia ci sono progetti esecutivi al palo, come un tratto della Siracusa-Gela che costa circa 700 milioni».